Itinerario EE

Parco del Curone: il monte di Brianza da Olgiate Molgora

  • Escursionismo
  • 6 ore
11 Maggio 2022 / 16:39
0
0
464
Scritto da Redazione Orobie
Itinerario

Parco del Curone: il monte di Brianza da Olgiate Molgora

11 Maggio 2022/ 16:39
0
0
464
Scritto da Redazione Orobie
Itinerario

Parco del Curone: il monte di Brianza da Olgiate Molgora

11 Maggio 2022/ 16:39
0
0
464
Scritto da Redazione Orobie

Il percorso

Con il sostegno di: InTERRACED
In collaborazione con: Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone


Il Monte di Brianza ha mantenuto nel tempo un elevato valore paesaggistico: antichi nuclei rurali e cascine, che insieme ai boschi e ai terrazzamenti, hanno conservato e l’architettura e gli abitati della civiltà contadina tipici dell’Alta Brianza. Questo paesaggio rappresenta il valore identitario della Brianza che vede i suoi centri abitati collegati da millenarie mulattiere e una articolata rete sentieristica.

La morfologia del territorio è stata completamente modificata per lo sfruttamento delle risorse, trasformando il paesaggio da ambiente naturale a territorio rurale. Non solo opere agricole, ma vere opere architettoniche, create dall’uomo per modellare la verticalità dei pendii, ampliare lo spazio coltivabile, contenere l’avanzare tenace del bosco e delimitare le proprietà terriere.

Il percorso parte dalla stazione di Olgiate Molgora, dalla quale è possibile già ammirare il rilievo del Monte di Brianza e in particolare a metà costa, il piccolo borgo di Monasterolo.

Il borgo di Monasterolo

Dalla stazione si raggiunge la località Olcellera, quindi la frazione di Porchera, lungo un sentiero delimitato da alti muri a secco. L’abbandono di alcuni terrazzamenti ha consentito al bosco di avanzare inglobandoli e dando luogo a consistenti porzioni di bosco terrazzato.

Dopo aver attraversato il sedime della vecchia ferrovia, proseguire lungo lo stretto vicolo fino a scendere all’abitato. Il toponimo di Porchera, derivante da “porcaria”, ovvero “stalla di porci”, lascia chiaramente intendere che un tempo questa era una località caratterizzata dalla presenza di grandi allevamenti di maiali mentre oggi si presenta come un agglomerato di cascine e vecchi edifici. Seguendo l’acciottolato si arriva di fronte a un bivio.

Oltrepassando il sottopasso sotto il sedime ferroviario si arriva in località Stalasc (stallacce), punto di partenza di una lunghissima scalinata, grandiosa opera di architettura contadina che conta ben 1117 gradini e che rappresentava l’arteria principale per raggiungere i numerosi terrazzamenti e ronchi, realizzati utilizzando la pietra locale, in prevalenza arenaria e molera. Nella porzione più alta della scalinata, degna di nota è la presenza, a destra e a sinistra, di scale costituite da pietre a sbalzo nel vuoto costruite per rimontare i muri del terrazzamento e raggiungere quello superiore o viceversa. Un tempo questi terrazzamenti, oggi ormai quasi assorbiti dall’avanzare dei rovi, erano coltivati soprattutto a vite per la produzione del vino locale chiamato “Nustranel” e per la coltivazione di frutta e verdura tipica dell’economia di sussistenza contadina. I prodotti che invece venivano prodotti per essere venduti sui mercati agricoli erano principalmente piselli e taccole. La scalinata di Porchera presenta dei tratti esposti e per tale ragione è opportuno non percorrerla in discesa, soprattutto se bagnata.

Al termine della scalinata si percorre a sinistra il sentiero in piano fino al nucleo di Monasterolo, chiamato così perché in origine era un monastero di monache di clausura, fondato intorno al 1400 da una nobile della famiglia Corno. Fu chiamato Monasterolo per distinguerlo dal più grande e famoso monastero della vicina Bernaga.  Nel 1858, lo storico Giovanni Dozio aveva scritto al riguardo: “A mezzo il monte, che s'alza sopra capo a Porchera, in un angusto ripiano è il Monasterolo, un gruppo di meschine case e quasi decadenti, con un oratorio eretto ad onore di San Giuseppe nel 1736”. Al limitare del borgo si trova la chiesa di San Giuseppe, ora sconsacrata e adibita ad abitazione privata. La piccola piazza del borgo, dove è possibile approvvigionarsi d’acqua potabile ad una fontanella, merita una sosta. I terrazzamenti intorno all’antico nucleo erano coltivati per consentire l’autosufficienza alimentare, ora invece sono in buona parte abbandonati e lasciati a prato.

