Valsassina - Ciaspole ai Piani di Bobbio Subito dopo un’abbondante nevicata questo angolo delle Orobie appare immerso come in una atmosfera incantata e le racchette da neve sono lo strumento ideale per scoprire la natura. Storie cruente del passato e un «elogio della lentezza».
Testo di Carlo Caccia — Fotografie di Mauro Lanfranchi
Garda - Il «pentagono» sul lago È la fortezza di Peschiera, al cui interno si è sviluppato il borgo, oggi meta prediletta di migliaia di turisti: tedeschi d’estate, lombardi e veneti anche fuori stagione. Ci è stata tramandata praticamente intatta, con angoli che ricordano un mondo d’altri tempi.
Testo di Emanuele Falchetti — Fotografie di Adolfo Bezzi
Lario - Il tris della Val Meria Sono le tre vette del Sasso Cavallo, del Sasso dei Carbonari e del Sasso di Sengg che si presentano all’escursionista che risale la vallata da Mandello. Un affascinante itinerario fino al rifugio Elisa lontano dal caos della città.
Testo di Carlo Caccia — Fotografie di Massimo Ferreri
Bergamasca - Grande albero, gigante buono Sono decine le piante monumentali che si incontrano tra la montagna e la pianura. Vere e proprie «cattedrali» del verde la cui sopravvivenza dipende anche dalle cure dell’uomo.
Testo di Barbara Mazzoleni— Fotografie di Marco Mazzoleni
Valtellina - Le terme del pellegrino Le nove sorgenti calde di Bormio erano note già ai romani e vennero sfruttate anche per un ospizio lungo la strada imperiale. Dai Bagni Vecchi ai Bagni Nuovi, il cui splendido liberty è stato recentemente recuperato.
Testo di Emanuele Falchetti — Fotografie di Mauro Lanfranchi
Sant’Angelo Lodigiano - L’orgoglio dei Bolognini Il grandioso castello, esempio tipico di architettura militare lombarda, era ridotto a un rudere quando gli ultimi eredi degli antichi proprietari decisero di riportarlo ai fasti della corte viscontea restaurandolo con una spesa ingentissima. Una lunga storia: vi passò anche Giacomo Casanova.
Testo di Pino Capellini — Fotografie di Fabrizio Pavesi
Alta Valle Seriana - Neve sottile sul «Rambasì» Così i valligiani chiamano il monte Sponda Vaga, al quale non si sale solo per il panorama. Qui c’è la conca di Lizzola che è l’ideale anche per le pelli di foca grazie alle precipitazioni abbondanti e a un manto nevoso che si mantiene a llungo asciutto e polveroso.
Testo e fotografie di Lucio Benedetti e Chiara Carissoni