4 ottobre 2016

GARE IN ... DISCESA?!

Avete presente quando leggi una news e sgrani gli occhi... la riguardi due volte e la rileggi attentamente, per capire se hai tradotto (dallo spagnolo poi, che parli davvero male!!!) correttamente. Beh, io l'ho letta e riletta e credo di aver capito. In Spagna si sono inventati un circuito di Vertical, in discesa!
Voler male alle proprie ginocchia? Forse... Ma se odiate la salita, why not? 
Si chiamerà FLY RUNNING SERIES e sarà, lo dicono gli ideatori, per runner che non soffrono di vertigini!
Tra qualche giorno, per la precisione il 16 ottobre, prenderà il via a La Molina la prima di queste gare "veloci". Sarà una edizione zero della lunghezza di 3,9k e 720 D- (dislivello negativo!). Altre prove sono inoltre già in programma, pare, per il 2017. 
Gare per gli specialisti della velocità, in negativo. Va beh che correre va di moda... ma non sappiamo più cosa inventarci!
E ora capisco come fare a farmi invitare per partecipare! ;)

Tatiana Bertera
27 settembre 2016

CENTO - TRAIL DELLE CASCATE DEL BUCAMANTE


"Cento Cento Cento!". E nella mia testa si materializza una rossa ed appariscente Iva Zanicchi. Quella di "Ok il prezzo è Giusto". Ero bambina quando guadavo la ruota (la celeberrima Ruota della Fortuna) girare, in uno stato di quasi ipnosi, con il pubblico che in bisibilio continuava a gridare "Cen- to Cen-to Cen-to". Qualche volta, ma solo poche volte, la ruota si fermava sul mitico Cento. La faccia del concorrente si trasformava, gli occhi si allargavano e la bocca si faceva ad archetto, con gli angoli che puntavano verso il cielo. Il pubblico allora esultava e applaudiva. Per la fortuna. Perchè era uscito il numero 100.
Domenica anche la mia ruota si è fermata sul 100. Quando ho aperto la busta e ho visto il pettorale. Era il 100. 
In matematica il 100 è un numero pari, composto, semiperfetto, ottadecagonale. E' anche la somma dei primi nove numeri primi. In chimica è il numero atomico del Fermio e in fisica è la temperatura di ebollizione dell'acqua in gradi Celsius, a livello del mare. E' il numero degli anni che vanno a comporre un Secolo ed è il voto massimo (tolta la Lode) dell'esame di maturità. Al Trail delle Cascate del Bucamante il 100 è, semplicemente, Tatiana.


Vi ricordate la leggenda di Titiro e Odina? Quella raccontata la scorsa settimana e che mi suscitò la voglia, e la curiosità, di partecipare a questo trail di 26 chilometri  e 1250 metri D+ alle pendici dell'Appennino Tosco Emiliano? Ecco, ieri mattina mi trovavo a Serramazzoni (Mo) e provavo nuovamente (per la prima volta dopo i 70k di Gto) l'emozione di spillare un pettorale alla maglietta. Quando faccio questa operazione, ogni volta, il respiro mi si blocca a metà esofago e le mani mi tremano un po'. Spillare il pettorale, controllare che stia dritto e fermo dove si trova, fare due saltelli sul posto per vedere se davvero resta dove l'ho messo, è per me l'inizio del viaggio. Piccole operazioni che emozionano. Esattamente come disporre a terra la sera precedente, sul pavimento, pantaloncini, maglia, scarpe, zaino, buff. Questa volta ho deciso di fregiarmi, quasi fosse un'armatura da portare con onore, dell'ottagono giallo di Vibram... ma la maglia, quella no. La maglia è del 3.30 Running Team, che fa capo all'omonimo negozio sportivo con sede a Formigine (Mo) e organizzatore di questa bella gara. Sono le 8 e manca un'ora e mezza al via. Il campo sportivo di Serramazzoni comincia a gremirsi di runner armati di pettorale, zainetto, bastoncini, riserve idriche. Noi, cavalieri moderni, pronti alla battaglia. Una battaglia fatta di sorrisi, voci e occhi che brillano. Piedi che scalpitano e voglia di condividere. Mi guardo attorno. La maggior parte delle persone non è qua per vincere. Forse nessuno è qua per vincere, nemmeno quelli che mezz'ora prima della partenza riscaldano la muscolatura con una corsetta in pineta. I volontari, che sono più di trenta lungo il percorso, sono già alle loro postazioni. Chi ad indicare la strada, chi ai ristori. Alle 9,15 la voce autorevole di Alberto (Bortolotti, titolare dell'esercizio commerciale e ideatore della competizione) richiama tutti i partecipanti a disporsi in griglia di partenza. E' un momento divertente e cerco di vederlo sempre come una spettatrice. Ci sono quelli che vanno forte e cercano di accappararsi i posti in prima fila, quelli che volutamente vanno in fondo al serpentone (perchè tanto "davanti siamo di troppo"... e se la ridono) e quelli che (come me) si mettono a metà, perchè non hanno forse ancora ben capito come vanno. Non corrono veloci, ma neppure camminano, e quindi la metà è il posto perfetto. Non dai nell'occhio, se stai a metà, come a scuola.


Tre, due, uno, via. Il serpente parte di corsa, dietro ad un furistrada che ci scorta fino al limite del bosco. Eccomi, finalmente ci sono, tra quelle fronde che fecero da palcoscenico allo sventurato amore del pastore Titiro e della nobile Odina. Si narra che Odina, tradita dalla dama di compagnia che "spifferò" ai genitori di lei l'amore segreto che nutriva per il giovane pastore, corse a perdifiato tra questi boschi verso il suo amore. E che i due, capendo che la loro storia non avrebbe avuto futuro, scelsero di morire gettandosi dalla più alta delle Cascate del Bucamante. E anche noi ora, come Odina, corriamo senza sosta su questi sentieri, cicondati dal verde e calpestando le primissime foglie gialle.



