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La Val Gandino riscopre la lana bergamasca

15 Novembre 2017 / 17:45
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Scritto da Redazione Orobie
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La Val Gandino riscopre la lana bergamasca

15 Novembre 2017/ 17:45
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Riscoperta l'antica filiera della lana bergamasca grazie alle iniziative messe in campo nelle Cinque terre della Val Gandino, con Casnigo, Cazzano Sant'Andrea, Gandino, Leffe e Peia. Un video racconta il progetto e i suoi protagonisti. Sabato 18 novembre la presentazione alla Porta Sant'Agostino a Bergamo.

La Val Gandino ha riscoperto la lana della pecora bergamasca, un prodotto a "km zero". E lo fa innovando la tradizione, mettendo a frutto (e a insperato reddito) una filiera produttiva unica, che nei secoli ha dato lustro e ricchezza alla Val Gandino ed ora è pronta a percorrere le vie dell’alta moda e di una rinnovata vitalità. Sabato 18 novembre alle 10,30, nella sala comunale della Porta Sant'Agostino a Bergamo, alle porte di Città Alta, viene presentato il progetto “Lana Val Gandino”, nell’ambito della quarta edizione del Festival del Pastoralismo

Negli ultimi mesi ha preso forma un progetto che punta decisamente sulla rivalutazione e la valorizzazione della filiera produttiva legata alla lana, partendo dall’allevamento ovino sino all’impiego creativo nell’alta moda del prossimo futuro. Tutto questo raccontato in un video che Orobie vi mostra:

Festival del Pastoralismo: la montagna incontra la città

Il Festival del Pastoralismo di Bergamo sono tre settimane di attività, per celebrare un’arte antica profondamente legata alla terra bergamasca. La presentazione del progetto "Lana Val Gandino" è lo special event conclusivo della quarta edizione della rassegna dedicata alla transumanza delle pecore e delle mucche da latte, ma anche all’arte casearia, alla socialità e all’enogastronomia delle nostre valli. “In Val Gandino – sottolinea il ruralista Michele Corti, docente di zootecnica all’Università di Milano - c’erano e ci sono pascoli e pastori, ma anche competenze artigianali uniche legate al lavaggio, alla filatura, alla tintura, al finissaggio. Nel 1400 fra Peia e Gandino c’erano più pecore che abitanti e il panno bergamasco indicava sin da allora una denominazione d’origine precisa e riconoscibile sui mercati”.

Lana Val Gandino, un brand senza tempo

In Val Gandino, a pochi passi dalla chiesa di Santa Elisabetta a Peia, è presente da secoli l’imbocco della “Via della Lana”, un’antica mulattiera che ha consentito nei secoli il commercio dei pregiati pannilana prodotti in valle. Una storia incredibile dal fascino autentico, che oggi è destinata a rivivere grazie ad una semplice, duplice constatazione: la presenza in Val Gandino di una residua filiera altamente specializzata, unica nel suo genere in Italia, e la possibilità di dare a essa uno scopo e un brand che ne rafforzino la capacità di penetrazione sui mercati.

Nel territorio di quelle ormai tutti conoscono come “Le Cinque terre della Val Gandino” ci sono icone fortemente evocative a livello culturale: dalle camicie scarlatte dei Mille di Garibaldi tinte a Gandino al saio reliquia di San Padre Pio custodito dalle Suore Orsoline nell’ex convento benedettino in contrada Castello, dalla Via della Lana di Peia all’ultima ciodera, utilizzata per l’asciugatura al sole dei panni lana presso il Lanificio Torri nel fondovalle. Per non parlare del Museo della basilica di Gandino con i suoi antichi tessuti e del Museo del tessile di Leffe con i propri macchinari funzionanti.

La Lana Val Gandino e la filiera produttiva a essa legata possono esprimere un’innovazione di grande prospettiva, nei campi più disparati: dall’abbigliamento tecnico al biomedicale, dall’agricoltura all’hi-tech. Emergono in valle le esperienze della famiglia Pasini, che ancora lava grezza conferita dai pastori locali e che produceva grazie al nonno Rino Pasini gli antichi mantelli al punto da essere definito “il sarto dei pastori”. La famiglia Presti porta avanti l’antica arte della tintoria, mentre i Bosio di Peia e i Savoldelli di Gandino tengono viva l’antica competenza di cardatura e filatura.

Il modello Mais Spinato

Il progetto di rivalutazione e valorizzazione dell’antica varietà Mais Spinato di Gandino ha rappresentato in questi ultimi 10 anni un azzardo appassionato che si è negli anni trasformato in una visione imprenditoriale di territorio e, soprattutto, in una cultura innovativa perché sostenibile e inclusiva. Nuove opportunità di lavoro, una rete di sviluppo capillare, la contaminazione con realtà italiane e internazionali. “Un modello – sottolinea Filippo Servalli, coordinatore del progetto Lana Val Gandino e vicesindaco di Gandino – che si lega a doppio filo alla storia della valle e alle prospettive che essa è ancora in grado di esprimere, anche attraverso la filiera della seta, per la quale pure è in atto un progetto specifico. Lana e seta sono fibre nobili che rimandano ad antichi mestieri e saperi che oggi vengono riscoperte all’insegna della tecnologia sostenibile e di un ritrovato interesse per materie prime dall’intrinseco valore naturale”.

Il video di presentazione

Il progetto Lana Val Gandino viene illustrato da un video documentario realizzato da Diego Percassi di Videoproduzione Bergamo con la consulenza di Giambattista Gherardi e l’apporto giornalistico di Gessica Costanzo.


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