Itinerario E

Avolasio-Piani di Artavaggio con le ciaspole

  • Escursionismo
  • 3 ore
05 Gennaio 2018 / 13:45
1
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3707
Scritto da Redazione Orobie
Itinerario

Avolasio-Piani di Artavaggio con le ciaspole

05 Gennaio 2018/ 13:45
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Scritto da Redazione Orobie
Itinerario

Avolasio-Piani di Artavaggio con le ciaspole

05 Gennaio 2018/ 13:45
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Scritto da Redazione Orobie

Il percorso

Da Avolasio, estremo baluardo abitato della Val Taleggio ai Piani di Artavaggio è un susseguirsi di pascoli, un tempo preziosa risorsa per i montanari, oggi riscoperti grazie al ritorno dell’attività casearia e dell’allargata possibilità escursionistica. L'abbiamo scelta per una uscita con le ciaspole ai piedi.

Raggiunta Vedeseta, nella Bergamasca, dalla suggestiva forra dei Serrati, solcata dal torrente Enna, si prosegue sino ad Avolasio per la storica Via del Culmine e nei pressi della chiesetta della Casa alpina Cremasca (1.050 metri) si parcheggia. Neve o no, seguiamo la segnaletica Cai 151 e imbocchiamo la strada che sale asfaltata per qualche centinaio di metri, diventando una sterrata nel bosco che si affaccia sui dirupi del Bordesiglio. In meno di 30 minuti sbuchiamo sul grande alpeggio di Prato Giugno (1.268 m.), così chiamato, forse, perché veniva caricato dalle mandrie a giugno. Questa piccola contrada che sino agli anni ‘50 ospitava diverse famiglie e ora, purtroppo, giace in stato di abbandono, è come uno splendido balcone affacciato sulla parte alta delle Grigne, del monte Due Mani e del Resegone.

A questo punto le ciaspole le avremo già calzate e proseguendo lungo la strada, in breve, raggiungiamo il Prato del Tona (1.386 m.), luogo un tempo abbandonato che vive oggi un ritorno, grazie alla ristrutturazione di vecchi edifici. La prima sorpresa dell’itinerario è dietro l’angolo quando, terminata la salita e dopo un tornante, arriviamo ai Prati della Sella sui quali spicca dalla neve a 1.371 metri un roccolo, il più grande della valle che è ora inattivo.

Di fronte all’antico impianto, ecco un altro «monumento»: la baita Sella bassa dove in estate si producono stracchini e in particolare lo Strachitunt (1.425 m.). A questo punto, gambe e fiato permettendo, una breve digressione è d’obbligo per salire alla baita di Sella alta dove un faggio secolare sembra vegliare su un Crocifisso.

Si riparte per la casera di Maesimo, sui Piani d’Artavaggio. Una volta superata la casera, la strada scorre in piano ed è meta frequentatissima, anche in inverno, dei biker lecchesi. Il bosco cambia, si fa rado e prima della sorgente del Chignolo si presenta il panorama delle vette circostanti: la cima di Piazzo, il monte Sodadura e il monte Aralalta posto a sentinella sugli altri Piani, quelli dell’Alben e del rifugio Gherardi a oriente e quelli di Bobbio a settentrione.

Una breve sosta alla chiesetta fra la coltre di neve e le rocce e poi è il rosso rifugio Sassi Castelli (1.650 m.) a richiamare l’attenzione. Il rifugio, voluto dalla Sel-Società escursionisti lecchesi nel lontano 1926, venne bruciato nel 1944 dai nazisti durante i rastrellamenti in zona. Ricostruito, divenne la meta di tantissimi sciatori che qui salivano grazie alla funivia da Moggio. Ora è meta anche di tanti escursionisti che lo raggiungono dalla Valsassina, ma anche dalla vicina Val Taleggio.

La lunga ciaspolata termina qui, davanti a una fumante polenta e formaggio che, ben preparata dai rifugisti, darà l’energia per ritornare a valle.

Commenti

salvatore labrozzo 1 anno, 6 mesi

Bella gita, buona descrizione, tutto ok. Avrei gradito anche un formato pdf.

  • Redazione Orobie 1 anno, 6 mesi

    Buongiorno. Ricordiamo che i nostri itinerari del venerdì sono disponibili anche sulla app gratuita Orobie Active, che funziona anche offline. Insomma, la versione moderna è ancora più ricca di un PDF. A presto!