L'ARTICOLO
DEL MESE Val Grande dei camuni Testo e fotografie di Stefano DAdda
Circa dodici chilometri separano la bella conoide prativa su cui sadagia, in
posizione ben soleggiata, labitato di Vezza dOglio, dallelevato circo
che porta al passo di val Grande, sul filo dei 3.000 metri di quota. Dodici chilometri di
lunghezza sono tanti per una valle secondaria. Ma forse, lungo i secoli, più della
lunghezza fu lampiezza ad aver richiamato su questo solco vallivo laggettivo
di "Grande".
Siamo in alta val Camonica, lungo le propaggini orientali
dellOrtles-Cevedale e del Parco nazionale dello Stelvio. A metà strada tra Edolo e
Ponte di Legno, alle spalle di Vezza d'Oglio, si apre ampia verso Nord la val Grande.
Altre, innumerevoli, sono le valli alpine dal nome analogo. Di foggia e ampiezza diverse,
esprimono nel toponimo una caratteristica dimensionale che le distingue dai solchi vallivi
più prossimi. Famosa, tanto per fare un esempio, è la vasta e selvaggia vallata
piemontese da cui prende il nome uno dei nuovi parchi nazionali, tra Verbano e val
d'Ossola. Anche la val Grande Camuna, nel suo "piccolo", racchiude elementi di
interesse naturale, antropico e paesaggistico, che la rendono meta ideale per ogni
escursionista.
Litinerario proposto costituisce il tratto iniziale
dellAlta Via Camuna, trekking dalta quota che si svolge tra le valli Grande,
delle Messi e di Viso, collegando Vezza dOglio a Ponte di Legno. In particolare
viene descritta la prima tappa, tra Vezza dOglio e il bivacco Saverio Occhi.
Lalta Via, indicata dal numero 2, prende le mosse dal centro di Vezza dOglio
(m 1.080), raccolto attorno alla chiesa parrocchiale di S. Martino e alle piazze 4 luglio
e 4 novembre. Laccesso alla valle, per chi sale da Edolo lungo la statale 42, è
comunque indicato da evidenti cartelli, presso il paese. Il percorso attraversa
labitato e sale a fianco del torrente fino al punto davvio della mulattiera
selciata (segnavia Cai e Parco dello Stelvio). Qui si diramano anche le strade per le
frazioni Grano e Tu, rispettivamente sul fianco destro e sinistro della vallata, a monte
del capoluogo. Tracciati alternativi consentono la partenza da queste amene e panoramiche
località, evitando un breve dislivello ed il primo tratto sul fondovalle boscoso.
Il nostro itinerario savvia proprio da Tu (m 1.207), dove la
strada asfaltata proveniente dal centro storico di Vezza si interrompe. Un piccolo
parcheggio per lauto e una fontanella, accanto alla chiesetta di S. Giuseppe, il
massimo per l'avvio dellescursione. Lasciata sulla sinistra la strada asfaltata, che
aggira labitato, ci sincammina sulla mulattiera che attraversa l'antico nucleo
fatto di case massicce e vicine. Cornici e architravi di pietra, fiori e dipinti votivi
abbelliscono le semplici ed armoniche architetture, dove sono ancora evidenti i caratteri
rurali che le hanno generate. Allaltezza della piccola scuola elementare gli spazi
si aprono e la mulattiera è di nuovo sostituita dallasfalto. Per poco però: due
tornanti, tra ronchi che il bosco pian piano si mangia, ed eccoci sullo sterrato, presso
le baite di Plassacu. Sullaltro versante della valle lo sguardo sallunga ai
prati di Rosolina, tra le peccete, e, più in basso al caratteristico profilo a U
dellalto solco camuno, chiuso sullo sfondo dalle Orobie orientali.
