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Un picchio nero in "visita" ad Arosio

09 Ottobre 2017 / 18:30
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Scritto da Redazione Orobie
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Un picchio nero in "visita" ad Arosio

09 Ottobre 2017/ 18:30
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Ospite inaspettato all’Osservatorio ornitologico Fein – Fondazione europea Il Nibbio. Non era mai avvenuto nella stuttura comasca, tra lo stupore degli studiosi che poi lo hanno liberato

Una presenza inaspettata è stata registrata all’Osservatorio ornitologico Fein - Fondazione europea Il Nibbio di Arosio (Como). Quella di un picchio nero. Non è semplice osservare il Dryocopus martius, questo il suo nome scientifico, anche se nei silenziosi boschi ricchi di alberi secolari è facile distinguerne il verso: un caratteristico “kree kree kree”. Il picchio nero vive in gran parte dell'Europa e dell'Asia centro-settentrionale specialmente nelle foreste montane e nordiche. È però più frequente nei boschi dell'Europa centrale mentre è più raro nelle regioni meridionali. In Italia è raro e abita, stazionario ed erratico, le Alpi e alcune zone degli Appennini meridionali.

Immaginatevi, quindi, la forte emozione quando, sorprendentemente, martedì 26 settembre alle 17 un picchio adulto, maschio, è stato trovato nelle reti dell’Osservatorio ornitologico di Arosio (nella foto sopra), da decenni punto di riferimento per lo studio delle migrazioni dell’avifauna. La cattura del picchio nero non è mai avvenuta alla Fein. Gli studiosi della Fein, presente pure Dario Piacentini, consapevoli della rarità della cattura, hanno poi orgogliosamente liberato lo splendido esemplare (nella foto sotto) con anello T60383 con un saluto di arrivederci a presto.

Ma proprio gli studiosi della Fein ci aiutano a scoprire il picchio nero con questa descrizione scientifica:

“Il Dryocopus martius è il picchio più grande presente in Europa e Asia. È grosso come una cornacchia, con una lunghezza di 45-57 cm, un peso di 290-370 g, mostrando un'apertura alare di 64-68 cm di ampiezza. Si distingue dagli altri picchi per il volo lineare invece che ad archi e il colorito nero, il collo sottile, la forma slanciata con ali arrotondate e lunga coda appuntita. Per meglio arrampicarsi con agilità sui tronchi verticali, similmente agli altri picchi possiede zampe zigodattili (due dita rivolte in avanti e due posteriori) e una coda rigida. Per quanto attiene la livrea il maschio ha la parte superiore della testa rossa, colore che è presente nella femmina solo sulla nuca. Il becco è di color grigio avorio, ben sviluppato e potente, mentre la lingua è ricoperta di una sostanza vischiosa che serve per catturare gli insetti, una volta che viene inserita nei buchi che scava con il robusto becco nel legno sia di alberi vivi sia di tronchi secchi o marcescenti. L’udito del picchio nero è tale da consentirgli di sentire le formiche al lavoro dentro un tronco.

Il picchio nero si nutre di larve di formiche, ma è ghiotto anche di altri insetti e coleotteri, come vespe e insetti xilofagi. La dieta del picchio nero comprende anche frutta di stagione e, raramente, uova e nidiacei. Questo uccello resta il migliore arrampicatore tra tutti i picchi europei ed eccelle nell'arte di martellare con il becco la corteccia degli alberi. È una specie solitaria, che vive in coppia solo durante la stagione riproduttiva. In questo periodo sia il maschio sia la femmina diventano territoriali e battono il becco ripetutamente contro i rami secchi per segnalare che l'area è occupata. Il nido è costruito da entrambi i partner, solitamente occorre oltre un mese. Si tratta di una cavità nell'albero (spesso un pino o un pioppo) scavato in genere su vecchi alberi imputriditi e posta a 4-25 m di altezza dal suolo. In Italia nidificano tra le 1.500 e le 3.000 coppie, la maggior parte sulle Alpi centro-orientali. Ogni coppia nidificante necessita di ampie porzioni di foresta (dai 300 ai 600 ettari). Il nido ha un ingresso ovale ed è profondo da mezzo metro a un metro. Al suo interno la femmina depone 4-6 uova, molto lisce e di color bianco lucido che sono incubate a turno dai genitori per 3-4 settimane. La coppia collabora anche dopo la schiusa per proteggere e alimentare i pulcini, che dopo 18-35 giorni lasciano il nido. Prima di disperdersi sul territorio allontanandosi anche di 40 km, i piccoli tornano per un'altra settimana dai genitori per essere nutriti. I nidi non utilizzati rappresentano utili ricoveri per una numerosa serie di animali quali la civetta capogrosso, il picchio muratore, lo scoiattolo, pipistrelli, oltre che insetti di vario genere. Proprio a causa della sua predilezione per i boschi di alto fusto la sua esistenza è messa in pericolo dal taglio indiscriminato di queste antiche foreste”.

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