La prima parte del tracciato è in discesa e, inutile dirlo, le gambe "girano" praticamente da sole. I sentiero è veloce e nervoso, chi ha fiato per farlo lo può correre in toto, i tratti in discesa si alternano via via a quelli in salita e, di tanto in tanto, si aprono degli scorci panoramici su questa affascinante parte di Appennino. Tutti corrono, qualcuno sorpassa, la maggior parte rimane rapita (come me) dai paesaggi incantevoli e si gode (il sole splende) l'ultimo tepore prima della stagione fredda. Ai ristori i volontari ci accolgono con il sorriso, ci riempiono le borracce e sono ben disposti a chiacchierare. Qualcuno prende un sorso di Coca-Cola e riparte, mentre altri (come la sottoscritta!) non disdegnano le due chiacchiere. Si tratta di una gara, è vero, ma ognuno deve poterla vivere come meglio desidera. Si riparte, dopo il primo ristoro, e inizia la lunga discesa che culmina nel luogo che Titiro e Odina scelsero quale tomba del loro eterno amore. Attorno alle cascate la vegetazione cambia e si fa più lussureggiante. Per un istante mi sento nella foresta tropicale. L'aria è umida e sa di bagnato. La luce soffusa e i raggi del sole quasi non ce la fanno a fendere il fitto del bosco. Il percorso è semplice ma più ripido rispetto alla parte precedente e conviene tenere gli occhi ben aperti. Rumore di acqua che scorre lenta, di piedi che pestano forte, di respiri affannosi. Più nessuno parla, più nessuno ride. Si procede sempre di corsa ma in silenzio, quasi con il timore di risvegliare i due amanti dal loro sonno eterno. Giù e poi ancora su. E' magia.


Poi si esce dalla vallata incantata, quella in cui sono incastonate le cascate, e si torna tra i colori tipici dell'Appennino. Il verde e il giallo, le case color mattone, le balle di fieno. Le gambe girano e la testa corre ancor più veloce. Respiro a pieni polmoni per "portare dentro" tutto il bello che c'è. Queste sensazioni devono rimanermi dentro il più possibile...Me ne devo ricordare durante la settimana, tra i muri grigi della Milano di chi lavora. La testa corre a chi sta a casa, a chi mi attende all'arrivo, alla splendida accoglienza che questi emiliani "di core" mi hanno riservato. Il percorso è ben segnalato e pieno di volontari: è praticamente impossibile perdersi. Sebbene il tracciato preveda due passaggi nella zona delle cascate (la prima volta in discesa e la seconda in senso contrario, quindi in salita) non posso dire di averlo trovato noioso, anzi! Ritengo che i tracciatori siano stati abili nell'ideare un giro che, pur intersecandosi più volte, non risultasse banale o scontato. Al 19mo chilometro vengo accolta da due volontarie super sorridenti.


Ne approfitto per fare due chiacchiere (ancora una volta), tirare fuori il cellulare (ancora una volta) e fare due scatti. Ed è quando pensi di aver finito che, inaspettatamente, arriva la parte più impegnativa. Il percorso si impenna per circa 4 chilometri e, questa volta, camminare è d'obbligo. Il tempo passa, velocemente, ma tanto io non ho con me l'orologio e quindi non lo posso sapere. Quando mi voglio godere le gare, di solito, l'orologio è meglio che lo lasci a casa!
Ancora un po'di sali-scendi, ancora sole e ancora colori. Ancora odori, profumi e fruscio di foglie. Fino a che non compare il cartello "Ultimo km". Il sorriso si allarga, come sempre, quando so di essere alla fine. Il traguardo è vicino, sento la musica a tutto volume e il vociare di chi, già arrivato, si sta soreseggiando la Birra Odina. Respiro a pieni polmoni ancora una volta e corro leggera e lenta verso l'arrivo. C'è Alberto, lo saluto con la mano e, appena mi riconosce nel mio buff giallo Vibram, mi annucia. "Ecco che arriva, con tutta calma e sorridente, la nostra Tatiana... Bertasa!". Non mi posso trattenere dal ridere! "Bertasa? Ma magari! Se di cognome facessi Bertasa sarei arrivata più o meno un'ora fa!". Alberto si corregge al volo e io me la rido! "Grazie Alberto, mi hai affibiato un cognome che è di buon auspicio! Se mai un giorno farò una prestazione da Cinzia Bertasa... Beh, quello sarà un gran giorno!".
Intanto, nelle mie 3 ore e 53 minuti, sono arrivata. Sorrido, chiacchiero, mi prendo un meritato e desiderato abbraccio, mi godo birra, polenta e premiazioni.
La gente intanto continua ad arrivare, ognuno con il suo passo. 



Ora sono qua, a 250 chilometri da Serramazzoni, che scrivo prima di addormentarmi. E se chiudo gli occhi, e se inspiro, posso ancora sentire i profumi e gli odori. Quelli che mi hanno accompagnata per l'intera giornata di domenica e che ho voluto "respirare forte" per "portare dentro" tutto il bello che c'è.

Per info http://www.running330.it/trail-bucamante/



Tatiana Bertera
22 settembre 2016

IL MIRACOLO DELLA CURCUMA


La Curcuma. Sebbene fatichi a pronunciare questa parola e mi senta una "impedita" ogni volta che la ripeto (ho la R moscia, che poi brutta non è, se non fosse che ti impedisce di dire con serenità "ramarro marrone"), devo dire che questa spezia è stata per me un toccasana. Non scrivo di "cose" se non le provo sulla mia pellaccia e sulle mie articolazioni "difettose", non sono una nutrizionista e, quando devo scrivere, mi avvalgo della collaborazione di figure qualificate... Ma per la Curcuma è diverso: comincerò con l'osannarla (così come lo zenzero!) e successivamente chiederò ad una nutrizionista di dare valore scienfidico a quelli che per me sono solo "risultati". Un approfondimento sulle proprietà della Curcuma sarà pertanto argomento di uno dei prossimi microservizi che pubblico sulla mia pagina della rivista cartacea Orobie.

Per il momento posso dirvi che, circa una decina di giorni fa, ho iniziato ad accusare un fastidioso dolore (prima a correre e poi anche a camminare) nella parte superiore del gluteo. Il dolore si irradiava un po' anche verso la gamba. 
Nervo sciatico, è stata la mia conclusione. Non ho mai sofferto di infiammazione a questa parte del corpo... ma devo anche considerare che fino a gennaio 2016 neanche correvo, pertanto...
Qualcuno mi ha anche informata dell'esistenza dell'Ileo Psoas, un muscoletto che si troverebbe proprio lì e la cui contrattura può essere facilmente scambiata per la famigerata "sciatica". Beh, per non saper nè leggere nè scrivere, ho subito diminuito l'attività sportiva. Il doloretto non passava e, anzi, a tratti diventava più insistente.
Qualcuno mi ha detto "Curcuma". E Curcuma è stata. 
Sono andata di home-made e di auto-documentazione, come mio solito. Girando su internet e con un paio di libri sulla medicina naturale recuperati dalla polvere ho letto che:

la curcuma viene consigliata come rimedio naturale per la digestione difficile, in caso di disturbi epatici, per i disturbi mestruali, per i gonfiori addominali, ma anche per dolori comuni, come il mal di testa o il mal di denti, e dolori articolari o muscolari e stati infiammatori. Non a caso in Svizzera sono in commercio delle capsule che sono un concentrato-concentratissimo di Curcuma, e servono proprio per lenire (e curare) gli stati infiammatori. 

