Itinerario E

Parco del Curone: da Cernusco Lombardone a Olgiate Molgora

  • Escursionismo
  • 6 ore
11 Maggio 2022 / 16:54
0
1
217
Scritto da Redazione Orobie
Itinerario

Parco del Curone: da Cernusco Lombardone a Olgiate Molgora

11 Maggio 2022/ 16:54
0
1
217
Scritto da Redazione Orobie
Itinerario

Parco del Curone: da Cernusco Lombardone a Olgiate Molgora

11 Maggio 2022/ 16:54
0
1
217
Scritto da Redazione Orobie

Il percorso

Con il sostegno di: InTERRACED
In collaborazione con: Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone


Dal parcheggio della stazione di Cernusco Lombardone (LC) seguire la ciclopedonabile alla palina con segnavia n. 2 Butto sede del Parco del CuroneSulla sinistra campeggiano i resti del Castello di Cernusco Lombardone. Fondato su una fortificazione romana, visse il suo splendore dal Mille fino al Cinquecento, quando venne convertito a cascina. Il percorso attraversa la provinciale arrivando al parcheggio in località Molinazzo, il cui toponimo è riferito al molino per la macinazione dei cereali.

Seguire il segnavia n.1 per Cà Soldato. Il sentiero costeggia il torrente Curone, compiendo una curva attorno alle falde più basse della collina di Montevecchia. La denominazione del torrente Curone è prova della presenza etrusco-ligure in questo territorio. Curone deriverebbe, infatti, dal nome di una tribù, i Curuni, che stanziandosi avrebbero dato nome alla valle e al torrente.

Seguire il segnavia n. 11 Butto. A destra della mulattiera una radura mantenuta a prato stabile, mentre a sinistra le coltivazioni sono quasi sempre a granoturco o altri cereali. Salendo si notano terrazzamenti coltivati a vite, alberi da frutta e ortaggi. Al bivio, prendere il sentiero che conduce al centro abitato.

Tenere la sinistra per arrivare alla frazione Passone: una sequenza di numerosi terrazzamenti coltivati a ulivi, alberi da frutta e vite scandisce la verticalità del pendio. Prendere la gradinatura che sale verso l’uliveto. Da qui è possibile godere di un panorama che spazia dal Santuario a un paesaggio terrazzato. L’ esposizione a sud ha permesso la crescita dell’ulivo, della vite e della coltivazione del rosmarino, ancora oggi presente nelle ultime terrazze che salgono fino a Cascina Butto, sede del Parco di Montevecchia e Valle del Curone.

Dal parcheggio sotto Cascina Butto, scendere lungo via Valfredda. La strada sterrata si snoda in un bosco di latifoglie, con la presenza di querce, nocciolo, sambuco e carpini bianchi.

Poco prima del centro abitato di Cascina Gaidana, il bosco si apre offrendo un panorama sulla Valle del Curone, in particolar modo sul nucleo rurale di Bagaggera, risalente al Seicento. La località si trova all’inizio del corso superiore del torrente Curone, le cui colline circostanti furono un tempo estese opere di difesa. Il complesso è coronato da campi coltivati, oltre i quali si estendono boscaglie.

Dopo circa 500 m si giunge a Cascina Valfredda, che deve nome alle caratteristiche climatiche della zona. Oggi è circondata da prati utilizzati per il pascolo e per lo sfalcio. Un tempo vi era una chiesa con un altare dedicato alla Vergine della Neve. La fontana in pietra adiacente al lavatoio, su cui sono ancora visibili antiche incisioni, è un esempio di riutilizzo di un importante manufatto in epoche successive. Seguire le indicazioni superando lo stagno per Cà Soldato.

La cascina è adibita a centro Parco e dispone di un museo dedicato agli ambienti e alla fauna che caratterizzano il Parco, oltre agli attrezzi agricoli e della vita contadina utilizzati. L’origine del nome della cascina, abitata fino al 1987, riporta alla memoria antiche battaglie e la fortificazione romana a salvaguardia di una fornace.

Da qui prendere la sterrata che scende e si inoltra nel bosco, come indica il segnavia n. 11 Cipressi – Galbusera Bianca. Attraversare il torrente Curone e giunti all’incrocio proseguire a sinistra. Si cammina lungo la strada immersi tra grandi prati, mantenuti per la produzione di foraggio da sfalcio. Dopo circa 400 m si arriva a Cascina MalnidoIn tempi remoti, tale località fu il centro di una fornace per la produzione di laterizi. Lo sfruttamento estrattivo ha lasciato ancora tracce visibili della fornace che, preesistente alla conquista romana, si trasformò poi in un complesso, forse il più grande dell’Italia transpadana per la produzione di embrici e materiale da costruzione.

