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Valcalepio, Franciacorta, Valtènesi: le novità dal Vinitaly

13 Aprile 2019 / 06:25
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Valcalepio, Franciacorta, Valtènesi: le novità dal Vinitaly

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Vendite in crescita all’estero (+3,3% nel 2018 sull’anno precedente) ma non mancano alcune incognite all’orizzonte per il vino italiano. Aumentano le potenzialità di aree come l’Oriente e la Cina ma siamo in ritardo rispetto alla Francia che ha una quota di mercato del 50% contro il 6% dell’Italia. E i produttori lombardi e bergamaschi? Fra i primi a sbarcare in Cina è stata la casa orobica Cavalli Faletti, altre - vedi Medolago Albani e Villa Domizia-4R - sono approdate a Singapore. Altre ancora in Giappone.

Berlucchi

Della Cina dice Arturo Ziliani, patron della Berlucchi, gigante delle bollicine franciacortine a trazione bergamasca (con l’enologo Ferdinando Dell’Aquila e l’agronomo Diego Cortinovis) che a Verona ha presentato il Blanc de blancs Nature pas dosé millesimato, 100% Chardonnay, che affianca il ’61 Nature 2012 (70% Chardonnay e 30% Pinot Nero) e ’61 Nature Rosé 2012 (100% Pinot Nero): «Non siamo tanto per andare in Cina, preferiamo attirare qui da noi i turisti cinesi in Italia, in particolare quelli più consapevoli ed evoluti da un punto di vista enologico». “I dati di bilancio 2018 - evidenzia Ziliani -  evidenziano per la Guido Berlucchi una costante crescita a valore, con un incremento pronunciato soprattutto dei millesimati, molto apprezzati dal mondo Horeca per il gusto più moderno e ricercato tra i metodo classico italiani.”

Villa

Sempre in Franciacorta, Villa, l’azienda di Franciacorta della Famiglia Bianchi, a quattro decenni dalla nascita del primo Millesimo di Villa, ha presentato la Riserva Emozione 40 anni. Prodotto rispettando la “ricetta” originale di Emozione Brut (85% Chardonnay, 10 % Pinot Nero, 5% Pinot Bianco), ma con vini affinati in barriques ed un lungo periodo sui lieviti, fino a 100 mesi, è stato "tirato" in numero limitato (2.920 pezzi numerati).

Valcalepio - Moscato di Scanzo

Per quanto riguarda il Valcalepio, i mercati tradizionali dell’export sono ancora Germania e Svizzera, seguiti da Scandinavia e Belgio, anche se ieri la tradizionale «piazza Valcalepio» al Vinitaly ha ospitato un folto gruppo di importatori e distributori nordamericani, accolti dal presidente del consorzio tutela Emanuele Medolago Albani. E il giorno prima è stata la volta dei russi. Che vanno matti - garantisce l’imprenditrice Nataliya Prokopenko - per il moscato rosso dolce. Ma anche per il Moscato di Scanzo Docg che al Vinitaly quest’anno, come sempre del resto, ha attratto molti visitatori.

Forse però - come dice il direttore del consorzio Sergio Cantoni - pur con il suo 5% di export (ma ci sono eccezioni positive, come Castello degli Angeli che vanta un 70% di export) il Valcalepio è più un vino dalla filiera corta e quasi a km zero, nel senso che il suo bacino d’utenza è la Bergamasca, allargata al massimo alle province vicine. «E forse crescere a Milano è più importante del mercato cinese». Anche perché - spiega ancora Cantoni - la vicinanza al mercato di sbocco «richiede trattamenti meno consistenti per la conservazione del prodotto. E storicamente, infatti, da noi si sono sempre usati poco diserbante e poca anidride solforosa».

