Articolo

La reintroduzione del Gipeto sulle Alpi

06 Agosto 2020 / 23:56
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Scritto da Marco Rondi
Fotografie di Marco Rondi
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La reintroduzione del Gipeto sulle Alpi

06 Agosto 2020/ 23:56
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Scritto da Marco Rondi
Fotografie di Marco Rondi

Il Gipeto (Gypaetus barbatus), comunemente conosciuto anche come Avvoltoio Barbuto, è un rapace necrofago che si nutre quindi delle ossa di animali morti. In passato a causa della credenza che esso fosse un predatore di pecore (da questa credenza ne deriva anche il soprannome di "Avvoltoio degli Agnelli"), veniva cacciato e ne venne dichiarata l'estinzione sulle Alpi nel 1930. Nel 1986 ebbe inizio un'importante progetto di reintroduzione del Gipeto su tutto l'arco alpino; sostenuto dai vari Parchi Nazionali e coordinato dalla Vulture Conservation Foundation (VCF) con sede a Zurigo. Inizialmente venivano reintrodotti esemplari nati in cattività e messi in alcuni nidi artificiali monitorati; in seguito il progetto ha iniziato a dare i suoi buoni frutti e nel 1997, ben 11 anni dopo i primi rilasci, è stata portata a termine la prima covata con successo. Ad oggi il Gipeto si riproduce in natura; ma viene comunque monitorato perchè è comunque ritenuto a rischio.

Gipeto adulto in volo
Alimentazione ed habitat

Il Gipeto è uno fra gli avvoltoi più grandi che vivono e nidificano in Europa, raggiunge i 2,80 metri di apertura alare ed il peso può variare dai 5 ai 7 kilogrammi. L'habitat è l'alta montagna, al di sopra dei rilievi boschivi, dove riesce a sfruttare le termiche per spostarsi senza troppi sprechi di energia e perlustrare le aree in cerca di resti delle carcasse di animali morti. Esso aspetta che gli animali morti vengano prima divorati dai predatori che cercano principalmente le carogne con ancora la carne (come l'aquila, la volpe, i gracchi, i corvi imperiali ecc..), poi quando ne restano soltanto le ossa, arriva lui a fare da spazzino. Si limita ad ingoiare le ossa, che vengono letteralmente sciolte grazie ai suoi succhi gastrici molto acidi (il suo stomaco ha un PH paragonabile all'acido muriatico), riuscendo quindi ad estrarre dal midollo osseo, tutti i grassi e le proteine necessari per la propria nutrizione.

Gipeto giovane in volo
Riproduzione e vita

Il Gipeto è piuttosto longevo, si aggira intorno ai 20-25 anni di età in natura ed il ciclo riproduttivo occupa la maggior parte dell'anno. Formata la coppia, che rimane legata per il resto della vita, in autunno inizia la preparazione del nido, nel quale verranno deposte, fra Gennaio e Febbraio, generalmente 2 uova a distanza di circa 7 giorni l'una dall'altra. La cova che dura 55-60 giorni, inizia immediatamente dopo la deposizione del primo uovo, e la schiusa avviene a Marzo, proprio quando c'è maggiore disponibilità di cibo, in quanto iniziano a comparire le prime carcasse di ungulati morti sotto le valanghe. Fra i 2 piccoli nati, si manifesta però un comportamento particolare, detto "cainismo", ovvero il primo nato, manifesta dominanza sul fratello minore, il quale non riceverà cibo e morirà a poche ore dalla schiusa.

Quando i giovani Gipeti abbandonano il nido, dopo circa un mese dalla nascita, hanno ancora un piumaggio molto scuro e con la testa completamente nera. Il Gipeto raggiunge l'età adulta e la maturità sessuale verso i 6-7 anni di età. A questa età, l'esemplare presenta chiaramente colori molto diversi e contrastanti: la parete dorsale rimane scura, ma la testa ed il petto sono rossastri, questo non per un fattore biologico, bensì perchè l'animale spesso si bagna in acque contenenti sali di ferro, che danno questa particolare pigmentazione al piumaggio. Chiaramente tra i vari anni, si può osservare un graduale cambiamento della colorazione, passando appunto dal marrone scuro del primo anno di vita (Gipeto giovane), sino a quando inizia a schiarire il piumaggio (dai 3 ai 5 anni, Gipeto immaturo), inizia poi a schiarirsi anche il capo a circa 5 anni (Gipeto subadulto), ed in età ormai adulta (dai 7 anni in poi) si vede appunto il colore caratteristico con il capo ed il petto arancio-rossastro.


La Fondazione VCF (Vulture Conservation Foundation)

Il progetto della reintroduzione del Gipeto è coordinato dalla Vulture Conservation Foundation con sede a Zurigo, e possiamo dire che è uno dei progetti di maggior successo a livello internazionale. La densità di esemplari sull'arco alpino oramai è abbastanza alta e non sono assolutamente rari gli avvistamenti di questo fantastico rapace, capace di volteggiare con agilità fra le vette più alte.

Fotografie e testo di Marco Rondi.


Commenti

Emanuele Musitelli 2 mesi, 1 settimana

A luglio di quest' anno sono riuescito a vere e a fotografarne uno (anche se non da vicino) presso il rifugio Tabaretta a Solda ,Davvero emozionante .

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