Prendendo la carrareccia con segnavia n. 1 Pianello che risale la valle, si giunge ai ruderi di Cascina Ospedaletto, il cui nome evoca il ruolo svolto dal fabbricato durante la peste seicentesca, dove venivano ricoverati gli infermi. Secondo alcuni l’edificio potrebbe anche aver svolto funzione di accoglienza per i pellegrini di passaggio.

Seguendo il segnavia n.2, il sentiero si inoltra nella vegetazione boschiva salendo per la collina fino a Cascina Scarpada, caratterizzata da una loggia chiusa. Insieme a Cascina Costa sorge in posizione panoramica sulla Valle del Curone. Oggi ospitano un’azienda vitivinicola e sono sede di un agriturismo. Attorno alle due cascine, i terrazzamenti sono coltivati a vigneto. Il percorso continua a mezzacosta con saliscendi, tra vigneti, campi adibiti al pascolo e prati.

L’ anfiteatro che da Cascina Scarpada si estende fino a Galbusera Bianca costituisce l’habitat dei prati magri. I prati e i terrazzamenti sono ricchi di specie vegetali termofile. Fra le molte specie che compaiono in questi ambienti spiccano diverse orchidee. La ricchezza floristica ha significato faunistico, soprattutto per gli Insetti. La conservazione di questi ambienti è dipendente dalle modalità di gestione. La cessazione dell'attività agricola riavvia la trasformazione verso il bosco, con la scomparsa di specie di importanza naturalistica la cui presenza è legata allo sfalcio.

La Galbusera Nera è costituita da due edifici orientati ad est-ovest. I muri ospitano affreschi ottocenteschi raffiguranti una Madonna e il beato Giobbe. La devozione popolare per San Giobbe è legata alla tradizione religiosa della Brianza e in particolare alla bachicoltura. Attorno alla cascina i terrazzamenti sono coltivati a vigneto. 

La Galbusera Nera

Più avanti, collegata a mezzacosta sul pendio, sorge Galbusera Bianca. Il complesso rurale è composto da una casa padronale, tre cascine, una stalla e una chiesetta: insieme formano un borgo noto nel Trecento con il nome di ValbisseraLa presenza di un edificio di culto dedicato a San Francesco conferma che in passato era un nucleo insediativo. La spiegazione più plausibile sulla divisione delle due cascine tra bianca e nera si rifà al colore delle uve che vi venivano coltivate. Da qui prendere la mulattiera che sale dopo la Chiesa di San Francesco (segnavia n.11 Cipressi – Pianello) e, arrivati di fronte alla scalinata, salire tra i filari di cipressi, architetture vegetali che caratterizzano il paesaggio della Valle del Curone. La loro originaria funzione era quella di individuare i confini di alcuni possedimenti terrieri dell'area lungo il crinale ed i pendii delle colline.

Dai Cipressi, percorrere la mulattiera per una decina di metri e scendere nel centro abitato della frazione di Monte. A fianco del cimitero prendere la mulattiera che si inoltra nel bosco verso la frazione SaraAll’orizzonte si trova il cordone morenico dove sorge la frazione di Alduno; dietro si staglia il versante sud del Monte di Brianza, che con la sua dorsale verde crea una importante connessione ecologica tra il Parco e il Parco Regionale del Monte Barro.

All’incrocio il percorso prosegue fino a uno degli affluenti del torrente Molgora. Svoltando a sinistra si costeggia il torrente in una piana che in tempi primordiali fu un lago creato dalle acque di fusione del ghiacciaio che da Occidente scendeva da Valmadrera e da Oriente scendeva con la colata di ghiaccio della Valle dell’Adda.

Attraversato il ponte di legno, il percorso si avvicina al centro abitato della Valletta Brianza e incrocia la strada provinciale Como-Bergamo. Dirigersi verso il centro del paese, svoltare in via Traversa della Pesa e salire verso la Chiesa Parrocchiale percorrendo via Giovanni XXIII. Il panorama si affaccia su una piana che da Santa Maria Hoè arriva fino a Castello di Brianza, parte della Valle di Rovagnate. Su alcuni terrazzamenti, orti si alternano a alberi da frutta e vigne, coltivazioni tradizionali che ancora testimoniano l’economia agricola a livello famigliare tipica dell’Alta Brianza. La piana è invece coltivata a cereali, dove è praticata un’agricoltura intensiva.