Un vino il Valcalepio che «fa un uso oculato della chimica» grazie anche al bollettino settimanale del consorzio di tutela che dà i consigli giusti sui trattamenti da effettuare, in quella che tecnicamente si chiama «lotta integrata». Eppure, nonostante questa filosofia molto attenta alla sostenibilità, alcuni produttori bergamaschi stanno scommettendo proprio sul biologico come il Cipresso che al Vinitaly ha presentato i primi due bianchi Valcalepio bio, seguiranno nei prossimi anni il rosso, il moscato di Scanzo e il riserva. La stessa Cantina sociale bergamasca - il maggior produttore della provincia - ha sette ettari biologici, anche qui con una produzione che va dai Valcalepio bianco e rosso al moscato giallo e di Scanzo e agli incroci Manzoni e Terzi. E vanno ad aggiungersi al precursore del biologico a Bergamo, la casa Tosca. «Il bio è un discorso molto delicato - avverte il presidente Medolago - sono moderatamente favorevole, tutti devono sapere che si perde un 20% di produzione e può essere problematico avere buoni risultati in annate piovose e difficili».

Molte conferme ma anche diverse novità al Vinitaly: Tallarini ha presentato una linea di Igt dedicata ad Arlecchino in una bottiglia bombata (detta Regina); nuove etichette anche per La Rovere che espone in una teca la medaglia vinta ad Emozioni dal mondo; Locatelli Caffi ha presentato il rosso Igt Cardinài, il Calepino - re delle bollicine - abbraccia sempre più il «non dosato» (senza aggiunta zuccherina); Villa Domizia-4R, dopo il successo di Incrocio Manzoni, ha fatto debuttare Incrocio Terzi. E la nuova proprietà di Podere Cavaga ha inaugurato le nuove etichette e punta tutto sulle bollicine rosé a vitigno Franconia. Mentre Medolago conferma il proprio rosé a base di Pinot grigio. E Tosca propone un rosé Charmat a vitigno Merlot. Il rosé è bello perché è vario.

Valtènesi

A proposito di vini rosati, ieri il consorzio tutela Valtènesi ha lanciato il nuovo Istituto nazionale Rosautoctono, fondato sul patto con altri cinque consorzi di tutela di rosati Doc (Chiaretto Bardolino, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte, Salice Salentino e Cirò). “Siamo davvero orgogliosi di aver contribuito alla nascita di un organismo che sta suscitando grandi aspettative - ha spiegato il presidente del Consorzio Valtènesi Alessandro Luzzago -. Stiamo lavorando a questo progetto da oltre un anno: ora ci siamo dati una forma istituzionale dettando le linee guida per strutturare il progetto nel migliore dei modi. Le sei denominazioni puntano prioritariamente a fare promozione congiunta: insieme rappresentiamo una massa critica da 25 milioni di bottiglie che può autorizzare un pensiero più ambizioso di valorizzazione per far crescere quella quota di consumo di vino rosa che da noi è in aumento ma ancora confinata tra il 6-7% del totale nazionale: puntiamo ad arrivare tanto per cominciare ai livelli della percentuale mondiale, tra il 9-10%. Sognando magari la Francia dove su 100 bottiglie di vino fermo consumate 33 sono rosa, 48 rosse, 19 bianche. Ma fra i nostri obbiettivi ci sono anche formazione e ricerca per far crescere la cultura del vino rosa italiano.:”. E il direttore del consorzio Carlo Alberto Panont ha ammonito: «Non chiamatelo più rosé, alla francese, o rosato. D’ora in poi per noi sarà il vino rosa». Un’ altra novità dal Vinitaly.

Qr Code  - Strada del vino Valcalepio

Infine, il Qr code appiccicato sulle etichette del Valcalepio: avvicinando il cellulare, si può vedere un filmato sul territorio bergamasco. Che fa il paio con la mappa dei percorsi del vino orobico curata dall’associazione Strada del Valcalepio presieduta da Enrico Rota che sarà presto presentata in Camera di commercio.

(Da L'Eco di Bergamo del 9-4-2019)

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