Itinerario E

Parco del Curone: itinerario ad anello Lomaniga – Montevecchia Alta – Sentiero Del Malveggio – Valle Santa Croce

  • Escursionismo
  • 4 ore
11 Maggio 2022 / 16:33
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Scritto da Redazione Orobie
Itinerario

Parco del Curone: itinerario ad anello Lomaniga – Montevecchia Alta – Sentiero Del Malveggio – Valle Santa Croce

11 Maggio 2022/ 16:33
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Itinerario

Parco del Curone: itinerario ad anello Lomaniga – Montevecchia Alta – Sentiero Del Malveggio – Valle Santa Croce

11 Maggio 2022/ 16:33
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Il percorso

Con il sostegno di: InTERRACED
In collaborazione con: Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone


Dal parcheggio di Lomaniga, si segue la strada provinciale fino alla Chiesa. Prendere a destra la via che parte da Piazza Pio XII e che corre parallela al provinciale e camminare fino a incrociare via Cascina Palazzina, dove una palina indica il segnavia n. 8 per Montevecchia Alta.

Si svolta a sinistra e si percorre la sterrata che salendo si inoltra in un bel bosco di querce e arriva alla Cascina Verteggera. Il nome della frazione Verteggera (nel passato chiamata Varteggera, come riportato sulla vecchia cascina), deriva da versus agger che significa aggirare la fortificazione. In epoca romana qui passava la strada (oggi confine tra Missaglia e Montevecchia) che aggirava una fortificazione e conduceva alle cave a cielo aperto, ora frazione Cappona.

Il paesaggio terrazzato di Verteggera si presenta come era anticamente: la coltivazione, effettuata secondo gli antichi metodi non è mai cessata. Si coltivano rosmarino, erbe aromatiche, alberi da frutta e vite. Da notare la presenza di terrazzamenti accessibili solo a piedi, per mezzo di ripide scalinate: vere e proprie opere di ingegneria contadina.

Il sentiero prosegue in piano in uno scenario in cui il paesaggio terrazzato è attore indiscusso. Interessante il lavatoio in pietra di Verteggera, che rappresenta uno dei più bei manufatti del Parco. Si trova sulla destra del sentiero, prima di inoltrarsi nuovamente nel bosco. Tra le pareti del lavatoio, cresce una piccola e graziosa felce capelvenere, che trova l’habitat ideale nelle fessure delle rocce soggette a stillicidio, come le pareti umide di roccia calcarea di vecchi lavatoi. Nel Parco è rarissima e localizzata in poche stazioni.

L’itinerario prosegue pianeggiante in un bosco fino ad incrociare una stretta strada e salire fino ad arrivare a Cascina Casarigo, struttura di origini antiche. Il toponimo di questa località, stando alle fonti catastali, deriva da Castrago e quindi da castrum che significa “sede di un accampamento”. Ciò induce a ritenere che la zona era abitata già in epoca romana. La cascina sorge arroccata sopra un poggio, coronata da una teoria di vigneti. Di sotto si allunga la pianura, poco sopra fanno da contrasto i verdi boschi del Parco.

Da Casarigo scendendo fino ad Ostizza, si dispiegano ordinati terrazzamenti coltivati a vite.

La mulattiera continua in salita. A sinistra, nelle vicinanze di una cappelletta in rovina, una palina indica di seguire il segnavia n. 8 per l’Alta Collina. Tra affioramenti di arenaria, una mulattiera con gradinature in molera, sale decisa guadagnando dislivello fino a giungere alla frazione Galeazzino.

Salendo fuori dal bosco, si apre uno scenario spettacolare di architettura rurale: un complesso sistema di terrazzamenti scolpisce il ripido versante, frenando la verticalità del pendio e lunghi filari di vite ne tracciano simmetriche le curve di livello.

I versanti meridionali della collina di Montevecchia non hanno mai cessato di essere intensamente sfruttati per uso agricolo. Percorrendo i sentieri e le strade che si snodano lungo i versanti soleggiati del colle, si osservano le sistemazioni dei versanti tipiche del Parco: i ronchi (i terrazzamenti) sostenuti dalle murature in pietra a secco. Qui le piane dei terrazzi ospitano ancora oggi, nella maggior parte dei casi, filari di vite associate alle piante aromatiche tipiche di Montevecchia: la salvia e il rosmarino.