Alla rotonda salire la sterrata Via Roccolo (segnavia n.27, Roccolo/Tremonte) tra filari di conifere e terrazzamenti coltivati a vite. Giunti sul crinale il panorama mostra la Valle di Rovagnate tra i versanti del Monte di Brianza e i rilievi del Parco con il paese di Perego arroccato sulla collina.

Il percorso prosegue poi nel bosco scendendo fino al centro abitato. All’incrocio svoltare lungo via Trento e proseguire fino alla località Tremonte. Questa frazione risale all’epoca dei romani che per primi si stabilirono in questa zona, fu importante per i traffici commerciali nella Valle di Rovagnate e nel Monte di Brianza.

Proseguendo lungo la via del Ponte si arriva alla chiesa di Santa Veronica, situata all'interno di quello che un tempo era probabilmente una rocca dei Capitani di Hoè. Al suo interno è presente un affresco che rappresenta Veronica recante il santo telo con il Volto di Cristo, databile attorno al 1280. Dalla chiesa, una mulattiera sale verso il centro abitato di Tremonte.

Si scorgono le rovine di una torre di avvistamento, risalente al X-XI secolo. In passato il complesso architettonico era imponente ed aveva un’importante funzione per il controllo del traffico stradale, che nell’antichità passava nella Valle di Rovagnate. La mulattiera prosegue tra terrazzamenti abbandonati e inselvatichiti alternati a terrazzamenti ben tenuti a ortaggi e frutta antica, fino a giungere al suggestivo ponte del BordeaAttraversare il ponte, sospeso sopra il torrente Molgora e seguire le indicazioni della palina con segnavia n.25 Mirabella/Paù.

Il Ponte del Bordea

La mulattiera si snoda nel bosco in mezzo a notevoli muri a secco, recentemente recuperati, e ad un certo punto un lavatoio in arenaria preannuncia l’arrivo alla località MirabellaDalla cascina Mirabella proseguire l’itinerario salendo la strada a tornanti che arriva all’abitato di Paù. Un uliveto occupa la maggior parte dei terrazzamenti che salgono fino al borgo, tra ronchi ancora coltivati a ortaggi e alberi da frutta antica e terrazzamenti pressoché abbandonati e inselvatichiti. Sul limitare della strada si trova il primo edificio, un oratorio di campagna dedicato a San Bernardo.

Attraversare il centro abitato percorrendo via Piave e proseguire per la mulattiera che offre un punto panoramico sulla bergamasca, i rilievi di Montevecchia e la dorsale degli AppenniniLa mulattiera scende in un bosco di castagni e querce fino alla valle dove scorre il torrente Alto Molgora, uno dei principali affluenti del Molgora.

Proseguire per il borgo di Mondonico, attraversare il torrente e mantenersi sulla via Emilio Gola, lungo la quale sono allestiti una serie di pannelli recanti le opere del pittore. In passato Mondonico rappresentò un richiamo artistico per pittori come Emilio Gola, Aldo Carpi e Ennio Morlotti. Il borgo, oggi nel comune di Olgiate Molgora, ha la sua origine intorno all’anno mille, con la costruzione di un castello di proprietà della nobile famiglia Vimercati, di origine longobarda.

In località la Squadra, la villa patrizia Villa Maria (risalente al quindicesimo secolo) fu l’abitazione della famiglia dei Bonfanti, poi feudatari Erba, dei nobili Rho e infine dei marchesi Secco d’Aragona. Più avanti si trova la chiesa di San Biagio, al cui interno si possono ammirare gli affreschi dell’abside e risalenti alla seconda metà del Cinquecento.

L’itinerario prosegue a fianco delle mura di Villa Maria, per percorrere via Mondonico fino ad arrivare ad un bivio, dove a sinistra si incontra prima Villa Gola e poi Villa Sommi Piccenardi, un complesso architettonico risalente al 1700. Da Villa Sommi Picenardi proseguire lungo la via Sommi Picenardi fino a giungere alla stazione di Olgiate Molgora. 