Il sentiero continua in salita con segnavia n.2 e a un trivio bisogna mantenere sempre la sinistra, ma vale la pena svoltare a destra per una sosta nell’ampia radura chiamata “camp di tedesch”, dalla quale si gode di un magnifico panorama sulle colline di Montevecchia e alle cui spalle nelle belle giornate si può vede Milano fino a giungere agli Appennini e all’Oltrepò Pavese.

Il sentiero si snoda per circa un chilometro in un bosco di castagno, roverella, frassino, ciliegi e acero montano fino ad arrivare ad un’area di sosta. Si segue il segnavia verso Beverate e si scende fino ad incontrare un bivio. Mantenersi sempre a sinistra sul sentiero n. 6 fino ad intercettare un’ampia strada boschiva, che si segue fino ad arrivare a cascina Rapello.

Sul muro della cascina, da far risalire alla seconda metà del settecento, un affresco di San Giobbe, venerato santo protettore dei cavalè, i bachi da seta, ricorda il tempo in cui la bachicoltura rappresentava un’importante attività per integrare le magre entrate della vita contadina. A quel tempo, sui terrazzamenti era praticata anche la gelsicoltura.

Il sentiero continua in costa fino alla frazione di Aizurro, di cui si scorge tra gli alberi la chiesaI terrazzamenti un tempo erano coltivati a piselli, fagioli, cornetti, patate e porri, prodotti che poi venivano venduti al mercato agricolo di Valgreghentino. In prossimità delle prime case di Aizurro il sentiero si divide e si imbocca la sezione che dolcemente sale fino ad incrociare una strada sterrata che conduce al centro storico. Si hanno notizie di questo nucleo abitato intorno al 1412. Giunti in piazza Roma, si arriva a un grande lavatoio ben conservato, un tempo importante luogo di ritrovo per le massaie della frazione.

L’itinerario continua imboccando la stretta via parallela alla via Tolsera, lungo la quale è possibile godere di un ampio panorama sulla valle dell’Adda, in particolare sul Santuario della Rocchetta, che sorge sulle fondamenta di un antico castello longobardo di cui si hanno notizie già dall'anno 960.

La stretta via si ricongiunge poi con via Tolsera e prosegue per una strada sterrata che si sviluppa a mezza costa tra qualche saliscendi fino al nucleo rurale di VeglioIl bosco era qui una estesa selva castanile e tracce di terrazzamento sono ancora visibili. Per una larga fascia delle popolazioni del Monte di Brianza, la coltivazione della castagna ha rappresentato un’importante risorsa alimentare che andava ad integrare la povera dieta contadina. Le castagne, vendute nei mercati del Milanese, costituivano un’entrata economica fondamentale per le famiglie. Da qui si può godere del panorama sulla Valle dell’Adda e sulle Prealpi Bergamasche.

Lungo l’itinerario sulla destra si incontrano terrazzamenti, coltivati a zafferano, patate, frumento e una antica varietà di mais, lo scagliolo. Interessante il masso erratico di serpentinite che si trova lungo la strada, denominato “Sass balena” per la sua particolare sagoma.

Dopo circa 500 metri si arriva a uno dei più suggestivi borghi rurali del Monte di Brianza: Veglio. Il toponimo potrebbe essere ricondotto al significato di “vegliare”, “fare da guardia”. La sua presenza è attestata fin dal 1412. I terreni circostanti appartenevano alle monache del monastero della Bernaga (Perego ora La Valletta Brianza). La struttura, antecedente al Settecento, è un raro esempio di abitato montano a cortina chiusa e compatta, che definisce una corte stretta e allungata sulla quale si affacciano gli edifici, costruiti in pietra con piccole e rade finestrature. La fila di gelsi, ora ridotta a pochi esemplari, costituiva una caratteristica architettura vegetale, che incorniciava l’ingresso di Veglio, a testimonianza della pratica della bachicoltura, comprovata anche dalla presenza in un locale della cascina di graticci per l’allevamento del baco da seta.

Il borgo di Veglio 

Si prosegue e a circa 200 metri in alto sulle balze, si trova una cappelletta votiva dedicata ai morti della peste, il cui affresco appare purtroppo indecifrabile. Poco più avanti sulla destra prendere il segnavia che indica la direzione Biglio.

