Pizzo di Coca - Cresta Nord (Integrale)

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Un’altra notte insonne; l’ennesima aurora da ricordare!

Le proiezioni meteo parlavano chiaro perciò tra una perturbazione e l’altra, e tra una piccola sbiancata e l’altra, l’ennesima cavalcata orobica DOC s’è realizzata.

Le mie ginocchia mi odieranno, lo so, ma gli occhi e soprattutto il cuore esulteranno per svariato tempo.

Passione, Amore e Dedizione si fondono all’unisono in tanta, forse anche troppa, bellezza.

Ah… le Orobie.

Dai permettetemelo dopo così tanti anni di riscoperta: le “mie” Alpi Orobie!

“Uno dei tratti più grandiosi della linea orografica principale offre uno dei percorsi più belli dell’intero gruppo; l’ambiente severo, il più severo delle Alpi Orobie, del versante valtellinese, contrasta con quello più luminoso del lato bergamasco.

La vetta nodale si erge quasi a picco sulla depressione nevosa dalla quale scendono il canalone Nord-Ovest e il canalino Est (entrambi gli itinerari li potete leggere in questa pubblicazione); immediatamente a Nord si erge il nodetto 3020 dal quale scende in Valmorta il massiccio sperone Nord-Est.

La cresta con qualche breve intaglio digrada poi fino al margine di un dirupo inclinato alla base della quale è un’angusta incisione e sorge l’elevazione quotata 2885 metri.

Dal detto intaglio scende un lungo selvaggio canalone sul versante di Arigna, mentre uno breve e agevole cala sull’alta conca, di nevati e sfasciumi, di Valmorta.

Dopo una elevazione minore sorge l’ultima quota, 2827 metri che, se vista dalla bassa Val d’Arigna, spunta qual gran dente individuato e distanziato, alla cui base è il Passo del Diavolo”.

L’itinerario appositamente riscritto per voi!

Si percorre la prima facile parte del crinale superando torri e creste fino a pervenire al primo stretto intaglio alla base della Quota 2827.

Dall’intaglio salire con cura ed attenzione per rocce rotte e friabili sul versante Est fino a toccare la vetta della Quota 2827, ossia la prima vera grande torre che s’alza dal Passo del Diavolo (1h e 30m – 2h dall’attacco della cresta).

Dalla vetta calarsi per una trentina di metri grazie ad un ancoraggio su spuntone; volendo è possibile disarrampicare qualche metro e accorciare la calata a corda doppia giacché in basso un’altra sosta si presta per la calata.

Raggiunto il profondo intaglio a “V”, in caso di cattive condizioni della montagna è possibile scendere in Valmorta tramite un agevole canale, si scala in aderenza una piodessa piuttosto liscia di 5 metri, il famoso gradone roccioso descritto nel libro del Saglio, fino a toccare una comoda cengia dov’è possibile allestire una sosta su friend e/o spuntone.

Dalla cengia si traversa verso destra per 5/6 metri pervenendo alla base di un caminetto roccioso di roccia solidissima che con divertenti passi di II-III culmina sull’aereo filo del crinale della grande torre centrale.

Il colpo d’occhio è straordinario e rispecchia in maniera pressoché totale la maestosità del percorso.

Ora bisogna cavalcare l’articolato e affilato tratto di cresta, grandissima l’esposizione da entrambi i versanti, fino ad intercettare una breve calata che permette di superare agevolmente un saltello piuttosto liscio perciò povero di appigli.

Proseguire facilmente in cresta raggiungendo un vecchio e instabile ancoraggio dal quale non bisogna assolutamente calarsi ma bensì risalire al culmine della cresta fino ad uno spuntone ben più solido intorno al quale abbiamo abbandonato un cordone arancione per la breve calata di una quindicina di metri.

Risalire quindi un muretto roccioso contraddistinto da una fessurina di III+/IV- di ottima roccia fino all’ennesimo spuntone dov’è stata allestita la quarta ed conclusiva calata a corda doppia di una quindicina di metri. Anticamente queste torrette venivano aggirate sul lato d’Arigna tramite terreno attualmente un po’ troppo pericoloso alias li così viene giù tutto!

Quest’ultima deposita al colletto roccioso dove convergono i canale Nord-Ovest e Est-Nord-Est poco sotto l’anticima valtellinese altresì denominata “Punta d’Arigna del Pizzo di Coca”.

Per facili seppur delicate roccette, appoggiando tosto alla sinistra dell’anticima quindi il versante di Valmorta, si guadagna il tratto di cresta finale che in pochi minuti consente di raggiungere la tanto desiderata vetta.

L’ascesa non è da sottovalutare ed è consigliata ad ottimi alpinisti capaci di muoversi su terreno orobico DOC laddove l’allenamento è prerogativa essenziale per compiere la salita in sicurezza.

“La cresta venne salita la prima volta nell’estate 1908 da G. Cederna con A. Valesini, che partiti dal Prataccio, ne guadagnavano la base per l’itinerario del Passo di Val Sena.

La traversata dal Passo del Diavolo al Passo di Coca, inaugurata nei due sensi da A. Corti e compagni negli anni 1928 e 29, fra le più interessanti delle Orobie, è stata poi ripetuta più volte”.

Per quanto concerne l’avvicinamento, dal Rifugio Curò bisogna scendere ai piedi della diga del Barbellino dove si abbandona il segnavia 323 per immettersi nel segnavia 303 che sale alla Bocchetta del Camoscio; la variante difficile del Sentiero delle Orobie per intenderci.

Giunti in prossimità della piana di Valmorta si tocca il grazioso laghetto basso di Valmorta e si abbandona il segnavia CAI puntando alla scrosciante cascatella che discende dal Lago di Mezzo.

Tramite un pendio erbo/roccioso posto alla sinistra della stessa, destra idrografica, con qualche ometto ad indicare il giusto percorso si raggiunge il Lago di Mezzo che viene costeggiato sulla destra.

Siamo alle pendici della “grande Est” del Pizzo di Coca immersi in un ambiente strepitoso.

Puntando verso Nord senza percorso obbligato, si passa dappertutto, prima si transita dal pianoro dov’è posto il laghetto Alto e successivamente, puntando ancora a sinistra, si perviene al Passo del Diavolo.

Il rientro conviene effettuarlo dalla via normale ossia la Cresta Sud-Est culminante alla Bocchetta del Camoscio.

Commenti

Emanuele Musitelli 4 anni, 2 mesi

...complimenti...come sempre ,ciao

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  • Maurizio Agazzi 4 anni, 2 mesi

    Grazie Emanuele!