Punti di interesse lungo il percorso: 

1. Castello di Cernusco Lombardone. L'Antico Castello di Cernusco, oggi considerato edificio storico e Monumento Nazionale, fin dal XI SECOLO è stato di proprietà dei Conti Lurani Cernuschi che come tanti altri Signorotti locali dipendeva dall’autorità arcivescovile dell’allora potente Ariberto da Intimiano da cui ottenevano benefici. Lo strapotere dei signorotti e l’avversione per il vescovo portarono a dure lotte tra gli abitanti e le autorità, che sfociarono in molti casi alla cacciata dei signorotti e la distruzione delle loro dimore. Tra queste il Castello di Cernusco Lombardone che venne poi ricostruito in parte e adibito ad attività residenziali, ancora oggi è una apprezzata realtà turistico ricettiva.

2. Torrente Curone. La denominazione della Valle del Curone pare sia la prova della presenza etrusco-ligure in questo territorio, identica a quella del corso d’acqua che dal monte Ebro (Appennino ligure) confluisce nel Po. Curone deriverebbe dal nome di una tribù, i Curuni, della stessa stirpe dei Vopsi, che stanziandosi avrebbero dato nome alla valle e al torrente.

3. Cascina Butto. La Cascina Butto situata in un panoramico promontorio è stata trasformata in sede del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone oltre ai vari uffici amministrativi ospita il Centro visite del Parco, un piccolo ma esaustivo museo dedicato a tutti gli aspetti più salienti della geologia, botanica e zoologia del Parco. Di particolare interesse le tre sale interattive, due dedicate alla fauna selvatica locale e una alle tradizioni stoiche culturali legate all’agricoltura ed alle sue pratiche. Le aree esterne alla cascina invece ospitano una stazione di osservazione ornitologica, e un orto didattico fruite da famiglie e scolaresche. Maggiori informazioni su: https://www.parcocurone.it/index.html.

4. Cascina Valfredda. La Cascina Valfredda, il cui nome è legato alle caratteristiche climatiche della zona in cui è localizzata, vi si trova una bella fontana in pietra, adiacente al lavatoio rimangono le tracce di un altare della chiesetta dedicata alla Madonna della Neve (oggi scomparsa) che sorgeva nei pressi della cascina. Osservando la fontana da vicino, sono ancora visibili le antiche incisioni. Attorno alla cascina a cui è aggiunta un più recente stalla per bovini, verdi e ampi pascoli fanno da bucolica cornice ad un paesaggio agreste insolito per gran parte della Brianza.

5. Cascina Ca’ del Soldato. La cascina “Ca’ del Soldato” è adibita a centro Parco ed è sede delle Guardie Ecologiche Volontarie. La cascina è stata ristrutturata dal Consorzio di gestione del Parco nel 1990 ed ha acquisito importanza fondamentale per le attività di educazione ambientale. È costituita da un unico edificio che ha conservato le caratteristiche rurali. Ca’ del Soldato dispone di un piccolo museo, aperto la domenica, nel quale vengono proposti i diversi ambienti che caratterizzano il territorio del Parco e la fauna presente, oltre agli attrezzi agricoli e della vita contadina utilizzati, un tempo, in questi luoghi.

6. Cascina Malnido. In tempi remoti, la località di Malnido fu il centro di una grande fornace per la produzione di laterizi. Lo sfruttamento estrattivo ha lasciato ancora tracce visibili dell’antica fornace che, preesistente alla conquista romana, si trasformò poi in un grande complesso, forse il più grande dell’Italia transpadana per la produzione di embrici e materiale da costruzione. Già segnalata nel Cinquecento, all’epoca comprendeva anche una cappella dedicata a Sant’Anna da tempo scomparsa. Secondo una tradizione secolare, il luogo è stato in passato il ricovero di certi cavalieri che qui nascondevano i frutti delle loro ruberie; insomma una località malfamata che oggi è revocata nel nome. All’insediamento costituito da un grande vecchio caseggiato, sono stati affiancati edifici più recenti adibiti ad attività agricole. Oggi Malnido, è sede dell’azienda agricola “Latte e terra” che offre latticini (latte, formaggi, yogurt), carne, ortaggi e miele.

7. Cascina Ospedaletto. Oggi completamente diroccata e soffocata dalla vegetazione, il suo nome evoca l’antico ruolo svolto dal fabbricato durante la peste secentesca, allorché qui venivano ricoverati gli infermi. Secondo alcuni l’edificio potrebbe anche aver svolto funzione di accoglienza per i pellegrini di passaggio.

