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Bergamo, palazzo Moroni diventa un bene Fai

05 Dicembre 2019 / 12:15
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Scritto da Redazione Orobie
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Bergamo, palazzo Moroni diventa un bene Fai

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Dopo il mulino di Bàresi, a Roncobello, nella Bergamasca c’è un altro bene del Fai-Fondo ambiente italiano. È stata infatti stipulata un’intesa con la Fondazione Moroni per la valorizzazione dello splendido palazzo di Bergamo alta, che nel 2020 diventerà il 65° bene Fai. Alla presentazione dell’accordo per il restauro, la valorizzazione e la gestione del monumento seicentesco di via Porta dipinta sono intervenuti Lucrezia Moroni (presidente Fondazione museo di palazzo Moroni), Andrea Carandini (presidente Fai), Giorgio Gori (sindaco di Bergamo), Stefano Bruno Galli (assessore all’Autonomia e Cultura della Regione Lombardia), Francesca Furst (segretario regionale Mibact Lombardia e Piemonte) e Marco Magnifico (vicepresidente esecutivo del Fai). Guarda il video:

Palazzo, giardino e collezioni

Nel 2009 il conte Antonio Moroni, a pochi giorni dalla sua scomparsa, decideva di conferire l’amato palazzo – insieme a giardino, collezioni e pertinenze – alla Fondazione museo di palazzo Moroni con l’auspicio che l’edificio, da secoli dimora della sua famiglia, potesse essere destinato alla collettività. A 10 anni di distanza, Fai e Fondazione museo di palazzo Moroni perpetuano quella volontà per decisione della figlia Lucrezia Moroni e del consiglio d’amministrazione della Fondazione da lei presieduto.

L’accordo, innovativo e articolato, affida il bene al Fai, per rendere fruibile a un pubblico sempre maggiore uno dei più importanti e rappresentativi edifici della città, celebre per il suo grandioso scalone, la ricchezza degli affreschi di Giacomo Barbelli – realizzati tra il 1649 e il 1654 –, la varietà delle sale e la ricercatezza della collezione, nella quale spicca il celeberrimo dipinto di Giovanni Battista Moroni «Il cavaliere in rosa» (1560). Lo splendido edificio del Seicento diventerà nel 2020 il 65° bene Fai, il primo palazzo aristocratico urbano a impreziosire la collana di immobili tutelati e gestiti dal Fondo. Con l’imponente giardino-ortaglia: circa due ettari di suggestivo, insolito e intatto brano di campagna lombarda con vigne e terrazze a frutteto, che occupa un decimo di Città Alta.

Al via i restauri, poi l’apertura al pubblico

Il palazzo verrà aperto al pubblico dopo i primi indispensabili restauri nell’autunno 2020 e non oltre la primavera 2021, a eccezione per le Giornate Fai di primavera nel marzo 2020. Il totale restauro e l’adeguamento funzionale delle strutture e del giardino richiederanno risorse ingenti e qualche anno di ulteriore lavoro, eseguito a bene aperto al pubblico.


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