Un bel lariceto pare far da soglia alla valle, di lì a poco finalmente
aperta innanzi ai nostri occhi. Una serie di prati, ancora ben governati, si susseguono ai
lati dellantico percorso stradale che, in alcuni tratti, ancora presenta
loriginario fondo in pietra. In piano si toccano le baite di Gussanino (m 1.340) e
poi la cappella di Gussano, costruita nel 1776 "per divozione contro il
carbonchio". Lasciata a destra, alle spalle della cappella, la strada selciata
che sale verso Clé, proseguiamo in piano tra i prati e le baite di Gussano. Entrati nel
bosco, trascuriamo unaltra strada che sale a destra, verso Pil, e raggiungiamo il
ponte sopra le cristalline acque del torrente val Grande.
Qui, con un tornante, la strada rimonta alle spalle di una baita,
incrociando i segnavia 2 e 3. Il primo, proveniente da Vezza dOglio e dalla vicina
cappella dellAcqua Calda, indica il tracciato dellAlta Via Camuna, il secondo
accompagna il percorso che da Villa dAllegno, presso Ponte di Legno, va al
Mortirolo. Questultimo risale la val Paraolo, poco più avanti visibile sulla
sinistra, una delle porte daccesso alla bella conca dei laghi Seroti, cristallini e
appartati specchi dacqua che costellano il fondo di antichi circhi glaciali. Ma
questa è unaltra gita. Proseguiamo diritti, accompagnati dal segnavia 2, sulle
pietre levigate dal passaggio di chissà quante generazioni di montanari, che da secoli
(ma ora purtroppo sempre meno) percorrono strade e sentieri di questa valle con il loro
bestiame, vacche, maiali, cavalli, pecore e muli. Si superano le baite del Garboi e del
Put, dove al nostro si congiunge il tracciato proveniente dalla contrada di Grano, lungo
il lato destro della valle.
Siamo ormai entrati nel Parco nazionale dello Stelvio, con il sentiero
che corre sempre a fianco del torrente rumoroso giù in basso, alternando piccoli
"strappi" a tratti più dolci. Non è male fermarsi ogni tanto, a prender fiato
o ad ammirare ciò che sta attorno: le betulle e gli ontani bianchi cresciuti laddove una
volta si faceva il fieno, le varie proprietà delimitate da muretti in sassi, cavati, uno
a uno, dal prato. Oppure cogliere la linea dei canali adacquatori, il logico tracciato di
antichi sentieri, la forma delle baite, il profilo dei tanti monti tra cui, verso sud,
spicca maestoso il gruppo del Baitone, con le tormentate vedrette dAviolo e di val
Gallinera.
Dopo unultima salita, su strada recentemente rinnovata,
improvvisa appare sullo sfondo, lontana, la testata della valle con le creste che fanno da
corona al passo di val Grande. Quello che segue è un tratto godibilissimo, con la strada
pianeggiante delimitata da muri in pietra che taglia i pingui prati costellati di baite:
Scudeler, Patù, Caser, Cuciarei, Conforti sono alcuni dei loro nomi. Ormai solo parte del
patrimonio edilizio rurale della valle è ancora utilizzato per le tradizionali attività
agricole e dallevamento. Alcuni edifici sono infatti abbandonati, altri trasformati
in casa di vacanza. In alcuni punti è però ancora possibile cogliere la loro originaria
struttura e funzione. Stalle con fienili, caselli per il latte, piccole porcilaie, casere:
tutti collocati in luoghi particolari, dove possono svolgere al meglio la loro funzione. A
Cuciarei (m 1.590), ad esempio, la strada passa tra la baita e il casello del latte,
attraversato da un rivolo dacqua. La presenza dellacqua ha determinato la
localizzazione del casello, in cui viene posto il latte appena munto, e conseguentemente
della baita, con stalla, fienile (spesso utilizzato anche come dormitorio) e casera.