8. Cascina Costa. La Cascina Costa insieme a Cascina Scarpada, sorge in splendida posizione panoramica su un costone prospiciente la Valle del Curone, da cui il nome. Circondata da vigneti oggi ospita una conosciutissima azienda vitivinicola e sede di un apprezzato agriturismo.

9. Galbusera nera. Costituita da due edifici orientati ad est-ovest, su due piani, che si sviluppano in modo semplice e lineare. I muri ospitano due affreschi ottocenteschi raffiguranti una Madonna e il beato Giobbe. La devozione popolare per San Giobbe è strettamente legata alla tradizione religiosa della Brianza e in particolare è associata alla bachicoltura. Attorno alla cascina i terrazzamenti sono coltivati a vigneto. A Galbusera Nera ha sede anche un ristorante, ottimo punto di ristoro per visitatori e escursionisti della valle.

10. Galbusera bianca. Complesso rurale è composto da una casa padronale, tre cascine, una stalla e una chiesetta, riuniti insieme a formare un piccolo borgo già noto nel Trecento con il nome di Valbissera. La presenza di un edificio di culto dedicato a San Francesco, conferma che in passato questo fu un vero e proprio nucleo insediativo e non solamente una struttura al servizio dell’attività agricola. Secondo alcuni studiosi l’etimologia del nome può essere ricercata nella radice latina Gallicus Albus Agger (bianche fortificazioni galliche). Secondo altri, invece, deriva dal dialetto “galbusera” inteso come cavolaia; per altri ancora, poiché la località compare in passato come “Valbissera” è probabile che significhi Valle della Biscia. La spiegazione più plausibile sulla divisione dei due nuclei tra bianca e nera sembra invece quella che si rifà al colore delle uve che vi venivano coltivate.

11. Cipressi di Colle ai Pen. Punto panoramico tra i più belli del parco I cipressi del colle ai Pen non sono un semplice ornamento delle colline del Parco. La loro originaria funzione era quella di individuare i confini di alcuni possedimenti terrieri dell'area, siti lungo il crinale ed i pendii delle colline di questa zona. I cipressi furono piantati dalla famiglia D'Adda Busca (proprietaria del tenimento "Busca delle due Galbusere") nel 1800.

12. Valle di Rovagnate. Scendendo da Monte e osservando a sinistra il paesaggio terrazzato che dall’alto della collina si sviluppa con terrazzamenti brevi e fitti fino a degradare con terrazzamenti più ampi e radi, conferendo così all’ambiente una grande armonia, si incontra la frazione Sara che si trova nel Comune della Valletta Brianza, il suo toponimo richiama anticamente il tempo in cui nella zona vi era una palude (Sara, già Salla nel XIII). Tagliando la valle all’orizzonte si trova in primo piano il cordone morenico dove sorge la frazione di Alduno e in secondo piano, si staglia il versante sud del Monte di Brianza, che con la sua lunga dorsale verde crea una importante connessione ecologica tra il Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone e il Parco Regionale del Monte Barro. Su alcuni terrazzamenti ancora ben tenuti, orti ordinati si alternano a alberi da frutta e piccole vigne, coltivazioni tradizionali che ancora testimoniano l’economia agricola a livello famigliare tipica dell’Alta Brianza. La grande piana è invece coltivata a cereali, dove è praticata un’agricoltura intensiva.

13. Punto panoramico “Roccolo”. Risalendo tra filari di conifere che costeggiano il giardino di una grande villa e una serie di terrazzamenti coltivati a vite si arriva ad un crinale da cui si gode un ampio Panorama sulla Valle di Rovagnate tra i versanti del Monte di Brianza e i rilievi del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone con il suggestivo paese di Perego arroccato sulla collina. Questo luogo prende il toponimo di “roccolo” che richiama la funzione che un tempo aveva questo luogo, poiché ospitava un grande appostamento fisso di uccellagione.