Dalla frazione Galeazzino si gode il panorama sulla pianura e fino agli Appennini e al termine della mulattiera si arriva nella raccolta piazzetta di Montevecchia Alta da cui si gode di una vista stupenda.

Merita una visita il Santuario Beata Vergine del Carmelo, una delle chiese più suggestive della Brianza per via della sua posizione in cima al colle. Sulla destra della piazza la strada sale in una breve salita per arrivare di fronte ai 180 gradini della celebre scalinata. Grazie alla sua posizione emergente ha ricoperto nel corso dei secoli una funzione di richiamo per gli abitanti di tutte le zone vicine ed è a diventata un’icona per tutta la Brianza collinare. Nei primi anni del Seicento il preesistente edificio di culto fu abbattuto e in suo luogo fu costruito l’attuale santuario in stile barocco, ad unica navata, di 5 campate rettangolari con volte a crociera.

Ritornando alla piazzetta e seguendo le indicazioni della palina del Parco si procede sul sentiero n.10 fino all’incrocio con Via Alta Collina, dove si gode del panorama della DOL Dorsale Orobica Lecchese con l’iconica sagoma del Resegone e il gruppo delle Grigne.

Dall’Alta Collina, la Valle del Curone si rivela in tutta la sua bellezza, facendo mostra del suo caratteristico paesaggio terrazzato, in particolare dello spettacolare versante della Valle delle Galbusere.

All’incrocio con la strada, seguire le indicazioni della palina con segnavia n. 9 Strada del Malveggio; quindi attraversare e svoltare a sinistra, camminando sul marciapiede per attraversare la frazione Livello ed arrivare salendo fino alla frazione di Ghisalba. Il toponimo della frazione è legato alla presenza di un santuario esistente dal colore bianco, ecclesia alba, chiesa bianca.

A circa metà della salita, prendere a destra la direzione del segnavia n. 9 Strada del Malveggio, un’ampia carrareccia procede in piano tra filari di vite, dove i terrazzamenti seguono l’andamento ondulato della morfologia del pendio, creando curve armoniche.

Strada del Malveggio

Si cammina sempre in piano fino ad arrivare alla frazione Vigna, dove in mezzo al bosco, sul limitare della carrareccia si trova il lavatoio di San Bernardo.

Più avanti, il bosco, con formazione in prevalenza di castagno e querce, lascia spazio a un’ampia radura. Durante l’itinerario, si incontra una deviazione che scende verso il fondovalle. In questo caso mantenere sempre il segnavia n. 9, prendendo il sentiero che prosegue pianeggiante. La carrareccia termina quando incontra la strada sterrata (Strada Panoramica). Seguire le indicazioni del segnavia n. 9 Valle Santa Croce – Missaglia svoltando a destra.

Più avanti, in prossimità di una stanga sulla sinistra, seguire sempre le indicazioni per Valle Santa Croce e scendere per la sterrata che si snoda nel bosco con ampi tornanti fino al fondovalle. Nella valle sono ben distinguibili le diverse localizzazioni delle attività agricole e forestali: sulle pendici troppo scoscese per le attività agricole e soggette a rischio di dissesti idrogeologici, domina il bosco visto come sussidio all’attività agricola tradizionale (legna da ardere e paleria ad uso agricolo) laddove la pendenza si riduce, l’attività umana ha creato una serie di terrazzamenti. Nel fondovalle dominano campi coltivati anche se la presenza di boschetti e siepi creano un ambiente molto variegato di elevato valore paesaggistico e naturalistico. Il nome della valle deriva dall’antica chiesa più volte rimaneggiata e menzionata già in un documento del 1289 come ecclesia. Il borgo ha origini antichissime. Il muro di cinta della cappella conserva un’incisione pre-romana, testimonianza degli antichissimi abitanti di questa valle.