Mi sono quindi chiesta come assumerla... Non potevo riempire paste, minestre e tisane di Curcuma (anche perchè poi alla fine tutto avrebbe avuto lo stesso identico sapore... un po' come andare al ristorante indiano a colazione, pranzo e cena!).
Quindi ho prodotto il Golden Milk. Su internet si trovano addirittura i video su come prepararlo.
Se non avete voglia di cercare altrove ecco un semplice copia-incolla per preparare la pasta di curcuma (che si conserva in frigorifero anche per parecchio tempo) e poi il latte d'oro.



Ingredienti per la pasta di curcuma



  • 1/4 tazza di curcuma in polvere

  • 1/2 tazza di acqua filtrata

  • 1/2 cucchiaino di pepe nero macinato (io non l'ho utilizzato!!)


Preparazione. Mettete a bollire a fiamma alta in un pentolino antiaderente tutti gli ingredienti mescolando continuamente per evitare di formare grumi. Dovrete ottenere in poco tempo un impasto liscio e cremoso, abbastanza denso. Una volta pronta, conservate la pasta di curcuma così ottenuta in un barattolo di vetro chiuso ermeticamente in frigo (40 giorni).

Ingredienti per il golden milk



  • 1/4 di cucchiaino di pasta di curcuma

  • 1  tazza di latte vegetale

  • 1 cucchiaino di olio di mandorle dolci o di cocco


Preparazione. Per preparare il latte d’oro fate scaldare a fiamma media in un pentolino per un paio di minuti il latte vegetale con la pasta di curcuma e l’olio, fino ad ottenere un composto denso e corposo. Mescolate continuamente per evitare che arrivi a bollore. Togliete dal fuoco e versate in una tazza. Aggiungete eventualmente miele per dolcificare un po’, secondo i vostri gusti.



Che dire? A breve il dolorino (che non regrediva neanche con gli anti-infiammatori tradizionali) ha cominciato a diminuire. Sicuramente complice sarà stato anche il riposo della parte dolorante... Ma chissà che pure la Curcuma non ci abbia messo il suo zampino!!
Voi avete avuto esperienze di questo tipo? Se sì fatemelo sapere, nel frattempo io cerco un buon naturopata e vedo di approfondire!

Tatiana Bertera
21 settembre 2016

TRAIL DELLE CASCATE DEL BUCAMANTE: QUANDO "CORRERE" DIVENTA UNA SCUSA PER "VEDERE"

E poi capita un bel giorno, che sei lì tra il computer e i fornelli, che ti arriva un messaggio con l'invito per un trail. Non uno di quelli famosi, il cui nome rimbalza da una parete all'altra dell'universo running. Un nome che non conosci, che evoca dolcezza, nostalgia, che sa di dame e cavalieri, di storie perdute e di amori impossibili. 
Cascate del Bucamante. Potrei passare oltre, dire "no grazie", potrei non rispondere, anche se è un modus operandi che non mi appartiene. Potrei... Ma forse, invece, dovrei inserire il nome in Google e vedere di che si tratta. Non tanto il trail, per il momento, ma le cascate. Lo trovo su Modena Today nella sezione Cronaca (TRAIL del BUCAMANTE). La storia mi affascina e a me piace raccontarvela così...

Da dove partire? Io direi dalla vicenda, o meglio dalla tragedia, di TITIRO e ODINA. Siamo in un periodo della Storia non ben precisato, quello, per intenderci, in cui i nobili si sposavano coi nobili e i poveracci coi poveracci (non che oggi non sia così, solo che le Veline si sposano coi calciatori e l'operaio può "puntare" senza essere trucidato o messo al rogo la figlia del titolare, che a sua volta però punta il compagno di università, figlio a sua volta del commercialista del padre... e così via...). Dicevo, siamo in questo sventurato periodo della storia, e abbiamo questa nobile dama 17enne (bellissima, bionda, vergine e chi più ne ha più ne metta) che se la gira #solasoletta nel bosco... o meglio passeggia con la domestica, tanto per passare il tempo tra un libro di poesie e una mangiata al castello. Stanca credo della letteratura, delle mangiate, dei "Vieni che ti presento il figlio del Principe X che come sport fa interesssssantissime battute di caccia e magari te lo potresti anche sposare", Odina cerca qualcosa di più dalla vita. E gira che ti rigira, e pensa che ti ripensa, si imbatte in Titiro. Titiro, professione Pastore, è per Odina come Roul Bova che esce dall'acqua in "Piccolo Grande Amore". Bello, selvaggio, non fa battute di caccia perchè tanto c'ha le pecore da mangiare... Insomma, Odina se ne innamora. E Titiro, avvezzo alle pastorelle, cede. Non che non siano state belle le pastorelle, ma secondo me la pelle liscia di Odina gli faceva gola. Insomma si innamorano, fanno quel che devono fare, si incontrano spesso in segreto, fino a che un giorno la domestica (che mi chiedo quindi dove caspio fosse tutte le altre volte!! Te la paghi per guardarti la figlia e invece questa se ne accorge che la figlia ormai, di bianco e puro, non ha proprio più nulla!!) li scopre. Li scopre e, senza pensarci due volte, va a fare la spia dai genitori di lei che, ovvio, la rinchiudono nel castello! Lei scappa (non sappiamo come e non voglio a questo punto approfondire!) e "correndo senza mai fermarsi" (la leggenda dice così) raggiunge Titiro. Ma niente, appena i due si ritrovano ecco le voci in lontananza dei servitori che cercano lei. I due, piuttosto che pensare di vivere lontani, decidono di morire insieme. La leggenda narra: "Decisero così di gettarsi nella cascata, stretti in un tenero abbraccio che li avrebbe uniti per l'eternità. Nella caduta, il peso dei loro corpi avvinghiati fece cedere il terreno sotto la cascata, che da allora - in omaggio a questa tragica vicenda - prende il nome di Bucamante".

Concordo che sia una versione un pochino "attualizzata", ma a me diverte e poi il trail, che si svolgerà il 25 settembre, nella mia fantasia, ricorda la folle corsa di Odina verso Titiro... senza mai fermarsi. E si passa anche dal luogo delle cascate.