14. Tremonte Chiesa di Santa Veronica. La frazione di Tremonte ha una lunga e ricca storia, a partire dai romani che per primi si stabilirono in questa zona, molto importante per i traffici commerciali nella Valle di Rovagnate e nel Monte di Brianza. Lo stesso nome di origine latina testimonia la presenza dei romani, il toponimo Tremonte deriverebbe infatti da “intra montes” cioè “tra i monti”. Proseguendo sempre lungo la via del Ponte si arriva all’antica chiesa di Santa Veronica, situata all'interno di quello che un tempo era probabilmente una rocca dei Capitani di Hoè. All'interno della chiesina è ancora oggi presente uno stupendo affresco che rappresenta Veronica recante il santo telo con il Volto di Cristo, databile attorno al 1280.Si tratterebbe di una delle più antiche rappresentazioni di Santa Veronica in atto di stendere il panno recante l'effige di Cristo.

15. Torre de Capitani. Svettante a controllo del territorio si trova la Torre De Capitani, il castello medievale recintato fornito di una torre di segnalazione e di proprietà della Casata De Capitani è sito nell’attuale Comune di Santa Maria Hoè, che anch’esso deve il suo nome alla sua posizione, sembra che infatti l’appellativo di Hoè derivi dal germanico Hohe, che significa sopraelevazione, altura.

16. Ponte del Bordea. Perfettamente inserito nel paesaggio si incontra il suggestivo ponte del Bordea (di difficile datazione), che si presume sia di epoca romana, anche se potrebbe essere anche di epoca più recente. Per raggiungerlo si segue una mulattiera pianeggiante tra terrazzamenti abbandonati e inselvatichiti alternati a terrazzamenti ben tenuti a ortaggi e frutta antica che poi una volta superato il ponte si snoda nel bosco e assume ancora più pregio per la presenza ai lati di notevoli muri a secco, recentemente recuperati.

17. Paù. Un esteso uliveto occupa la maggior parte dei terrazzamenti che salgono fino a questo piccolo borgo, tra ronchi ancora coltivati come un tempo a ortaggi e alberi da frutta antica e terrazzamenti pressoché abbandonati e inselvatichiti.

18. Mondonico. Il borgo di Mondonico è frazione del comune di Olgiate Molgora. Il suo toponimo deriverebbe da “Mons Dominicus”, ovvero monte del dominus, feudatario. Il paese ha la sua origine, intorno all’anno mille, con la costruzione di un castello di proprietà della nobile famiglia Vimercati, di origine longobarda, i sulla via Emilio Gola, sono allestiti una serie di pannelli recanti le opere del pittore. In passato Mondonico rappresentò per la sua bellezza, un forte richiamo artistico per pittori come Emilio Gola, Aldo Carpi e Ennio Morlotti.

19. Villa Maria. In località la Squadra, la villa patrizia Villa Maria (risalente al quindicesimo secolo) fu l’abitazione della potente famiglia dei Bonfanti, poi feudatari Erba, dei nobili Rho e infine dei marchesi Secco d’Aragona.

20. Chiesa di San Biagio di Mondonico. Chiesa più vecchia dedicata alla Madonna Addolorata e a San Biagio. Questa chiesa rovinò verso il 156 e una nuova cappella venne edificata dai Bonfanti sulle loro proprietà: in tal modo la chiesa della Squadra divenne la nuova S. Biagio In cui si possono ammirare gli affreschi riportati alla luce nell’abside e risalenti alla seconda metà del Cinquecento. 

Scheda tecnica:

PUNTO DI PARTENZA: stazione Cernusco Lombardone

PUNTO DI ARRIVO: Olgiate Molgora

PERIODO PERCORRENZA: i sentieri del Parco del Curone sono percorribili in tutte le stagioni; va tuttavia considerato che nel periodo primaverile ed autunnale può esserci presenza di fango a causa delle piogge più abbondanti, è quindi consigliabile un abbigliamento e un’attrezzatura di media-montagna.

DISTANZA: 17 km

DISLIVELLO POSITIVO: + 515 m

PRESENZA DI ACQUA SUL SENTIERO: fontanella presso il parcheggio di via Donzelli (Montevecchia), fontanella in piazza a Montevecchia Alta.


Info utili:

LINK A CUI È POSSIBILE FAR RIFERIMENTO PER AVERE MAGGIORI INFORMAZIONI CULTURALI SUL TERRITORIO: www.parcocurone.it/fruizione/index.html.

SUGGERIMENTO PER PERNOTTARE LUNGO IL PERCORSO: No  

SUGGERIMENTO PER MANGIARE LUNGO IL PERCORSONo

SUGGERIMENTO DI GUIDE O ASSOCIAZIONI CHE SUL TERRITORIO PROPONGONO ESPERIENZE A PAGAMENTO: No