Chiesa di S. Giorgio in Lemine

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Il territorio su cui è stata costruita la chiesa di san Giorgio faceva parte di un più vasto comprensorio, Lemine, già abitato in epoca protostorica e assurto a particolare importanza con l'espansione romana[2].

L'area di Lemine si allargava tra la sponda occidentale del fiume Brembo e quella orientale dell'Adda, comprendendo a nord la Valle Imagna e incuneandosi a sud verso l'attuale Brembate.

Il territorio si prestava allo sviluppo demografico sia per la presenza di diversi corsi d'acqua, quali il Begonia, il Lesina, il Tornago, il Terzago, il Pussano, il Mutium, il Rium, oltre naturalmente al Brembo[3], sia per la fertile area pianeggiante che si estendeva verso sud, al centro della quale era l'ager, poi corrotto in Agro[4]. In questa pianura, leggermente sopralzata sul Brembo, si sviluppò la centuriazione, creandosi così i presupposti per la sua trasformazione nel centro politico-amministrativo dell'intero territorio: il vicus, caposaldo del ben più ampio Pagus Lemennis.

Lemine[5] fu sin dal Medioevo la denominazione di questo territorio e tale si mantenne anche nelle sue attuali forme corrotte di Almenno o Almè.

La conformazione orografica, la vicinanza del ponte erroneamente attribuito alla Regina Teodolinda da cui prese il nome, Ponte della Regina, l'adiacenza di una pianura fertile consentirono la presenza e lo sviluppo di un centro popolato anche dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, le invasioni barbariche, gote, longobarde e la conquista franca[6].

La presenza romana su quello che sarebbe stato il pagus lemennis si sovrappose sugli abitanti indigeni, i Galli Cenomani, inglobandoli e assimilandoli gradualmente nel nuovo sistema politico-culturale romano. Numerosi reperti archeologici, quali un'ara votiva alla dio Silvano e i resti di un imponente ponte a otto arcate sul Brembo, entrambi nei pressi della chiesa di san Giorgio, testimoniano l'importanza che i romani attribuirono al sito.

Il ponte che consentiva il collegamento[7] alla Rezia, attraverso Bergamo, della parte orientale della pianura padana, costituiva per i Romani uno snodo di vitale importanza strategica per il controllo delle vie di accesso e di transito verso l'Europa centro-meridionale[8].

Roma si impose dapprima militarmente, disseminando sul territorio accampamenti militari, i castra di cui sono rimasti diversi toponimi[9], e poi con un'opera di colonizzazione intensa, agevolata fra l'altro dalla popolazione cenomane alleata e tradizionalmente fedele.

Con i longobardi l'ager, che può essere considerato il capoluogo del Pagus Lemennis, fu sede di una corte regia, mentre sotto i franchi divenne un punto fortificato con il castello fattovi costruire, nel X secolo, dal conte Radaldo[10].

Crocette longobarde

Durante il periodo franco il territorio di Lemine, attualmente parte della provincia di Bergamo, era un possesso dei conti franchi di Lecco e lo rimase fino al 975 quando alla morte dell'ultimo conte di Lecco, Attone, passò in base ad una dubbia disposizione testamentaria, molto probabilmente apocrifa, al Vescovo di Bergamo.

Lemine rimase feudo del Vescovo di Bergamo fino alla nascita del comune di Almenno, 1220, di cui seguì le vicende storiche assieme a quelle dell'episcopato.

San Giorgio subì, assieme al suo territorio, il disastro delle lotte tra guelfi e ghibellini che vide questi ultimi perdenti ed entrò nell'oblio dopo il 1443, quando la Repubblica di Venezia epurò ed esiliò i ghibellini[11].

La nascita di nuove parrocchie, lo sviluppo di nuovi agglomerati rionali, la suddivisione di Lemine, ormai Almenno, nei due comuni di Almenno San Salvatore e Almenno San Bartolomeo emarginarono San Giorgio fino all'età contemporanea.


Commenti

Mario Castelli 5 mesi

Mà brào Renato Aldo Ferri:una interessante lezione di storia,oltre alla completa descrizione fotografica.Rispetto al tempio di San Tomè,nelle vicinanze,è ornata da molti affreschi

  • Renato Aldo Ferri 4 mesi, 4 settimane

    Ciao Mario ti ringrazio, dopo la natura viene subito a ruota la storia. Buona estate!

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