Ci vuole poco, agguanto il telefono e decidero di rispondere all'invito, perchè io queste cascate, che per un attimo mi hanno fatta sognare, e i boschi in cui Titiro e Odino si incontravano per consumare il loro folle amore segreto, li voglio vedere. E aggiungo questo: che la corsa sta diventando uno splendido modo per viaggiare, vedere, conoscere luoghi e persone, per condividere. E così non vi racconto di una seppur bellissima Zacup, che tutti conoscerete, ma di questo trail, che forse conoscete un po' meno e che si svolge in Emilia, la terra della mia nonna. Un'occasione per tornare, per "ri-mangiare" i tortellini...

La gara è domenica. Ci sono due tracciati e, da una prima occhiata alle foto, i luoghi mi sembrano incantevoli. Per chiunque volesse iscriversi http://www.running330.it/trail-bucamante/. Conto di essere in zona già da sabato sera. See you!!

Tatiana Bertera
9 settembre 2016

CORSA E ALIMENTAZIONE ("Credega agli ufo!")



Fare sport fa rima con mangiare e mangiare vuol dire, anche , volersi bene. Questa mattina mi sono alzata e sono andata a correre. I soliti 10km a #ritmononcalcolato. Quelli per stare bene, per riattivarmi dopo tre giorni di #soloufficio. Sono tornata e ho ripensato all'aneddoto che, ieri sul treno, ho postato su Facebook. Mi riferisco al contabile che mi guadava male mentre mi divoravo, sul Milano-Bergamo delle ore 18, la mia vaschetta di sushi. 



Ho sorriso e mi sono messa a far bollire il riso che poi mi sono mangiata mezz'ora fa, all'ora di pranzo. Ho pensato che da quando corro ho ricominciato ad avere fame, fame vera intendo, mentre prima era solo golosità, voglia di qualcosa da sgranocchiare. E soprattutto ora ho voglia di mangiare cose vere: una bistecca, della pasta, frutta e verdura "a nastro"... mentre prima mi andava bene anche un Duplo! Cioè, capiamo la differenza: un Duplo! Non gliene voglio alla Ferrero, ma per tutti gli Dei del cielo! 
Tra i vari vantaggi apportati dalla corsa c'è stato proprio quello di ritrovare il gusto di mangiare e di mangiare bene. Ci ho messo mesi a capirlo, perchè sono una testona e perchè credevo che "dimenticarmi un pasto" non fosse poi tanto grave! Non è tanto grave quando fai vita sedentaria, quando il massimo sforzo serale è sedersi sul divano e accendere la tv... Ma se la sera devi fare #isoliti10, finisce che ne fai tre a bomba (gli zuccheri del Duplo???) e gli altri 7 con un plinto di cemento armato attaccato alle gambe!
Terminato il Gto, avendo avuto durante la gara problemi ad alimentarmi (non è stata solo la pesca indigesta, ma la mia incapacità di assumere correttamente le calorie che avrei dovuto per stare bene!), ho deciso di fare molta più attenzione all'alimentazione, per me stessa, per stare bene, per avere le forze di fare quello che amo, che per me equivale a vivere. Per non trascinarmi lungo i sentieri e per poter avere le energie che mi sono necessarie per fare tutto il resto.
Colazione abbondante (non cappuccio e brioches), pranzo leggero (carboidrati, verdura e frutta, altrimenti poi mi addormento sul pc!) e cena a base di carne, pesce, ancora verdura e frutta. Due spuntini almeno, a metà mattina e metà pomeriggio (possibilmente frutta ma ci scappano anche una barretta Kellog's o il classico Duplo). Dopo pranzo, per avedere alla noia dell'ufficio, esco e prendo anche un gelato oppure il caffè con un cannolino siciliano. Insomma, non sono diventata una maniaca della dieta, assolutamente. Solo che oltre alle classiche "schifezze" (il cioccolato è ad esempio, per me, irrinunciabile) ora mangio anche le "cose che fanno bene". E poi, ovvio, brucio con l'attività sportiva. 
Mangiare dà soddisfazione, è una delle profonde verità della vita, e pertanto sono pure più felice. 
Se corro mi concedo pure la birretta, che dicono sia un ottimo integratore. Non sempre, ma spesso.
Il risultato è che: ho più fame, mangio con gusto, sono felice, mi sento in forma e, in sei mesi, ho perso massa grassa. Inoltre il mio corpo ha ricomiciato a parlarmi (no, non sono ancora pazza, non sento le voci!): mi dice quando ha fame, quando è stanco, quando ha voglia di muoversi. Come dire, ora ci parliamo!!!
Per molti tutte queste cose saranno scontate ma per me, runner neofita, sono super scoperte! Cose che leggevo sui giornali, ma alle quali non credevo. Concludevo con un bel "Seee, credega agli ufo!" (dialetto bergamasco, trad: "Siii, credici agli ufo!").

Tatiana Bertera
8 settembre 2016

IL MIO ZAINO


Tempo fa lessi un pensiero bellissimo che mi fece riflettere su cosa mette Tatiana nello zaino ogni volta che va in montagna. Ci ho pensato, ho scritto e ora ve lo propongo. La maglia di scorta, il pile, la giacca in Gore, l'acqua e, se capita, una barretta. Ma queste sono le cose meno importanti. 
Lei nello zaino mette tutti i suoi sogni. Se li porta dietro ogni volta, anche quelli superflui. 
Sono tanti e quindi si ritrova a dover scarrozzare uno zaino pesantissimo. Poi, nelle tasche laterali, più piccole, ci infila le paure e le preoccupazioni, perché anche quelle non si lasciano a casa. Quelle tasche però cerca di non aprirle perché, anche se non può liberarsene, può far finta che non esistano, almeno per un giorno. 
Nella tasca superiore, quella delle cose che devono stare a portata di mano, ci mette i buoni propositi e le preghiere per le persone che ama. Tutto in un sacchetto di plastica perché stiano al riparo anche se piove. Nella stessa tasca, ma non nel sacchetto in pvc, butta alla rinfusa tutti i suoi difetti che occupano poco spazio ma, essendo come grani di riso, sono tanti e si infilano ovunque. 
Non lo dice lei, ma ogni volta lascia quella cerniera un po' aperta, nella speranza di perderne qualcuno durante il cammino.
E parte.
Quando torna i sogni ci sono ancora tutti, ma ora pesano meno. Le preghiere le lascia sempre in cima alla montagna e le regala al vento. I chicchi di riso, quelli, sono ancora lì, anche se a volte, quando il cammino si fa duro, qualcuno rimane lungo la strada.

Tatiana Bertera
6 settembre 2016

HO DECISO DI NON MOLLARE!


