V.le Papa Giovanni 122
24121 Bergamo
Tel 035 240666
fax 035 240775
e-mail
redazione@orobie.it
abbonamenti@orobie.it

  LUGLIO 1999

SOMMARIO

COPERTINA

EDITORIALE

L'ARTICOLO DEL MESE

 
L'ARTICOLO DEL MESE
L'ARTICOLO DEL MESE
Val Grande dei camuni
Testo e fotografie di Stefano D’Adda

Circa dodici chilometri separano la bella conoide prativa su cui s’adagia, in posizione ben soleggiata, l’abitato di Vezza d’Oglio, dall’elevato circo che porta al passo di val Grande, sul filo dei 3.000 metri di quota. Dodici chilometri di lunghezza sono tanti per una valle secondaria. Ma forse, lungo i secoli, più della lunghezza fu l’ampiezza ad aver richiamato su questo solco vallivo l’aggettivo di "Grande".

Siamo in alta val Camonica, lungo le propaggini orientali dell’Ortles-Cevedale e del Parco nazionale dello Stelvio. A metà strada tra Edolo e Ponte di Legno, alle spalle di Vezza d'Oglio, si apre ampia verso Nord la val Grande. Altre, innumerevoli, sono le valli alpine dal nome analogo. Di foggia e ampiezza diverse, esprimono nel toponimo una caratteristica dimensionale che le distingue dai solchi vallivi più prossimi. Famosa, tanto per fare un esempio, è la vasta e selvaggia vallata piemontese da cui prende il nome uno dei nuovi parchi nazionali, tra Verbano e val d'Ossola. Anche la val Grande Camuna, nel suo "piccolo", racchiude elementi di interesse naturale, antropico e paesaggistico, che la rendono meta ideale per ogni escursionista.Art301.jpg (11357 byte)

L’itinerario proposto costituisce il tratto iniziale dell’Alta Via Camuna, trekking d’alta quota che si svolge tra le valli Grande, delle Messi e di Viso, collegando Vezza d’Oglio a Ponte di Legno. In particolare viene descritta la prima tappa, tra Vezza d’Oglio e il bivacco Saverio Occhi. L’alta Via, indicata dal numero 2, prende le mosse dal centro di Vezza d’Oglio (m 1.080), raccolto attorno alla chiesa parrocchiale di S. Martino e alle piazze 4 luglio e 4 novembre. L’accesso alla valle, per chi sale da Edolo lungo la statale 42, è comunque indicato da evidenti cartelli, presso il paese. Il percorso attraversa l’abitato e sale a fianco del torrente fino al punto d’avvio della mulattiera selciata (segnavia Cai e Parco dello Stelvio). Qui si diramano anche le strade per le frazioni Grano e Tu, rispettivamente sul fianco destro e sinistro della vallata, a monte del capoluogo. Tracciati alternativi consentono la partenza da queste amene e panoramiche località, evitando un breve dislivello ed il primo tratto sul fondovalle boscoso.

Il nostro itinerario s’avvia proprio da Tu (m 1.207), dove la strada asfaltata proveniente dal centro storico di Vezza si interrompe. Un piccolo parcheggio per l’auto e una fontanella, accanto alla chiesetta di S. Giuseppe, il massimo per l'avvio dell’escursione. Lasciata sulla sinistra la strada asfaltata, che aggira l’abitato, ci s’incammina sulla mulattiera che attraversa l'antico nucleo fatto di case massicce e vicine. Cornici e architravi di pietra, fiori e dipinti votivi abbelliscono le semplici ed armoniche architetture, dove sono ancora evidenti i caratteri rurali che le hanno generate. All’altezza della piccola scuola elementare gli spazi si aprono e la mulattiera è di nuovo sostituita dall’asfalto. Per poco però: due tornanti, tra ronchi che il bosco pian piano si mangia, ed eccoci sullo sterrato, presso le baite di Plassacu. Sull’altro versante della valle lo sguardo s’allunga ai prati di Rosolina, tra le peccete, e, più in basso al caratteristico profilo a U dell’alto solco camuno, chiuso sullo sfondo dalle Orobie orientali.Art341.jpg (11700 byte)