Ambedue gli edifici presentano ancora la tradizionale copertura del
tetto in pietra e legno, anche se, purtroppo, in rovina. Nella forma originale, gran parte
dei tetti della valle erano così: pesanti lastroni in pietra scistosa, appoggiati sui
larghi muri perimetrali, delimitano i margini del tetto e negano al vento la possibilità
di sollevare le più leggere scandole di larice, collocate su unorditura lignea.
Tutto ciò che la valle offre, in termini di materiali edilizi tradizionali, è qui
sfruttato al meglio. Pietre che si sfaldano in ampie lastre, legname resinoso a fibra
lunga. Per i muri, sempre larghi, pietre grosse, lavorate solo sugli spigoli, a volte
legate con malta di calce. Appoggiati e incastrati ai muri, travi, tronchi e pali, più o
meno sbozzati, per tetto e soletta, a sostenere tavole in abete o larice. Architravi in
pietra o legno, porte in larice. Il tutto realizzato solo con lausilio di semplici
attrezzi manuali.
Un rado lariceto segna il corso del torrente val Grande, che superiamo
nuovamente su un ponte in cemento e legno, guadagnando il lato sinistro della valle. La
lieve salita, è accompagnata da frequenti segni della devozione religiosa, la strada
supera le baite Tonale e Leggerini e conduce alla Cappella di Carèt (m 1.728). La piccola
chiesetta, dedicata alla Madonna del Carmelo, sorge su un pascolo attrezzato ad area di
sosta (tavoli e panche in legno, fontana) alle cui spalle, imponenti e maestose, si ergono
le nude rocce del Corno del Tirlo (m 2.712) e delle Cime del Tirlo (m 2.922).
Una sosta è dobbligo, per ammirare la bellezza dei luoghi e
allungare lo sguardo verso la prossima meta dellitinerario. Oltre la Piana di
Carèt, torbiera pascoliva derivante dal colmamento di un antico lago, spicca
ledificio bianco della malga val Grande, nellomonimo pascolo comunale. Ormai
il bosco lascia sempre maggiore spazio al pascolo, che nel diffuso cespugliame evidenzia i
segni di un utilizzo non più intensissimo. In breve, oltre il torrente, raggiungiamo gli
edifici della malga, tra i quali vè anche un piccolo locale attrezzato di
proprietà del parco nazionale dello Stelvio (generalmente chiuso).
Il segnavia 2 indica oltre la malga la direzione del percorso, ora su
sentiero, che supera nuovamente il corso dacqua e sale nellimmenso pascolo,
tra gli ultimi larici e i sempre più frequenti cespugli di ontano verde e rododendro. Il
bivacco Saverio Occhi, là in alto, quasi si nasconde nellimmenso e spettacolare
scenario della testata di valle, dominata verso est dalla grandiosa mole della Punta di
Pietra Rossa (m 3.275). Dopo circa tre ore e mezzo di cammino, soste escluse, arriviamo al
"Plas de lasen" (m 2.047), stazione dalpe ormai abbandonata che dal
1994 ospita il piccolo ma confortevole rifugio. Dedicata alla memoria del forte alpinista
camuno, perito nel maggio 1992 mentre saliva in solitaria la parete nord-est del Lyskamm
occidentale, la capanna costituisce un fondamentale punto di riferimento per chi voglia
scoprire questa stupenda vallata. Alla capanna Occhi termina il nostro itinerario.
Lalta Via Camuna, e il segnavia 2, proseguono però verso la testata della valle,
dove il passo di val Grande apre lo scenario di nuove cime e valli, tra Valtellina e val
Camonica.
Dopotutto il bivacco Linge e la valle delle Messi sono proprio lì
dietro. Magari un pensierino
Stefano DAdda
SCHEDA
Itinerario escursionistico alla portata di tutti, lungo un tracciato
agevole e dolce che percorre lintera vallata, tra prati, pascoli, baite e boschi.
Partenza: Tu (m 1.207), frazione di Vezza dOglio (m 1.080).