Oggi ho deciso di non lasciare la corsa. Ci ho pensato, ci ho riflettuto. E come non mollerò la corsa, non mollerò neppure lo spazio-blog che diventerà, in un modo o nell'altro, sempre più ricco e completo. Ho deciso un sacco di cose oggi, durante il viaggio sul treno che da Bergamo mi portava a Milano. E mentre il treno mi accompagnava lento nella mia piccola prigione quotidiana, lontana dalle cose che amo davvero, riflettevo sulla direzione da prendere. La direzione... Come se fosse la prima volta! Mille volte ho costretto la mia esistenza a fare retromarcia, ad invertire la rotta, e ogni volta è stato faticoso. Ma non mi pento di nessuna, ripeto di nessuna, delle scelte fatte fino ad oggi. Ho pensato che nella vita ci sono cose che devi fare e cose che vuoi fare. Il gioco è far aumentare sempre di più quelle che vuoi fare e far diminuire, gradualmente, quelle che devi fare. E all'inizio te la vedi imbrogliata, sembra una cosa impossibile e durissima, perchè se le cose non vanno "da sole" in un dato modo, fargli cambiare direzione non è semplice. Ma la vita è una corsa, spesso il vento è a sfavore, ma piano piano, man mano che vai avanti ad "allenarti a vivere", ci prendi la mano, e fai sempre meno fatica. Io mi sto allenando. Mi sto allenando anche a vivere. E nella corsa della vita, quella in cui spesso e volentieri ti ritrovi con i piedi altrui calcati in testa, io ho intenzione di arrivare davanti. Ecco, la corsa mi ha insegnato questo, per ora. Che da una gran fatica, da quell'iniziale senso di inadeguatezza e di incapacità, credendoci e lottando, non ne può venire fuori che un successo. Un piccolo successo, un grande successo, commisurato all'impegno, alla dedizione, a volte anche alla fortuna. Vale per la corsa, vale per il lavoro, vale per le relazioni sociali. Se ci metti il cuore, se ci metti l'anima, se ci metti tutto l'impegno di cui sei capace, se sorridi al domani, se ci credi sempre e comunque, se il tuo obiettivo è migliorarti e non accontentarti, non puoi fallire. E sono qua ora, che me lo ripeto davanti a questa tastiera. Lo scrivo. Perchè io ho un certo rapporto con la scrittura e credo più a quel che scrivo che a quel che dico! Perchè quel che è scritto rimane, le parole invece... Per questo se ami una persona, se la ami davvero, glielo devi, ogni tanto, anche scrivere. Il GTO mi ha portato tanta soddisfazione, fiducia e voglia di fare. Ne è seguito un periodo (un mese circa) di affaticamento generale. Avevo vissuto un'esperienza dall'alba fino al tramonto, dall'inizio fino alla fine, da gennaio (quando ho iniziato a correre e ad allenarmi per questo obiettivo) fino a fine luglio.La maglia Finisher ha coronato un sogno ma anche, nel contempo, chiuso un capitolo. Insomma... per un mese mi sono chiesta cosa fare: se continuare a correre (mi piacerebbe fare una 100K entro fine 2017) o se lasciare tutto perchè in fondo l'obiettivo era stato raggiunto, il "lavoro" terminato. Poi, incredibile, ho scoperto di avere dei lettori... dei lettori veri, interessati a quello che scrivevo, talvolta divertiti. Dei lettori che mi scrivono, che mi chiedono, che mi ringraziano perchè ho trasmesso loro quel pizzico di fiducia e di voglia di mettersi in gioco... Insomma, persone che mi ringraziano per "non so io neppure cosa", quando invece sarei io a dover ringraziare loro, perchè mi aiutano a continuare a coltivare un sogno. Mi sono chiesta anche perchè queste persone perdessero del tempo sui miei testi e l'unica risposta che ho saputo darmi è stata che io, ogni singola parola di ogni singolo testo, l'ho scritta prima col cuore che con la penna. E quindi dovrei fare questo nella vita, continuare a scrivere, e farlo col cuore. E continuare a coltivare, in maniera sempre più intensa, quelle attività che mi portano a scrivere col cuore. Tra queste ci sono sicuramente tutte quelle che posso praticare tra le mie montagne. Scrivo col cuore quando sto in rifugio, preparo una torta e la posso servire agli ospiti. Facendogli mille moine magari, raccontandogli che oggi ci ho messo più noci del solito nell'impasto e anche le gocce di cioccolato, con il grembiule sporco di farina. Scrivo col cuore quando passo qualche ora camminando, correndo o scalando, sentieri e pareti che non conosco ancora. Quando le mie mani si fondono con la roccia, quando le scarpe si sporcano di fango, quando il buio della notte non fa più paura neppure se sei da sola. Scrivo col cuore quando mi trovo a contatto con il mondo vero, quello in cui il cuore di un uomo lo si può vedere anche dallo sguardo, quello in cui sono i gesti piccoli a fare le cose grandi. Quello in cui un sorriso vale più di una banconota e, soprattutto, non è da essa determinato. Quando posso imparare, conoscere, viaggiare. Scrivo col cuore quando scrivo per me stessa in primis, perchè certe cose non possono stare rinchiuse dentro, devono uscire, e poi le do in pasto a Voi. Scrivo cuol cuore quando riesco ad emozionarmi. E siccome sono queste le cose che mi rendono felice, cercherò di vivere sempre più intensamente e, di conseguenza, scrivere col cuore sempre più spesso.  





