Viaggio transvallare al selvaggio Pizzo Gro

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Considerato che negli ultimi anni abbiamo calcato buona parte degli itinerari orobici andiamo alla ricerca di qualcosa di nuovo. La neve caduta nel tardo pomeriggio di venerdì ci preclude alcune salite e così, un po’ per caso, salta fuori il Pizzo Gro la cui vetta mi era sfuggita qualche anno fa per problemi fisici durante la salita mentre a Paolo e Luciano manca.

Questa selvaggia e arida montagna (il termine Gro rappresenta un luogo sterie ed inospitale) è la più evidente e meglio individuata delle vette sorgenti fra il Passo del Brunone ed il Passo del Salto e già dal Passo di Valsecca si staglia inconfondibile nel cielo.

La salita “normale” prevede la partenza da Fiumenero e la risalita della Valle del Salto fino all’incrocio del sentiero che collega i rifugio Calvi e Brunone, ma noi, da Brembani DOC, decidiamo di intraprendere il nostro viaggio da Carona.

Lasciamo il parcheggio con le ultime Stelle in cielo e ci incamminiamo verso il rifugio Calvi carichi ed infreddoliti dall’insolita temperatura più adatta al mese di Settembre.

Al rifugio una breve pausa caffè e due chiacchere con il rifugista e poi di nuovo via verso il Passo di Valsecca calpestando la neve caduta venerdì che rende il panorama ancora più magico e suggestivo.

Dal Passo inizia la lunga discesa (quasi 600 m di dislivello) fino alla Valle del Salto passando dal bivacco Frattini e, lungo questo tratto, la nostra meta si manifesta e ci mostra già da lontano il suo lato selvaggio e poco ospitale.

Superata la suggestiva presa del Salto e dopo una breve risalita si abbandona il sentiero per tagliare diritti lungo il pendio erboso sotto il Piz Grò (un rattone orobico DOCG che fa fumare i polpacci in salita e le ginocchia in discesa). Poco prima di arrivare al primo canalino incontriamo le prime chiazze di neve e la progressione sulla pietraia diventa ancora più disagevole.

Si sale un primo canalino proprio sotto il Piccolo Grò (ovest), si tiene il ramo verso sinistra e si accede ad una cengia erbosa, ma ricoperta di neve, che porta al secondo canalino (II grado). Anche questo viene risalito da destra verso sinistra e si arriva ad un terrazzo. Qui ci siamo arrampicati su una paretina umida e non banale (III grado) che ci porta alle placche inclinate che portano sul versante nord (Valtellina) del Gro. Attraversiamo con cautela la cengia innevata ai piedi del grosso monolite sommitale stando sul versante nord e risaliamo il breve pendio nevoso sbucando sullo spigolo ovest da dove una spaccatura della placca, esposta vertiginosamente sul versante nord, permette di ragguingere la vetta.

Ci gustiamo il panorama per pochi istanti e poi è tempo di concentrarsi e intraprendere la discesa dalle ripide placche rocciose di questa arcigna montagna. Con molta calma e la massima attenzione ripercorriamo tutti i tratti di arrampicata dove è vietato sbagliare fino a rimettere piede sul ghiaione che porta al sentiero delle Orobie. Poco prima di raggiungerlo ci fermiamo per magiare, finalmente, i panini e rilassarci un momento adesso che le difficoltà sono alle spalle.

Arrivati sul sentiero delle Orobie non ci resta che perdere qualche decina di metro di quota fino alla Presa del Salto per poi intraprendere la salita al Passo di Valsecca dove un numeroso branco di stambecchi pascola in piena tranquillità.

Da qui decidiamo di rientrare a Carona passando dal passo della Selletta, questo tratto di sentiero permette alcuni degli scorci più belli sui Diavoli, sull’Alta Valle Brembana e, sui grossi massi, sono visibili anche antiche incisoni che riportano la mente agli anni passati ed alla dura vita che qui è stata vissuta.

Dal Passo Selletta non ci resta che scendere rapidi al rifugio Longo dove una bella birra fresca ci ricarica le batterie prima dell’ultimo tratto di strada che ci porta di nuovo a Carona dopo quasi 14 ore di cammino con 32Km e più di 3000m di dislivello positivo nelle gambe.

Un’altra avventura nelle Orobie selvagge ed incontaminate, un viaggio lungo, faticoso ed impegnativo sia fisicamente che tecnicamente, ma quando una gita è così tosta i ricordi rimangono indelebili e la soddisfazione è massima e, anche un po’ di cosa in galleria a San Pellegrino, non è così pesante!

Commenti

Marco Caccia 6 anni, 10 mesi

Magari è la stessa allora, perchè la zona è quella! Anche l'anno scorso avevo avuto di vedere una cerva con il piccolo in quella zona! Pensa che è rimasta ferma giusto il tempo di mettere il tele sulla reflex e di scattare qualche foto, poi si è dileguata nel nulla senza nessun rumore!

  • stefano pulici 6 anni, 10 mesi

    Ti dirò che a prima vista anche a me era sembrata una cerva ma l’avevo escluso convinto che non vi fossero cervi in quelle zone. Wow! Ora mi fai venire un dubbio perchè la scorsa settimana proprio alla fine del primo tratto di salita sopra Pra de Lac, subito dopo la curva, mi sono imbattuto in quello che credevo fosse un capriolo. E’ fuggito “abbaiando” come fanno i caprioli allarmati, ma onestamente non so che verso emettano le giovani cerve :) grazie per l’info

  • Marco Caccia 6 anni, 10 mesi

    Grazie Stefano, non è un capriolo, ma una giovane cerva! Almeno così mi ha detto un amico cacciatore! L'abbiamo visto salendo dalla strada del Calvi zona Pra de Lac!

  • stefano pulici 6 anni, 10 mesi

    complimenti MaCa! Giro e foto pazzeschi! il capriolo dove l'hai beccato?

  • Marco Caccia 6 anni, 10 mesi

    Hai ragione Mario, ma ormai ero lì e quindi mi sono beccato la galleria... grazie per i complimenti!

  • mariolu sonzogni 6 anni, 10 mesi

    anche un po’ di coda in galleria a San Pellegrino, non è così pesante! in questi casi è meglio passare per il paese cosi si vede qlc :-D complimenti per l'interessante percorso e ovviamente per le foto.