Per visitare Valle Santa Croce camminare fino alla strada del fondovalle e poi salire a sinistra per il centro abitato. Per proseguire l’itinerario ad anello, salire di nuovo per la stessa sterrata e prendere a sinistra il sentiero sui campi terrazzati. Guadare il torrente e inoltrarsi nel bosco camminando fino ad arrivare al nucleo di antica formazione di Cascina Novelè, ancora oggi abitata da più famiglie. L’abitazione a pianta quadrata consta di due piani più un sottotetto colombaio-fienile. I piani sono collegati da una scala posta in un piccolo porticato contenuto entro il perimetro della casa e che al primo piano diventa ballatoio aperto con balaustre in legno Sulla facciata vi è una edicola votiva scavata nel muro che contiene una piccola statua votiva di Sant’Antonio di Padova (protettore dei bambini).

La carrareccia arriva pianeggiante nei pressi di Cascina Bellesina Inferiore, la sola superstite delle due originarie (inferiore e superiore) che è tuttora abitata. Questa i trova in una posizione da cui si domina quasi tutta la parte a sud della Valle Santa Croce ed è costituita da un unico corpo di dimensioni contenute. Disposta su due piani, più un colombaio, è caratterizzata dalla presenza di un portico a due arcate al piano terra, con sovrastante loggia. La struttura è completamente in pietra molera e gli spigoli dell’edificio sono rinforzati da grossi conci squadrati. La pavimentazione del portico era originariamente in ciottoli. Il portico protegge un’icona dedicata alla Madonna del Bosco.

A Cascina Bellesina ha sede un’azienda agricola che alleva pecore della razza brianzola. Subito dopo aver superato alcuni terrazzamenti coltivati a vite, svoltare a sinistra per prendere la carrareccia che scende fino al fondovalle e che lambisce l’abitato di Cascina Fornace, oggi completamente ristrutturata. Sulla testata nord della cascina si trovava la parte rustica, con stalla al piano terra e fienile al primo piano schermato da un grigliato in laterizio. Siamo in presenza di una cascina “povera” infatti i muri sono realizzati con pietra molera ma con conci piccoli e irregolari.

Cascina Bellesina

All’incrocio con la strada, prendere il segnavia n. 6 Lomaniga. Attraversare la strada e svoltare a destra. In prossimità della cascina dall’altro lato della strada, si trova una croce votiva scolpita nella pietra molera, recante i motivi della morte: il teschio e le ossa femorali incrociate ed i simboli della passione: il martello, la tenaglia, la scala. Il manufatto risale quasi sicuramente ai tempi della peste e con ogni probabilità indica la presenza di luoghi di sepoltura.

La strada sterrata percorre pianeggiante il fondovalle, costeggiando il torrente Molgoretta e inoltrandosi in un bosco igrofilo, tipico delle zone vicine alle sponde dei corsi d’acqua, con la presenza di formazioni in prevalenza di ontani neri e frassini. 

Al bivio con la strada asfaltata, seguire il segnavia 6A Lomaniga e salire dall’abitato di Pianetta Bassa a Pianetta Alta. Attorno all’abitato i terrazzamenti sono ancora coltivati e ben tenuti. Giunti alle ultime abitazioni, lasciare la strada e prendere la mulattiera a destra che si inoltra pianeggiante nel bosco, per poi lasciare spazio a terrazzamenti ancora oggi coltivati a ortaggi, verdura e alberi da frutto. La mulattiera prosegue in piano fino a alla località Oliva, da cui con un breve tratto su strada in discesa breve, si torna sulla strada provinciale e quindi al parcheggio di Lomaniga.

Punti di interesse lungo il percorso: 

1. Cascina Verteggera. Il nome della frazione Verteggera, nel passato chiamata Varteggera, deriva da versus agger che significa aggirare la fortificazione. In epoca romana qui passava la strada (oggi confine tra Missaglia e Montevecchia) che aggirava una fortificazione e conduceva alle cave a cielo aperto, ora frazione Cappona. Il paesaggio terrazzato di Verteggera si presenta come era anticamente: la coltivazione, effettuata secondo gli antichi metodi non è mai cessata. Si coltiva rosmarino, erbe aromatiche, alberi da frutta e vite. Da notare la presenza di terrazzamenti accessibili solo a piedi, per mezzo di ripide scalinate: vere e proprie opere di ingegneria contadina.

