Il rosso dei rododendri, il verde dei boschi e il blu dei laghi alpini. Nella fattispecie quello del lago Palù lungo l’alta via della Valmalenco. Sono questi i colori dell’estate. Colori che dal monte Roggione sembrano ancora più vivi. Un balcone grandioso il suo: se da un lato si coglie infatti la Val Malenco con la mole inconfondibile del Disgrazie, da quello opposto c’è il Bernina. Proprio all’unico quattromila della Alpi lombarde è dedicata infatti l’ottava tappa delle montagna più belle della nostra regione. Una cima maestosa e scintillante circondata da vette su cui mantiene il primato per poche decine di metri. Lo abbiamo raccontato come al solito da tutte le sue prospettive, Val Malenco compresa. Un invito, se non a frequentarlo, visto che il terreno è puramente alpinistico, quantomeno a scoprirne la storia – fatta di pionieri e grandi scalatori – e la sua grandiosa fisionomia a cavallo tra l’Italia e la Svizzera.
EDITORIALE
I NOSTRI PRIMI VENT'ANNI
Il 1° agosto 1990, vent’anni fa, Cesare Ferrari, editore-stampatore di grande fantasia, di grande coraggio e, soprattutto, di grande passione per la carta stampata, mandava in edicola il primo numero di Orobie. Fu un successo. La rivista andò esaurita in pochi giorni, e tanta fu la richiesta che si rese necessaria una ristampa. Senza dubbio un importante risultato per il direttore di allora, Paolo Aresi, e un buon avvio per un’iniziativa che è una realtà importante nel panorama editoriale lombardo, e non solo.
SOMMARIO
Camminare, passeggiare, scoprire la natura. In poche parole: il menù di Orobie per agosto, mese dedicato alle escursioni e alle vacanze per eccellenza. Si parte dall’alta montagna con il Bernina, che è anche il quattromila più a est delle Alpi, e la bellissima Valle dello Zebrù dove vale la pena di prendersi almeno un paio di giorni e alloggiare al bellissimo rifugio Quinto Alpini. Non mancano però come di consueto mete e proposte più abbordabili, a portata di famiglia si potrebbe dire. È il caso di Ornica in Valle Brembana, dove da qualche tempo si può soggiornare nel primo «albergo diffuso» della Bergamasca gestito da una cooperativa di sole donne; oppure ecco i Piani Resinelli «declinati» in questo caso per le due ruote con il piacere di una salita spettacolare e all’arrivo il grande polmone verde del Valentino, ma anche la Valsolda che consente di riscoprire molti dei luoghi in cui Antonio Fogazzaro ambientò il suo celebre romanzo. Un piccolo mondo da scoprire con un percorso sempre vista lago. Infine la proposta gastronomica: è il toc di Bellaggio, una polenta decisamente particolare attorno alla quale si possono riscoprire secoli di tradizione e valori comunitari ormai un po’ dimenticati.
L'ARTICOLO
DEL MESE
DOVE VOLA L'"AQUILA D'ORO"
Nelle immediate vicinanze di giganti come l’Ortles, il Gran Zebrù e il più piccolo (ma non troppo) monte Zebrù, senza dimenticare la parata delle famose Tredici Cime attorno al ghiacciaio dei Forni, il monte Confinale non può pretendere troppo: i suoi 3.370 metri, l’aspetto tranquillo del suo versante meridionale e, in generale, le caratteristiche dei suoi itinerari, non sono le chiavi giuste per entrare nei sogni degli alpinisti. Costoro, però, non dovrebbero ignorare del tutto questa montagna perché, come insegna anche Francis Fox Tuckett che la salì in prima ascensione ufficiale nel 1864 (pochi giorni prima di fare lo stesso sul Gran Zebrù), dalla sua vetta il panorama è a dir poco fantastico: una vista senza eguali sull’intero gruppo dell’Ortles-Cevedale che si sviluppa a emiciclo, da nord-ovest a sud-est. Il monte Confinale si presenta così in posizione isolata e allo stesso tempo centrale, diviso dai vicini più illustri dalla valle dello Zebrù (a nord), dalla valle di Cedèc (a est) e dalla valle dei Forni (a sud). Ecco allora l’idea: lasciare agli alpinisti la sua cima – che se non è un sogno può tuttavia far sognare – e compiere una sorta di lungo pellegrinaggio circolare lungo le sue valli.
I
NUMERI PRECEDENTI
Nata
nell’agosto
del 1990, la rivista Orobie
si è subito affermata
per la grande attenzione
riservata al mondo della
montagna. In una prima
fase la rivista si è
occupata quasi esclusivamente
della montagna bergamasca,
solo in un secondo momento
ha qualificato la propria
linea in «natura,
cultura e turismo»
rivolgendo la propria
attenzione alla Valtellina
e alla Valcamonica, vallate
complementari alle Orobie
bergamasche, e quindi
a tutta la montagna lombarda
e al territorio della
regione.
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