Un bel lariceto pare far da soglia alla valle, di lì a poco finalmente aperta innanzi ai nostri occhi. Una serie di prati, ancora ben governati, si susseguono ai lati dell’antico percorso stradale che, in alcuni tratti, ancora presenta l’originario fondo in pietra. In piano si toccano le baite di Gussanino (m 1.340) e poi la cappella di Gussano, costruita nel 1776 "per divozione contro il carbonchio". Lasciata a destra, alle spalle della cappella, la strada selciata che sale verso Clé, proseguiamo in piano tra i prati e le baite di Gussano. Entrati nel bosco, trascuriamo un’altra strada che sale a destra, verso Pil, e raggiungiamo il ponte sopra le cristalline acque del torrente val Grande.

Qui, con un tornante, la strada rimonta alle spalle di una baita, incrociando i segnavia 2 e 3. Il primo, proveniente da Vezza d’Oglio e dalla vicina cappella dell’Acqua Calda, indica il tracciato dell’Alta Via Camuna, il secondo accompagna il percorso che da Villa d’Allegno, presso Ponte di Legno, va al Mortirolo. Quest’ultimo risale la val Paraolo, poco più avanti visibile sulla sinistra, una delle porte d’accesso alla bella conca dei laghi Seroti, cristallini e appartati specchi d’acqua che costellano il fondo di antichi circhi glaciali. Ma questa è un’altra gita. Proseguiamo diritti, accompagnati dal segnavia 2, sulle pietre levigate dal passaggio di chissà quante generazioni di montanari, che da secoli (ma ora purtroppo sempre meno) percorrono strade e sentieri di questa valle con il loro bestiame, vacche, maiali, cavalli, pecore e muli. Si superano le baite del Garboi e del Put, dove al nostro si congiunge il tracciato proveniente dalla contrada di Grano, lungo il lato destro della valle.Art361.jpg (13418 byte)

Siamo ormai entrati nel Parco nazionale dello Stelvio, con il sentiero che corre sempre a fianco del torrente rumoroso giù in basso, alternando piccoli "strappi" a tratti più dolci. Non è male fermarsi ogni tanto, a prender fiato o ad ammirare ciò che sta attorno: le betulle e gli ontani bianchi cresciuti laddove una volta si faceva il fieno, le varie proprietà delimitate da muretti in sassi, cavati, uno a uno, dal prato. Oppure cogliere la linea dei canali adacquatori, il logico tracciato di antichi sentieri, la forma delle baite, il profilo dei tanti monti tra cui, verso sud, spicca maestoso il gruppo del Baitone, con le tormentate vedrette d’Aviolo e di val Gallinera.

Dopo un’ultima salita, su strada recentemente rinnovata, improvvisa appare sullo sfondo, lontana, la testata della valle con le creste che fanno da corona al passo di val Grande. Quello che segue è un tratto godibilissimo, con la strada pianeggiante delimitata da muri in pietra che taglia i pingui prati costellati di baite: Scudeler, Patù, Caser, Cuciarei, Conforti sono alcuni dei loro nomi. Ormai solo parte del patrimonio edilizio rurale della valle è ancora utilizzato per le tradizionali attività agricole e d’allevamento. Alcuni edifici sono infatti abbandonati, altri trasformati in casa di vacanza. In alcuni punti è però ancora possibile cogliere la loro originaria struttura e funzione. Stalle con fienili, caselli per il latte, piccole porcilaie, casere: tutti collocati in luoghi particolari, dove possono svolgere al meglio la loro funzione. A Cuciarei (m 1.590), ad esempio, la strada passa tra la baita e il casello del latte, attraversato da un rivolo d’acqua. La presenza dell’acqua ha determinato la localizzazione del casello, in cui viene posto il latte appena munto, e conseguentemente della baita, con stalla, fienile (spesso utilizzato anche come dormitorio) e casera.

