Gemelli incantati dalla neve

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Adoro la neve, quando la vedo torno bambino.

Quando cade silenziosa e ricopre tutto, la neve cambia il paesaggio, lo trasforma in un ambiente diverso e rende tutto nuovo, cambia le nostre prospettive e ci regala dei punti di vista inaspettati.
Dopo le nevicate delle scorse settimane e con il sole e il cielo azzurro di questi giorni, era impensabile non immergersi nelle nostre Orobie.
Per una giornata da favola ho scelto uno dei miei luoghi del cuore, i Laghi Gemelli.
Vi racconto la mia avventura


Mattina del 6 aprile 2024.
Sveglia alle 5,20 e partenza alla volta di Carona.

Se nel periodo estivo preferisco la salita dalle Baite di Mezzeno, in inverno scelgo la sicurezza di un sentiero già tracciato.
La giornata è limpidissima, il cielo è quasi irreale tanto è azzurro. Il sole splende e l’aria è limpida.
Atmosfera perfetta per vivere una bella giornata in montagna.

Fino a quota 1400 metri slm niente neve, ma il sentiero è spesso invaso da torrentelli che scendono a valle, segno che la neve sta iniziando a sciogliersi.
Poi le prime chiazze di neve e qualche lastra di ghiaccio e l’avventura inizia. Con i ramponi, nessun pericolo e tanto divertimento.
La salita è tutta all’ombra e nel bosco, quindi agevole.

A quota 1840 metri slm il paesaggio cambia e si entra nella vera e propria favola. All’improvviso la salita termina e l’orizzonte si apre.
Sono arrivato sulle sponde del Lago Marcio, una distesa di ghiaccio (oggi non troppo spesso) e di neve. Il sole illumina questo bacino artificiale costruito negli anni Venti.
Attraversarlo è un azzardo, quindi scelgo di percorrere il sentiero che lo costeggia e che porta verso il Lago delle Casere, anche lui giacchiato e innevato.
Qui la segnaletica indica 130 cm di neve.

Ovunque si sente il suono del disgelo, dalle rocce gocce che piano diventano piccole cascatelle, sui sentieri ruscelli improvvisati. Sembra che la primavera abbia fretta di arrivare e che si stia affrettando per far riemergere il blu dei laghi e il verde dei prati.
La neve si fa sempre più bagnata e, nonostante i ramponi, si affonda a volte fino alle ginocchia. Il sole sta facendo il suo lavoro e il caldo si fa sentire (ci sono almeno 13 gradi). Se ci fate caso in questo foto si nota bene come ci sia una striatura di rosso. Ricordate che qualche giorno fa è piovuta la sabbia del deserto?

Il sentiero costeggia il Lago delle Casere e mi spinge verso la nostra destinazione.
Ancora un paio di salite e raggiungo il Rifugio Laghi Gemelli, quota 1968 metri slm e 2 metri di neve. Spettacolo.
Se siete stati al rifugio in estate, dimenticate tutto. Con due metri di neve non ci sono i tavoli all’aperto, ne la famosa fontana nel tronco di legno. La rosa dei venti è a malapena visibile e i cartelli dei sentieri CAI sembrano appoggiati a terra. È un mondo totalmente nuovo che ci regala una prospettiva diversa.

Regna il silenzio nonostante le tante persone che hanno raggiunto il rifugio e che si fermano per il pranzo al sacco sui gradini dell’ingresso fortunatamente liberi dalla neve. Tutti si stanno godendo il panorama a 360 grandi, dal Pizzo Becco verso il Pizzo Farno e il Passo di Mezzeno (irraggiungibile visto che il sentiero non è tracciato).

È uno spettacolo silenzioso e accecante: la luce riflessa sulla neve impone di non dimenticare a casa due oggetti fondamentali: crema protettiva e occhiali scuri.

Con le ciaspole si riesce a raggiungere e a percorrere la diga dei Laghi Gemelli e da lì ad ammirare le montagne tutt’attorno. Molti i segni di slavine, specialmente sui versanti delle Cime di Mezzeno, causate dalla tante neve e dal sole caldo.

Anche io mi godo il mio pranzo al sacco e il paesaggio e decido di scendere. Il percorso è lungo e con tanta neve anche da percorrere con calma.

Scelgo di usare le ciaspole per evitare di sprofondare nella neve bagnata. Scelta azzeccata!

I ramponi, invece, sono utili dopo il Lago Marcio, quando si affronta la discesa nel bosco.

Pian piano scendo a valle, la neve scompare e si torna nel mondo di tutti i giorni.


Favola finita, per oggi. Fortunatamente certe avventure restano impresse indelebilmente nei nostri ricordi. E ci pensano le fotografia a farli riaffiorare.