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Franciacorta, non solo bollicine: grandi rossi per lo spiedo

18 Dicembre 2019 / 10:39
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Franciacorta, non solo bollicine: grandi rossi per lo spiedo

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Non solo bollicine nella Franciacorta, area tradizionalmente dedicata alla produzione di spumante metodo classico. Le bollicine sono infatti affiancate da vini bianchi fermi e rossi (Terre di Franciacorta era la vecchia denominazione, oggi Curtefranca). Gli esperti si chiedono se sia una cosa buona oppure no e c’è chi sostiene che i produttori si debbano concentrare sul loro prodotto di punta conosciuto in tutto il Paese e anche all’estero, e cioè il Franciacorta Docg. C’è del vero. Ma è anche vero che ormai un po’ tutte le aree produttive enoiche offrono un’ampia varietà di etichette (pensiamo agli spumanti valtellinesi, in una zona vocata al rosso). Poi il Curtefranca rosso si abbina perfettamente ad uno dei piatti tipici della tradizione come lo spiedo bresciano. Infine, non bisogna dimenticare il fatto che in passato, prima della riconversione dei vigneti per la produzione di spumante, il vino franciacortino per secoli è stato rosso. E’ fin dal ‘500 infatti che nelle storiche cantine di Villa, affinano i rossi della Franciacorta. Dagli anni ’70 è poi avvenuto il recupero dei terreni terrazzati, che godono di un’esposizione solare ottimale e un’escursione termica giorno-notte che aiuta a fissare profumi e garantisce una lenta maturazione delle uve

La tradizione dello spiedo bresciano

Una riprova la si è avuta recentemente da Villa Franciacorta, a Monticelli Brusati  - azienda guidata dal patron Alessandro Bianchi, dalla figlia Roberta e dal genero Paolo Pizziol - dove ad una verticale di dieci annate del Curtefranca della casa (il Gradoni, un ottimo rosso che non sfigura nel confronto con le più blasonate aree dei grandi vini rossi italiani, dal Piemonte alla Toscana, da Verona alla Valtellina) è seguito l’abbinamento con lo spiedo che ancora una volta si è confermato ideale. Spiedo preparato da Emilio Zanola, della Trattoria Castello di Serle (Brescia), famoso per essere uno dei migliori interpreti di questo storico piatto, proposto secondo tradizione, seguendo il disciplinare di Denominazione comunale (De.co), approvato nel 2010.

Dieci annate a confronto

Alla presenza di importanti sommelier ed esperti enogastronomici ma anche di semplici appassionati, si sono confrontate dieci annate del rosso cru di casa Villa, questo Gradoni Curtefranca Doc il cui uvaggio è costituito da un 35% di Merlot, un altro 35% di Cabernet Sauvignon, e da un 30% di Cabernet Franc e il cui affinamento avviene in barrique per 18 mesi e nei successivi 18 mesi in bottiglia: 1994, 1996, 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2005 e 2008. Vini dal profumo intenso e dal corpo suadente e vellutato. Annate comunque buone si sono alternate ad altre ottime e ad almeno un paio davvero eccezionali (2000 e 2001). Il che ha dimostrato le alte potenzialità “rossiste” di un terroir unico (di origine marina) come quello di Villa Franciacorta citato dagli storici fin dal ‘800 per le grandi potenzialità in grado di produrre vini rossi di altissima qualità, unici, in un territorio, quello della Franciacorta, legato in primis alle bollicine d’eccellenza. E quindi, per concludere, è bene che le due produzioni continuino ad affiancarsi in una serena convivenza.

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