Ambedue gli edifici presentano ancora la tradizionale copertura del tetto in pietra e legno, anche se, purtroppo, in rovina. Nella forma originale, gran parte dei tetti della valle erano così: pesanti lastroni in pietra scistosa, appoggiati sui larghi muri perimetrali, delimitano i margini del tetto e negano al vento la possibilità di sollevare le più leggere scandole di larice, collocate su un’orditura lignea. Tutto ciò che la valle offre, in termini di materiali edilizi tradizionali, è qui sfruttato al meglio. Pietre che si sfaldano in ampie lastre, legname resinoso a fibra lunga. Per i muri, sempre larghi, pietre grosse, lavorate solo sugli spigoli, a volte legate con malta di calce. Appoggiati e incastrati ai muri, travi, tronchi e pali, più o meno sbozzati, per tetto e soletta, a sostenere tavole in abete o larice. Architravi in pietra o legno, porte in larice. Il tutto realizzato solo con l’ausilio di semplici attrezzi manuali.Art381.jpg (16802 byte)

Un rado lariceto segna il corso del torrente val Grande, che superiamo nuovamente su un ponte in cemento e legno, guadagnando il lato sinistro della valle. La lieve salita, è accompagnata da frequenti segni della devozione religiosa, la strada supera le baite Tonale e Leggerini e conduce alla Cappella di Carèt (m 1.728). La piccola chiesetta, dedicata alla Madonna del Carmelo, sorge su un pascolo attrezzato ad area di sosta (tavoli e panche in legno, fontana) alle cui spalle, imponenti e maestose, si ergono le nude rocce del Corno del Tirlo (m 2.712) e delle Cime del Tirlo (m 2.922).

Una sosta è d’obbligo, per ammirare la bellezza dei luoghi e allungare lo sguardo verso la prossima meta dell’itinerario. Oltre la Piana di Carèt, torbiera pascoliva derivante dal colmamento di un antico lago, spicca l’edificio bianco della malga val Grande, nell’omonimo pascolo comunale. Ormai il bosco lascia sempre maggiore spazio al pascolo, che nel diffuso cespugliame evidenzia i segni di un utilizzo non più intensissimo. In breve, oltre il torrente, raggiungiamo gli edifici della malga, tra i quali v’è anche un piccolo locale attrezzato di proprietà del parco nazionale dello Stelvio (generalmente chiuso).

Il segnavia 2 indica oltre la malga la direzione del percorso, ora su sentiero, che supera nuovamente il corso d’acqua e sale nell’immenso pascolo, tra gli ultimi larici e i sempre più frequenti cespugli di ontano verde e rododendro. Il bivacco Saverio Occhi, là in alto, quasi si nasconde nell’immenso e spettacolare scenario della testata di valle, dominata verso est dalla grandiosa mole della Punta di Pietra Rossa (m 3.275). Dopo circa tre ore e mezzo di cammino, soste escluse, arriviamo al "Plas de l’asen" (m 2.047), stazione d’alpe ormai abbandonata che dal 1994 ospita il piccolo ma confortevole rifugio. Dedicata alla memoria del forte alpinista camuno, perito nel maggio 1992 mentre saliva in solitaria la parete nord-est del Lyskamm occidentale, la capanna costituisce un fondamentale punto di riferimento per chi voglia scoprire questa stupenda vallata. Alla capanna Occhi termina il nostro itinerario. L’alta Via Camuna, e il segnavia 2, proseguono però verso la testata della valle, dove il passo di val Grande apre lo scenario di nuove cime e valli, tra Valtellina e val Camonica.

Dopotutto il bivacco Linge e la valle delle Messi sono proprio lì dietro. Magari un pensierino……

Stefano D’Adda

SCHEDA

 

Itinerario escursionistico alla portata di tutti, lungo un tracciato agevole e dolce che percorre l’intera vallata, tra prati, pascoli, baite e boschi.

 

Partenza: Tu (m 1.207), frazione di Vezza d’Oglio (m 1.080).

Arrivo: bivacco Saverio Occhi (m 2.047): 40 posti letto; cucina attrezzata con

ampia zona pranzo, servizi igienici con doccia; stufa a legna, dispensa; meglio

prenotare il pernottamento alla Pro Loco di Vezza d’Oglio (tel. 0364/76.131).

Dislivello in salita: m 850 circa.

Tempo di percorrenza: ore 3,30 circa.

Periodo consigliato: a maggio-giugno a ottobre-novembre.

Informazioni: Pro Loco di Vezza d’Oglio, via Nazionale 91; tel. 0364/76131

 
copyright © 2002 Orobie - P. I. 02289440162