Il lavatoio di Cascina Verteggera

2. Cascina Casarigo. Nel 1630 la peste dilago per tutta la Lombardia e anche a Montevecchia. Le croci votive collocate lungo le strade segnalavano la presenza di fosse comuni e invocavano la clemenza del Signore. Proprio dietro la vecchia cascina lungo il sentiero che porta in alto ci sono i resti della Croce Votiva del Casarigo. Ma ai giorni nostri la Cascina merita un cenno per il fatto di essere una delle cascine che, ristrutturata con materiali locali. Produttrice di vini ed oli di pregio fa parte del cosiddetto Percorso delle erbe aromatiche, dove la salvia e il rosmarino di Montevecchia, sono tra le officinali utilizzate per aromatizzare alcuni tipi di formaggi come le formaggelle fresche e i formaggini stagionati sott’olio.

3. Montevecchia alta. Il borgo posto nella parte più alta della collina oltre alla presenza del sovrastante Santuario della Beata Vergine del Carmelo ed alla probabile presenza di una antica un’antica torre-vedetta medievale, trasformata poi nell’attuale torre campanaria. Da essa deriverebbe l’etimologia del nome Monte-vecchia, da Mons Vigiliae ovvero monte della vedetta, trasformatosi poi in Monteveglia, Montevegghia, Montevecchia. Attualmente ospita oltre alla Casa Museo di Maria Gaetana Agnesi, una delle più importanti matematiche del XVIII secolo, anche alcune dimore signorili e diverse attività turistico ricettive.

4. Santuario Beata Vergine del Carmelo. Il Santuario della Beata Vergine del Carmelo, con i suoi 180 gradini e una vista panoramica sull’intera Brianza è una delle chiese più suggestive per via della sua posizione in cima al colle. Già all’inizio del secolo XIII sul colle esisteva una chiesetta dedicata a “S. Giovanni Battista in Montaegia”, come attesta Goffredo da Bussero (1222-1289?) nel Liber Santorum. Successivi ingrandimenti e ristrutturazioni tra il XVI E XVII secolo sono testimoniate da una pala pittorica inerente alla "Decollazione di San Giovanni Battista" di Bernardino Campi datata 1554: il che fa supporre che fosse già funzionante l’attuale chiesa, condivisa in seguito come compatrona dalla Beata Vergine del Monte Carmelo.

Il Santuario della Beata Vergine del Carmelo

5. Alta collina punto panoramico. Appena usciti dal borgo di Montevecchia Alta non si può non soffermarsi al punto panoramico di Alta Collina in una splendida balconata sulla sottostante Brianza, si nota la parte finale della Val s. Martino e il Corso del Fiume Adda su cui sovrastano in fondo le montagne che danno inizio alla Dorsale Orobica Lecchese con le inconfondibili guglie frastagliate del Monte Resegone e delle Grigne in lontananza sulla sinistra.

6. Agriturismo Terrazze. Degno di nota sicuramente è l’agriturismo LE TERRAZZE, questa azienda agricola dedicata in gran parte alla coltivazione uva, produce degli ottimi vini IGT a conferma del suo radicamento nel territorio Brianzolo ed offre la possibilità di poterli gustare nel suo ristorante insieme a tanti altri prodotti del territorio.7. Valle Santa Croce. Nella valle sono ben distinguibili le diverse localizzazioni delle attività agricole e forestali: sulle pendici troppo scoscese per le attività agricole e soggette a rischio di dissesti idrogeologici, domina il bosco visto come sussidio all’attività agricola tradizionale (legna da ardere e paleria ad uso agricolo) laddove la pendenza si riduce, l’attività umana ha creato una serie di terrazzamenti. Nel fondovalle dominano campi coltivati anche se la presenza di boschetti e siepi creano un ambiente molto variegato di elevato valore paesaggistico e naturalistico. Il nome della valle deriva dall’antica chiesa più volte rimaneggiata e menzionata già in un documento del 1289 come ecclesia. Il borgo ha origini antichissime. Il muro di cinta della cappella conserva un’incisione pre-romana, testimonianza degli antichissimi abitanti di questa valle.