Tatiana Bertera
31 agosto 2016

"FIFA" DEL BUIO, LONGO by NIGHT


"La notte so che pensi a me, amoreeeee... Nel buio cerchi sempre, le mie mani... Non fingere di stare già, già bene... di colpo non si puòòò... dimenticare! Niente di così profondo e intenso, o almeno penso...". Ora, dopo la citazione dei Modà potete anche decidere di non andare avanti a leggere! (Ahahah!). Io però la cantavo venerdì scorso questa canzone (insieme a "Cammina nel sole" di Grignani, la mia preferita per le giornate di skialp!) per scacciare la paura del buio. Perchè quando è notte e sali sali sali, un po' di quelli che io chiamo "sgrisoli" ti vengono anche. Ma è una paura bella, che corre dritta dritta lungo la spina dorsale e ti fa aguzzare gli occhi e rizzare le orecchie ad ogni minimo rumore. E' quella "fifa" che ho provato (anzi sarebbe più corretto usare il termine "sentito" perchè certe sensazioni non si provano, si sentono!) per la prima volta nel tratto notturno da Selvino a Bergamo, in occasione del GTO 70k.
Quella "fifa" che ho voluto sentire ancora quando venerdì scorso, di ritorno dall'ufficio, ho deciso di caricare la tenda in macchina e di andare in zona Carona (Val Brembana) per un allenamento notturno. Ho parcheggiato a Branzi, alla "Tavernetta di Juri e Marzia" e da lì mi sono messa a risalire i tornanti che portano a Carona. Le gambe, complice anche la frescura serale, funzionano. La frontale... pure! Luce rossa, e poi bianca lampeggiante, per non farsi stirare dalle auto. Dalla bocca esce un po' di vapore acqueo, che fa una nuvoletta curiosa, come un fantasmino, resa rossa dalla luce della frontale. Ed eccomi a Carona... inizia il bello! 
Il tratto di strada che conduce al bosco è buio pesto. Provo a spegnere la frontale, non si vede nulla. Resto un attimo in silenzio, nell'oscurità, e cerco la luna in cielo... Ce ne deve essere uno spicchio, il Calendario di Frate Indovino diceva così. Ma io non la vedo. Una nuvola, oppure la montagna, la nascondono. Ascolto il mio respiro. Ascolto il battito del mio cuore, che rimbomba dentro. Bum Bum Bum Bubum, ecco sta accelerando ora. Sgrano gli occhi, sempre nero e solo nero. Frugo nella tasca laterale dello zaino e sento lo "sfriccichìo" di una carta di caramella (licenza poetica bella e buona, ma provate a dirlo... sfriccichìo! E ditemi se non vi sembra di sentire proprio quel rumore!). E' la caramella che mi ha dato Juri quando, dopo aver lasciato la macchina nel parcheggio del bar, sono andata a prendere il "caffè prima della partenza". Riaccendo la frontale e la strada ricompare dinanzi ai miei occhi. Inizio a correre, con i batoncini entrambi nella destra, e prendo la mulattiera che sale. Ben presto le gambe rallentano, impugno i bastoncini e inizio a camminare. Cammino e mi sembra di andare veloce. Silenzio, silenzio irreale, qualche Tic Tac che provengono da lontano, altre volte sembrano vicini, l'orecchio si tende e ancora quella sensazione di "fifa-bella". Canto, inizio a cantare, tra me e me, sottovoce.
"Cammina nel sole, lalalalalalaaaaa... ti bruci le suole anche se, non c'è direzione, ma profumo di viole c'è, cammina nel so-oooo-leeee". E cantando la paura diminuisce. La strada sale e sale e io sto bene. Qui e ora, mi godo il momento. Imbocco il bivio per il Longo  e comincio a risalire la costa della montagna. Il rifugio è lì, ad un paio di chilometri, forse meno. Si vedono le luci fuori anche se le imposte sono già chiuse... d'altra parte sono circa le 23. Canto, cammino e... la frontale si spegne. Così, senza preavviso, la frontale si spegne. Non vedo ad un metro da terra. Impreco un attimo, tolgo lo zainetto e frugo sul fondo. Le dita afferrano quella che dovrebbe essere la frontalina di scorta. Quella dei cinesi, che fa poca luce e che dura ancora meno. La rigiro tra le dita per un attimo senza trovare il tasto ON e poi, grazie al cielo, si accende. Ci vedo ancora. La frontale di scorta (o le batterie), me lo avevano detto, non deve mai mancare quando giri da sola!! Bene, ora però mi assale il terrore che si spenga anche questa e quindi, senza pensarci sue volte, mi metto a correre più veloce che posso sulla strada del ritorno. Devo arrivare alla macchina prima che la "seconda luce" mi abbandoni. In un tempo che non avrei mai ipotizzato sono di nuovo alla macchina. Guardo l'orologio: segna 18,5k e 950D+ in 2 ore e 45, comprese le pause per le foto. Beh, sorrido, e mi dico che in questo caso la "fifa", soprattutto quella sentita durante il ritorno, ha fatto la sua parte. Un toast e poi via, a passo San Marco, per montare la tenda e trascorrere la notte sotto le stelle.

Tatiana Bertera
26 agosto 2016

RECUPERO POST GTO


Ciao a tutti! Eccomi qua, tornata per fare un breve riepilogo delle tre settimane che sono seguite a GTO. Che dire? I famosi 70 chilometri, i primi della mia vita, si sono fatti sentire. A dirla tutta mi avevano avvisata, ma io non ci avevo voluto credere perchè, a meno che non ci sbatto il naso, non sono io! I primi giorni dopo la gara mi sentivo sorprendentemente bene e mi ero quasi convinta che anche io potessi essere uno dei quei "mostri" che vanno vanno e non si fermano mai. No! 
Due giorni dopo la gara ho fatto un'oretta di corsa lenta e venerdì sono partita per qualche giorno in Dolomiti con la famiglia dove mi sono dedicata al trekking.


Stessa identica cosa per i giorni prima di ferragosto quando, con la mia fedele tenda, mi sono dedicata a qualche trek veloce in zona Valsugana. Noncurante (non è una novità!) dei consigli di Gigi Ferraris che mi aveva detto: "Dopo una gara così, considerato anche che sei una neofita della corsa in montagna, devi considerare un mese di recupero circa suddiviso in questo modo:
Settimana1: nullafacenza, riposo e poco altro + alimentazione corretta 
Settimana2: ricomincia a fare uno sport "che ti piace" (non per forza la corsa). Cammina, nuota, vai in bici, arrampica ma senza esagerare. Un po' come dare un segnale al tuo corpo "Hei, settimana scorsa hai riposato ma ora vedi di riattivarti!"
Settimana3: si ricomincia correre ma a regimi soft. Parole di Gigi "Un po' come quando facevi i primi allenamenti!"
Settimana4 e successiva: ritorno graduale ad una buona/accettabile forma fisica

Nenache a dirlo io non ho seguito proprio " a puntino" quanto consigliatomi, con la pretesa (quasi l'imposizione) di ricominciare senza faticare. Inoltre credo di non aver prestato la dovuta attenzione all'alimentazione. 