Il sentiero attraversa nel bosco la valle della Pizza, lungo la quale si notano grandi massi erratici di granito-ghiandone, testimonianza del ghiacciaio nella Valle dell’Adda. Si abbandona il bosco solo in prossimità delle prime case di Biglio che documenta il tipico borgo contadino dell’Alta Brianza. L’abitato si sviluppa in due parti: Biglio Inferiore e sopra un pianoro più in alto, Biglio Superiore. Nel suo “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani”, redatto tra il 1290 e il 1311, Goffredo da Bussero ne cita la piccola chiesa di campagna. Le cronache riferiscono della presenza di un piccolo cimitero ora scomparso.

L’architettura del nucleo rurale di Biglio Inferiore risente dell’influenza del Bergamasco e di conseguenza della Serenissima. Le costruzioni sono basse e all’interno si trovano stalle, fienili e ricoveri per attrezzi. Salendo lungo la mulattiera si osserva, oltre al vasto panorama, i terrazzamenti che modellano l’ampio costone tra Biglio Superiore e Biglio InferioreQui il paesaggio offre uno degli scorci più significativi e di grande bellezza del Monte di BrianzaI terrazzamenti a fianco dell’abitato di Biglio Inferiore sono coltivati a ortaggi e conservano molti alberi da frutta antica. Biglio Superiore è ancora abitato e un bel lavatoio, recentemente recuperato, campeggia in mezzo alle case presso l’Agriturismo “Il Terrazzo”.

Il giro vallivo continua salendo per la mulattiera mantenendo la sinistra. Dopo poche decine di metri dalle ultime case di Biglio si intravvede sulla destra della riva un piccolo sentiero che sale sopra un grande pianoro, dal quale la vista sul Monte Resegone è imperdibile. Si segue sempre il segnavia n.9. Dopo circa un chilometro si incontra uno dei più caratteristici elementi del nostro paesaggio rurale: un casotto, in dialetto “cassòt”, ricovero degli attrezzi o avamposto per lo sfruttamento delle risorse legate al bosco e ai terrazzamenti, e più avanti una bella cappelletta dedicata alla Madonna e ai morti della peste.

Dopo circa due chilometri dall’abitato di Biglio, si arriva in prossimità di Campiano, di cui è attestata la presenza in un atto riferito alla sua selva nel 960. Il toponimo significherebbe “campo in piano”. Da Campiano si raggiunge l’Eremo del San Genesio seguendo il segnavia n. 4, percorrendo un ripido sentiero. Al Ristoro Alpino San Genesio il servizio è garantito nei giorni di sabato e domenica. Dalla sommità del Monte San Genesio è possibile spaziare su un ampio panoramaSi racconta che anticamente su questo colle ci fosse un tempietto dedicato a Giove (da cui il toponimo del vicino paese di Giovenzana) o a Giano (da cui deriverebbe Genesio). Il primo documento storico in cui si parla di una cappella di S. Genesio sul Monte Suma risale all'anno 950. Nei secoli fu dimora prima dei monaci agostiniani e successivamente dei monaci camaldolesi. L’eremo è oggi proprietà privata.

Ancora ben tenuti sono i terrazzamenti che disegnano e contengono il grande giardino intorno all’eremoDall’Eremo si segue e sempre il segnavia n. 1 fino ad arrivare alle prime case di Campsirago, nascoste dietro grandi affioramenti di roccia arenaria, il cui nome deriva da "campi sirati", che significa "terreni coltivati e muniti di silos", e testimonia la più che millenaria tradizione agricola di questo centro. Molto probabilmente la piccola comunità conservava cibi e raccolti in questi depositi (forse anche sotterranei) e poteva così essere autosufficiente in tutte le sue necessità. Le attuali costruzioni risalgono al XIV - XV secolo con alcuni edifici forse di epoca medievale. I terrazzamenti sono mantenuti a prato, testimoniando la transizione della vocazione di Campsirago, da borgo agricolo a borgo residenziale. Lasciando alle spalle le ultime case, prima del grande parcheggio della frazione, svoltare a sinistra e seguire il sentiero n. 1.

Questo consente, attraverso una millenaria mulattiera, di camminare agevolmente in bosco per due chilometri fino alla frazione di MondonicoDurante il percorso è interessante notare muri a secco di buona fattura e efficienti opere di ingegneria idraulica per governare i numerosi affluenti del torrente Molgora che nascono proprio in questa valle.

