Articolo

«DIVINA COMMEDIA»: UNA NUOVA VIA FIRMATA RAGNI DI LECCO

17 Novembre 2014 / 19:00
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326
Scritto da Redazione Orobie
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«DIVINA COMMEDIA»: UNA NUOVA VIA FIRMATA RAGNI DI LECCO

17 Novembre 2014/ 19:00
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Scritto da Redazione Orobie

Si chiama «Divina Commedia» e considerata la parete su cui è stata aperta questa nuova via il nome suona decisamente azzeccato. Ci troviamo infatti nel Buco del Piombo la grande cavità naturale che con i suoi 695 metri di profondità è considerata il paradiso degli speleologici in Brianza. Questa volta è diventata invece terreno per due fortissimi scalatori:Luca Schiera, ventitreenne di Anzano e Simone Pedeferri, quarantunenne di Cantù. Entrambi sono Ragni di Lecco e all’impresa hanno dedicato oltre un anno. «Tutto è nato nell’autunno 2013 – racconta Pedeferri – era un periodo che pioveva molto e ci siamo detti: perché non visitare il Buco del Piombo? All’inizio è stata una scelta più legata ai sentimenti e ai ricordi, dettata dal fatto che quando avevo sei anni i primi passi come scalatore li ho mossi proprio qui. Poi è subentrata anche una seconda motivazione: volevamo lasciare qualcosa anche per i giovani che qui si cimenteranno in futuro, qualcosa che rappresenti un po’ la nostra generazione e serva a chi verrà anche dopo».

Una via impegnativa: sei tiri per 150 metri

Il risultato è Divina Commedia, sei tiri di corda per una lunghezza di 150 metri, due dei quali nel tratto centrale con difficoltà 8+. La via parte all’interno della grotta e procede all’esterno, oltre la volta, con una sequenza di 8b, 8a+, 8b+, 7c, 7c+ e 7a+.
Tutt’altro che facile. Per aprirla la coppia di scalatori ha dovuto prima dedicare cinque giorni alla pulizia della parete all’inizio dell’anni, altri cinque per chiodarla e tre o quattro giorni per provare i passaggi più complicati durante l’estate. Poi la settimana scorsa l’apertura che è stata documentata anche con alcune riprese girate da Michele Caminati che verranno utilizzate per un cortometraggio.

Dall'inferno al paradiso

E il nome? Perché Divina Commedia? «Man mano scalavamo – spiegano i due – la sensazione era proprio quella di passare dall’inferno al paradiso. Ci è venuto spontaneo chiamarla in questo modo».