7. Valle Santa Croce. Nella valle sono ben distinguibili le diverse localizzazioni delle attività agricole e forestali: sulle pendici troppo scoscese per le attività agricole e soggette a rischio di dissesti idrogeologici, domina il bosco visto come sussidio all’attività agricola tradizionale (legna da ardere e paleria ad uso agricolo) laddove la pendenza si riduce, l’attività umana ha creato una serie di terrazzamenti. Nel fondovalle dominano campi coltivati anche se la presenza di boschetti e siepi creano un ambiente molto variegato di elevato valore paesaggistico e naturalistico. Il nome della valle deriva dall’antica chiesa più volte rimaneggiata e menzionata già in un documento del 1289 come ecclesia. Il borgo ha origini antichissime. Il muro di cinta della cappella conserva un’incisione pre-romana, testimonianza degli antichissimi abitanti di questa valle.

8. Cascina Novelè. Nucleo di antica formazione Cascina Novelè è ancora oggi è abitata da più famiglie, l’abitazione a pianta quadrata consta di due piani più un sottotetto colombaio-fienile. I piani sono collegati da una scala posta in un piccolo porticato contenuto entro il perimetro della casa e che al primo piano diventa ballatoio aperto con balaustre in legno Sulla facciata vi è una edicola votiva scavata nel muro che contiene una piccola statua votiva di Sant’Antonio di Padova (protettore dei bambini).

9. Cascina Bellesina. Cascina Bellesina Inferiore è la sola superstite delle due originarie (inferiore e superiore). Disposta su due piani, più un colombaio, è caratterizzata dalla presenza di un portico a due arcate al piano terra, con sovrastante loggia. La struttura è completamente in pietra molera e gli spigoli dell’edificio sono rinforzati da grossi conci squadrati. La pavimentazione del portico era originariamente in ciottoli. Il portico protegge un’icona dedicata alla Madonna del Bosco.

10. Cascina Fornace. Caratteristico l’abitato di fondovalle è Cascina Fornace, oggi completamente ristrutturata, sulla testata nord della cascina si trovava la parte rustica, con stalla al piano terra e fienile al primo piano schermato da un grigliato in laterizio. L’osservazione consente di individuare ancora oggi il nucleo più antico, cui furono aggiunte altre parti in epoche successive. Siamo in presenza di una cascina “povera” infatti i muri sono realizzati con pietra molera ma con conci piccoli e irregolari. 


Scheda tecnica

PUNTO DI PARTENZA: parcheggio di Lomaniga (Missaglia)

PUNTO DI ARRIVO: Lomaniga

PERIODO PERCORRENZA: i sentieri del Parco del Curone sono percorribili in tutte le stagioni; va tuttavia considerato che nel periodo primaverile ed autunnale può esserci presenza di fango a causa delle piogge più abbondanti, è quindi consigliabile un abbigliamento e un’attrezzatura di media-montagna.

DISTANZA: 12 km

DISLIVELLO POSITIVO: il percorso prende avvio da quota 264 m.s.l. e raggiunge, come quota massima, 464 s.l.m. circa; tuttavia sono presenti alcuni saliscendi che comportano un dislivello totale di circa 400 metri.

PRESENZA DI ACQUA SUL SENTIERO: fontanella presso il parcheggio di via Donzelli (Montevecchia), fontanella in piazza a Montevecchia Alta.

Info utili: 

LINK A CUI È POSSIBILE FAR RIFERIMENTO PER AVERE MAGGIORI INFORMAZIONI CULTURALI SUL TERRITORIO: www.parcocurone.it/fruizione/index.html

SUGGERIMENTO PER PERNOTTARE LUNGO IL PERCORSO: No

SUGGERIMENTO PER MANGIARE LUNGO IL PERCORSOBar, paninoteca e ristoranti a Montevecchia AltaBar a Lomaniga;  Agriturismo "Le terrazze"

SUGGERIMENTO DI GUIDE O ASSOCIAZIONI CHE SUL TERRITORIO PROPONGONO ESPERIENZE A PAGAMENTO: No