Degna di nota, nei pressi della località Campione, è la presenza di un enorme masso coppellato in arenaria, importante reperto archeologico che attesta la presenza dell’uomo ancora prima dell’Età del Ferro. Prima di arrivare a Mondonico, una evidente mulattiera sulla sinistra invita a raggiungere il vecchio nucleo rurale con un piccolo oratorio dedicato al Santo Crocifisso. La località è nota con il nome di il Casino e il toponimo potrebbe riferirsi all'uso di uno degli edifici come residenza rurale signorile adibita all'attività venatoria. 

Passando a lato dell’Oratorio del Santo Crocifisso, il percorso fiancheggia notevoli muri a secco e terrazzamenti abbandonati, invasi dai rovi. Il bosco terrazzato ha preso il sopravvento sia a valle che a monte del percorso. Dopo aver oltrepassato un caseggiato bianco sulla sinistra, chiamato Cà Bianca, il sentiero si dirama in un bivio. Piegare a destra e al masso erratico con una piccola cappelletta votiva alla Madonna proseguire a sinistra verso Monasterolo attraversando la Valle del Corna, dove scorre l’omonimo torrente.

Sotto l’abitato di Monasterolo, prendere la direzione per Olgiate Stazione, scendendo per una suggestiva mulattiera tra terrazzamenti e alti muri a secco fino all’imbocco del sentiero a destra, che conclude l’anello e arriva alla stazione di Olgiate Molgora

I punti di interesse lungo il percorso:  

1. Scalinata di Porchera. Un tempo percorsa dai contadini per coltivare i terrazzamenti del versante.Una grandiosa opera di architettura contadina che conta bel 1117 gradini e che rappresentava l’arteria principale per raggiungere i numerosi terrazzamenti, i cui muretti a secco erano realizzati utilizzando la pietra locale, l’arenaria. Nella porzione più alta della scalinata, degna di nota è la presenza di scale costituite da pietre a sbalzo nel vuoto costruite per rimontare i muri del terrazzamento e raggiungere quello superiore o viceversa.

La scalinata di Porchera

2. L’antico nucleo di Monasterolo. Fu chiamato così per distinguerlo dal più grande e famoso monastero della vicina Bernaga. In origine era un monastero di monache di clausura, fondato intorno al 1400 da una nobile della famiglia Corno.

3. Cascina Rapello ad Aizurro. Era una località un tempo piuttosto isolata del comune di Airuno, diventata con il passare dei secoli un insediamento contadino di media collina. La struttura architettonica e la soluzione urbanistica adottata parrebbero far risalire la sua costruzione attorno alla seconda metà del settecento. Sul muro della cascina un affresco di San Giobbe, venerato santo protettore dei cavalè, i bachi da seta, ricorda il tempo in cui la bachicoltura rappresentava un’importante attività per integrare le magre entrate della vita contadina.

4. Aizurro. Si trova a metà costa sotto il Monte San Genesio. Dal punto di vista storico, si hanno notizie del nucleo abitato intorno al 1412 e la derivazione del nome è incerta. Un tempo era un piccolo villaggio tipico della Brianza, abitato da coloni e possidenti terrieri. Ancora oggi, il paesaggio conserva la sua vocazione agricola.

5. Veglio. Rappresenta uno dei più suggestivi borghi rurali del Monte di Brianza. Il toponimo potrebbe essere ricondotto al significato di “vegliare”, “fare da guardia”. Dal punto di vista storico, la sua presenza è attestata fin dal 1412.Tutti i campi e i boschi circostanti all’abitato furono di proprietà delle monache della Bernaga (Perego ora La Valletta Brianza).

6. Biglio Inferiore. Una delle architetture rurali meglio conservate, che documenta il tipico borgo contadino dell’Alta Brianza. L’abitato si sviluppa in due parti: Biglio Inferiore e sopra un pianoro più in alto, Biglio Superiore.

7. Biglio Superiore. Nucleo ancora abitato. Un bel lavatoio, recentemente recuperato, campeggia in mezzo alle case dove l’Agriturismo “Il Terrazzo” offre ai visitatori l’opportunità di un pranzo tipico locale, previa prenotazione.

