Ottobrata in Venturosa (1999 m) in compagnia-29ott21

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PERCORSO

Foppelle-Buffalora – avvio sentiero 136 (1100 m) > Baita della Vecchia ( 1380 m) > Passo di Grialeggio (1690 m) > Baita Venturosa (detta Del Giacom, 1834 m) >Monte Venturosa (1999 m) e ritorno sul percorso di salita, eccettuata breve variante a vista su morbidi pratoni.

Difficoltà: E (per escursionisti)

Dislivello: 900 m

Distanza: km 9,05

Tempi: ore 3 abbondanti di salita e due di discesa

Punto d'appoggio alla Baita del Giacom, sempre aperta come bivacco d'emergenza

Acqua assente, rifornirsi alla partenza

ITINERARIO

Gli amici Claudio ed Elena mi propongono una bella escursione insieme anche per testare dal vivo sui sentieri di montagna il buon recupero di Elena dopo 7 anni dall’incidente che le ha negato le camminate normali in quota.

Come test di valutazione di comune accordo scegliamo il Monte Venturosa, che presenta un buon dislivello di 900 m per salire dai 1100 della partenza ai 1999 della cima su una distanza di 9 km e non presenta passaggi di particolare difficoltà da superare per Elena.

Il 29 ottobre 2021, cogliendo l’opportunità di una stupenda ‘ottobrata’ annunciata, salendo in Valle Brembana da S. Giovanni Bianco alla frazione Pianca e successiva località Brembella, raggiungiamo in auto il punto di partenza all’avvio del sentiero 136 ( 1100 m circa ) , poco sopra le Case Buffalora, prima che la strada scenda alle località di Era e Cespedosio. Lasciata l’auto nello spazio parcheggio, prendiamo a sinistra il sentiero 136 (ben segnalato) per il Passo di Grialeggio e Monte Venturosa. Per buon tratto percorriamo la comoda stradetta agrosilvopastorale, a tratti sterrata, a tratti cementata, che sale con lieve pendenza attraversando boschi di prevalente faggeta, splendidamente colorata d’autunno.

Il cielo è sereno e splende il sole, ma saliamo all’ombra del bosco godendo comunque dei caldi colori autunnali specie dei faggi.

Terminata la sterrata, il segnavia 136 diviene sentiero che si inoltra, ora in decisa salita e col fondo coperto da un tappeto di foglie, nel bosco di prevalente faggeta, che splende di un bel colore giallo-rosseggiante.

Superata la Baita della Vecchia (1380 m), ormai in ruderi, risaliamo a tornanti il vallone che ci conduce in decisa salita, passando sotto i contrafforti rocciosi del Venturosa, al Passo di Graleggio (1690 m).

Al passo il panorama si apre verso la Val Taleggio (con la sottostante Valle Asinina), il Resegone e le Grigne.

Elena, dopo due ore di cammino in salita anche decisa, se la sente di proseguire il cammino fino in vetta al Venturosa e quindi avanti!

Preso a destra il ripido, ma non difficile, sentiero per il Monte Venturosa (segnato con ben visibili bolli giallo-azzurri) in breve siamo al pianoro erboso della Baita Venturosa, detta localmente Baita del Giacom (1834 m).

Saliamo senza difficoltà, con brevissime soste per ammirare il panorama, proseguendo sul sentiero normale, risalendo gli ultimi tratti ripidi.

Faticando un pochino, non solo Elena, ma anche noi, raggiungiamo la vetta del Monte Venturosa (1999 m), con la bella croce.

Elena esulta e noi con lei...è la prima vera escursione in quota 2000 superando un dislivello di 900 m con 9 km di cammino, la metà dei quali in decisa salita e almeno 2 in ripida salita-discesa dal Passo dei Grialeggio alla cima del Venturosa.

La buona visibilità col cielo orlato da lievi sparse velature ci permette di ammirare un bellissimo panorama a 360° verso la Valle Brembana ad est e nord, la Val Taleggio ad ovest, verso le Orobie e fin verso le Alpi a nord e la pianura a sud...

Sostiamo in vetta per un bel po’, per il pranzetto al sacco, per foto e un po’ di relax .

Poi, seguendo il percorso di salita con qualche variante a vista per morbidi pratoni, ci abbassiamo alla Baita del Giacom e al Passo di Grialeggio.

Riagganciato quindi il sent. 136, camminando simpaticamente per buona parte su tappeti di foglie , rientriamo al punto di partenza.

Bel ritorno per me in autunnale sul Monte Venturosa in compagnia stavolta degli amici Elena e Claudio, molto contenta Elena per il test andato bene, di essere riuscita, anche se con un po’ di fatica, a raggiungere una cima in quota, come ai tempi prima dell’incidente di sette anni fa.