Risultato? Drastico calo della massa muscolare nonostante camminassi in motagna ogni giorno e marcato affaticamento generale. 
Ecco, come al solito ho dovuto picchiarci il naso per capire che:
 - Il fisico va fatto riposare (soprattutto se siamo dei neofiti di una disciplina) e va ASCOLTATO
 - Andare, andare, andare non è direttamente proporzionale al miglioramento
 - Fondamentale la cura dell'alimentazione, altrimenti i muscoli "si mangiano da soli". Meno massa muscolare = maggiore fatica



L'ho capito e, a tre settimane da Gto, qualcosa sta ricominciando a funzionare. Ho cominciato a fare una colazione "come Dio comanda" (non a cappuccio e brioches ma a yogurt/cereali/frutta/ecc). E cerco di non dimenticarmi di pranzare o cenare! Cerco di andare a letto entro la mezzanotte e mi sveglio, la mattina, decisamente riposata. Esco a correre comunque quasi tutti i giorni, perchè mi libera la testa. Corro, corricchio, a volte in piano e a volte in salita. Non mi impongo tempistiche e vado in base a quello che mi dice il mio corpo. Se mi sento bene corro, se sono stanca cammino. Quello che mantengo fisso è la distanza: 10 chilomteri, 11 massimo. Ho ricominciato a scalare. Non ho pretese e ho deciso che il vero allenamento riprenderà dal mese di Settembre... che è incredibilmente vicino!

Per alcuni, probabilmente per molti, i contenuti di questo post saranno scontati. Qualcuno dirà "Certo, questa ha scoperto l'acqua calda". E quindi mi scuso per questo post nel quale si dicono "ovvietà"... Anche a me parevano cose ovvie e scontate, fino a che non mi sono ritrovata, consapevolmente, a fare esattamente il contrario di quanto mi era stato detto!


Tatiana Bertera
2 agosto 2016

IL MIO GTO: 17 ORE DI FATICA, EMOZIONI E... UNA PESCA!

Ironizzo, perchè è l'unica cosa che mi conviene fare. Ironizzo e rido. Il GTO è stato concluso. Eureka, obiettivo raggiunto! Ma pensare di essersi allenati per quasi sette mesi e stare male dal 15mo km poi... per una pesca!!! Rido!!! Esatto. Arrivata al rifugio Alpe Corte, accaldata come pochi e super assetata, incurante dei consigli di Gigi e compagnia bella, mi sono mangiata una bella pesca. Grande, fresca e succosa. Tre morsi e poi via verso il Branchino... Ehm... Come non detto! Cioè, al Branchino ci sono arrivata e anche nella Conca di Corna Piana ma, proprio sul ghiaione che porta al Rif.Capanna 2000, la pesca si ripropone in maniera pesante. Cammino, mi fermo un attimo, continuo. Incontro Eleonora, venuta a fare il tifo per noi di Obiettivo GTO ma non riesco ad essere con lei festosa come dovrei. Sul sentiero una bionda sta scattando foto a raffica e immortala questo momento che... la faccia la dice lunga! (Ph. Cinzia Galvanetto).
 Ma questo è il gran giorno e, mal di stomaco, mal di unghia o di capello, io ho un appuntamento con Bergamo Alta. L'ho promesso a tanti e, primi tra tutti, a Luigi Ferraris e Giovanni Bonarini che, coadiuvati da Stefano Punzo, mi hanno offerto l’occasione di allenarmi per raggiungere questo ambizioso obiettivo. E ce l'ho messa tutta. Con i miei tempi, con il mio "non essere precisa", con le mie trovate, ma ce l'ho messa tutta, pertanto oggi, questa gara, si chiude! Quei numeri: 70 km e 4200 D+, che all’inizio erano solo grafici ed altimetria, questa sera saranno finalmente realtà. Anche Pino, il mio maestro di karatè (parliamo di epoche mooooolto passate) sarebbe orgoglioso di me. Costanza, sacrificio e determinazione mi sono state insegnate proprio da lui. E poi devo arrivare per mio zio Mauri, che mi guarda dal cielo, e per la mia giovane guerriera Carlotta, che ha combattuto, continua a combattere e si sta trasformando in una splendida donna. Per i miei genitori, entrambi emozionati per me. Per tutti quelli che in questi mesi hanno creduto in me. Il caldo non aiuta, la pesca neppure, ma le gambe non fanno male e posso continuare. La salita nella conca è lunga e un po' noiosa ma poi, in cima, sarà tutta discesa fino al Rifugio e da lì, di volata, fino al Zambla (Km 28). Arrivo al rifugio e qualcuno mi riconosce. "Sei Tatiana? Quella che scrive?". Rispondo ma il mio stomaco urla vendetta. Mentre salivo nella conca una ragazza, vedendomi ferma e appoggiata ai bastoni, mi ha offerto della Coca Cola, che però non ha sortito i risultati sperati. Ora è la volta del the caldo con il limone. Ingurgito mezza barretta e trovo Stefano Punzo, in gara come me, che mi consiglia di magiare qualcosa di solido. Ci provo. Riparto. Le salite, così come le discese, sono tecniche e poco corribili. Il tempo sembra non passare mi. Guardo il telefono. Niente linea. A Zambla, lo so, ci sono i miei genitori che mi aspettano. Ci sto mettendo troppo e saranno preoccupati. Più veloce, più veloce. E poi di colpo termina il bosco. Non sono sola, dietro di me c'è il gruppetto che ho appena passato. Non so quanta gente ho davanti, non so quanta ne ho dietro, ma neanche mi importa. Penso a Mauro che, quando mi ha vista sul sentiero tra i Gemelli e l'Alpe Corte, mi ha detto: "Guarda che bella fresca lei, che sembra che stia facendo una scampagnata, dai che stai andando bene!". E io gli sono saltata addosso per abbracciarlo e ringraziarlo della sua presenza sul sentiero. Se mi vedesse ora... 
Sento le voci che provengono da Zambla e le gambe si fanno più leggere. La fatica e la nausea diminuiscono di colpo. La base vità è vicinissima.
La gente inizia a fare il tifo. Un coro di "dai" e di "Brava". E poi compare Ricky, si affianca a me e iniza a correre. E io che avevo pensato che non sarebbe venuto! Invece è qui e lo vedrò per il resto di questa lunga giornata. Sulla destra arriva anche mio padre. Inzio a raccontare dello stomaco, mentre corriamo in tre, fino ad arrivare quasi al punto di ristoro e di check, dove mi sta attendendo anche mia madre. Sono tutti qua per me e io non li devo deludere. Mi viene controllato velocemente lo zaino e poi prendo qualcosa da mangiare. Dove sono loro? Gente che mi saluta, che mi parla, ma io ora voglio loro. Li vedo e finalmente posso raggiungerli. Le sole parole che mi escono sono "E' dura, è lunga e dura. Sono stata male e siamo solo al km 28, ed è dura". Mi appoggio a terra, un boccone, mi rialzo. Da dietro compare Roberto che, assistito dalla sorella Loredana, sta correndo la 140. Un eroe. Lo abbraccio. Sono felice di vederlo. Una stretta, un abbraccio. Un abbraccio anche a Loredana e... e incredibile sono carica! Obbligo mia madre a impugnare il cellulare e canto la "Canzone della Felicità". 
Perchè? Perchè a me piace così. Quando ti senti e decidi di fare certe cavolate, non credo ci sia un perchè! Le fai e basta!