8. Campiano. Un antico abitato rurale di cui è attestata la presenza già in un atto riferito alla sua selva nel 960. Il suo toponimo significherebbe “campo in piano”. I terrazzamenti adiacenti sono coltivati a ortaggi frumento e orzo. È presente un allevamento di capre da latte, mucche, asini e oche.

9. Eremo di San Genesio. Il primo documento storico in cui si parla di una cappella di S. Genesio sul Monte Suma risale all'anno 950. Nei secoli fu dimora prima dei monaci agostiniani e successivamente dei monaci camaldolesi. L’eremo è oggi proprietà privata.

L'Eremo di San Genesio

10. Campsirago. Rappresenta la più rurale delle frazioni di Colle Brianza. Il nome latino "campi sirati", che significa "terreni coltivati e muniti di silos", testimonia la più che millenaria tradizione agricola di questo centro. Molto probabilmente la piccola comunità conservava cibi e raccolti in questi depositi (forse anche sotterranei) e poteva così essere autosufficiente in tutte le sue necessità. Le attuali costruzioni risalgono al XIV - XV secolo con alcuni edifici forse di epoca medioevale.

11. Nei pressi di località Campione (Colle Brianza). Degna di nota, è la presenza di un enorme masso coppellato in arenaria, importante reperto archeologico che attesta la presenza dell’uomo ancora prima dell’Età del Ferro.

12. Località “Il casino”.  Si trova un vecchio nucleo rurale con un piccolo oratorio dedicato al Santo Crocifisso. Il nome di "Casino" potrebbe riferirsi all'uso di uno degli edifici come residenza rurale signorile adibita all'attività venatoria.

Scheda tecnica:

PUNTO DI PARTENZA: parcheggio stazione Olgiate Molgora. In questo punto è presente anche la fermata di molte linee di autobus.

PUNTO DI ARRIVO: Olgiate Molgora.

PERIODO PERCORRENZA: i sentieri del Monte di Brianza sono percorribili in tutte le stagioni; va tuttavia considerato che nel periodo primaverile ed autunnale può esserci presenza di fango a causa delle piogge più abbondanti, è quindi consigliabile un abbigliamento e un’attrezzatura di media-montagna.

DISTANZA: 17 km

DISLIVELLO POSITIVO: il percorso prende avvio da quota 250 m.s.l. e raggiunge, come quota massima, 846 s.l.m. circa; tuttavia sono presenti alcuni saliscendi che comportano un dislivello totale di 1000 metri.

PRESENZA DI ACQUA SUL SENTIERO: piazza di Monasterolo, piazza Roma a Aizurro, Veglio.

Info utili: 

LINK A CUI È POSSIBILE FAR RIFERIMENTO PER AVERE MAGGIORI INFORMAZIONI CULTURALI SUL TERRITORIO: www.parcocurone.it/fruizione/index.html

SUGGERIMENTO PER PERNOTTARE LUNGO IL PERCORSO: Amata Valley di Casati Armidio, è una ben curata foresteria con vista sul Resegone e si trova in Via Fratelli Kennedy,30 Valgreghentino n. 392 4004118. Hotel Ristorante Due Platani Via Statale, 18 Airuno tel.09943280.

SUGGERIMENTO PER MANGIARE LUNGO IL PERCORSO: 

Valgreghentino:  per scoprire i tipici sapori della cucina locale, l’agriturismo “Il Terrazzo” a Biglio offre una ristorazione basata su piatti tipici tradizionali della zona, con utilizzo sia di prodotti propri che di altre aziende locali. E’ necessaria la prenotazione al n. cell. 3388150826 Per informazioni visitare il sito http://www.agriturismoilterrazzo.it/. Osteria del Bindon Villa San Carlo, 15 Villa San Carlo (Valgreghentino) tel. 03411849459. Ristorante-pizzeria Paolino (specialità di lago e non solo) Via Fratelli Kennedy, 101 Villa San Carlo (Valgreghentino) tel. 0341 604608.

AirunoAizurro - circolo ARCI “Amici di Tino” aperto sabato e domenica (solo per tesserati ARCI). Ristorante Pizzeria Il Gabbiano Località Gibello, 8 Aizurro (Airuno) tel. 039 9943050. Hotel Ristorante Due Platani Via Statale, 18 Airuno tel.9943280.

Colle Brianza: San Genesio – Ristoro Alpino San Genesio – aperto sabato e domenica tel. 039 9260513. Campsirago – “Osteria Stala del Re” – telefonare prima per prenotazione al: 0399260198