Va bene. Crisi finita. Metto la canotta asciutta e si riparte. Mi aspettano l'Alben (a - iu- to), il Poieto (di nuovo a - iu - to) e poi, se Dio vuole, Selvino. Durante la lunga salita verso il Monte Alben lo stomaco sembra essersi rimesso a posto, complice anche la temperatura che si sta gradualmente rinfrescando. Sasso, sasso, sasso... ma un po' di sentiero comodo mai vero? Dalla cima si vede il sole ormai basso nel cielo.... troppo basso. Tra non molte ore sarà buio e io voglio arrivare a Selvino senza la frontale. Tira un'aria fresca che alleggerisce gambe, cuore e testa. Le gambe girano, la mente "frulla idee in un mix confuso", come quando tiri fuori ingredienti a caso dal frigorifero e li metti nel frullatore, senza sapere bene quale sarà il risultato. Non voglio sapere da quante ore sono in giro. Qualcuno da dietro dice 10, quasi 11. Rifletto, faccio girare le rotelle, un breve calcolo... Sono tantissime. Per me, che al massimo sono stata in gara sei ore e mezza (Tecnica Maxi Race Annecy, 42k, 2300 D+), sono davvero tante. Il Poieto è un mostro. E' un mostro che ti inghiotte, nel suo bosco senza fine. "Roba da poco" mi avevano detto, "Dopo l'Alben il grosso è fatto"... Sì, ma se alle spalle hai circa 43 km, anche la salita più banale (che comunaue banale non è!) appare difficile! 
Arrivo a Selvino tardi, verso le 21,30 e col buio, e mi tocca fare lo zig zag tra la folla che passeggia in centro, che guarda “noi atleti sporchi e sudati” come mosche bianche. Mi chiedo come mai Selvino non si sia preoccupato di transennare una corsia a lato strada per gli atleti.


Seduta per terra, con il mio the, cerco di riprendermi. Sono stanca, ma non stanchissima. Venti chilometri, nelle gambe, li ho ancora. Ma lo stomaco ha da poco ricominciato a far male. Cerco di rassicurare i miei, che sto bene e che ci vedremo al traguardo. Mio padre è convinto, mi conosce. Sa che arriverò, strisciando ma arriverò. Mia mamma è un po' più incredula, ma pare comunque in fibrillazione. Dietro la transenna c'è Andrea, venuto anche lui apposta per me. Quando sono sbucata dal bosco, sulla strada, l'ho salutato con un abbraccio accennato e volante. Mi fermo almeno venti minuti a Selvino. Ricky mi piazza in testa la frontale che, prontamente, cade al collo. Queste frontali, mai una volta regolate come dovrebbero.
Da Selvino i chilometri sono ancora venti e la nausea riprende a mille, impedendomi definitivamente di mangiare cose solide. Il fisico non è più così performante, per cui da ora saranno testa e cuore e condurmi in Piazza Vecchia. E di testa ce ne vorrà tanta, in quei tratti di bosco al buio, illuminati solo dalla mia frontale. Filaressa, Forcella di Nese, Canto Basso, Forcella del sorriso, Maresana. Sul percorso incontro Cinzia Bertasa, che ha creato il suo piccolo ristoro abusivo. Seduta a terra, su una coperta, ha disposto qualche bottiglia di acqua, qualche birra, un po' di cioccolato e frutta secca. Che gioia vederla qua. Le dico che non sto poi così bene, ma che sono carica per arrivare. Mi rincuora, mi dice che inceve lei mi vede "bene" e mi esorta a ripartire! Grazie di cuore Cinzia!
 Il bosco sembra interminabile. Mi godo il buio. Da un po' non ho più nessuno nè davanti nè dietro. Punto la frontale a terra e rido un po' da sola. Ogni 5 km mando un messaggio ai miei, tanto per fargli capire che non arriverò a Bergamo tanto presto! Ho sete, ho fame e nel contempo la nausea. Ci vorrebbe del limone, basterebbe uno spicchio! Maresana e poi Valmarina. Ci siamo. Da qui mancano solo 5 km per giungere a San Vigilio. Mando un sms a mio padre... La nausea è troppo forte e ho bisogno di uno spicchio di limone! Mi viene incontro con: due spicchi di limone, aqua e una bustina di zuccherto, accompagnato dall'amico Marco. Fantastico, c'è anche lui... ma quanta gente mi sta aspettando, a notte fonda, in Piazza Vecchia? Il limone è miracoloso e mi toglie per mezz’ora il fastidioso dolore allo stomaco. Grazie ai miei due angeli salvatori!
Città alta è lì. Strada in salita, come sempre. Ormai cammino, non riesco più a correre, anche se il passo rimane buono. Meno un chilometro. Mi appoggio ai bastoni, forza che è l'ultimo strappo! Mi guardo le gambe e le scarpe infangate. Comicio a sentirmi agitata. E' fatta. Non ci credo ma è fatta. Sono le tre di notte e sono trascorse 17 ore dalla partenza. La discesa da San Vigilio la faccio di corsa.... sarà l'emozione ma le gambe sono ripartite! Il traguardo è lì, lo vedo davanti a me. E’ il mio momento. Sei mesi e ora è il momenro. Dicevano che avrei pianto. Avevo detto "Ma figurati che piango". Venti metri. Dieci. Inizio a correre e arrivo tra gli applausi di chi, da diverse ore, mi attende. Un sorriso, una lacrima. Non sono una che si emoziona ma questa volta, questo arrivo, questa fatica, meritano davvero una lacrima. Alzo i bastoni al cielo e mi godo il momento. Quante cose, quanti momenti, quante emozioni... e quante volte, ripensandoci, sorriderò. Scendo dal palco con una salto (l'adrenalina fa fare di tutto, penso, persino saltare!!!) e mi indirizzo verso la family. Incontro Pablo (Criado!) che mi festeggia prendendomi in braccio! Mi dice "Brava, sono i tuoi primi 70!". Ora ho la maglia finisher, bellissima. Ora ho i ricordi. Ora mi chiedo, "a quando la prossima?".


Grazie a Riccardo De Gaetano per tutti gli scatti. 

Tatiana Bertera
more
sto caricando...