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Inchiesta sulla montagna: intervista al direttore di Orobie

19 Settembre 2022 / 13:37
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Scritto da Redazione Orobie
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Inchiesta sulla montagna: intervista al direttore di Orobie

19 Settembre 2022/ 13:37
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Prosegue l'inchiesta sulla montagna, portata avanti dal quotidiano L'Eco di Bergamo. Questa settimana gli interventi dello scrittore Paolo Cognetti e del nostro direttore Paolo Confalonieri.

Nel suo intervento sulle pagine de L'Eco di Bergamo, Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega con "Le otto montagne" ha sottolineato come «Il modello (di turismo N.d.R.) che noi italiani abbiamo ancora in testa è in effetti quello del parco divertimenti, quindi pensiamo che la montagna non sia attraente senza pista da sci, da slittino, da downhill, quella di pattinaggio, spazi al coperto, eccetera… Un centro sportivo, diciamo così, dove le persone vengono e fanno mille attività. Invece gli stranieri che arrivano sulle nostre Alpi, e sono sempre di più, cercano la montagna vera: posti dove camminare, vedere un torrente, un lago, un ghiacciaio finché esiste ancora, mangiare e dormire in posti semplici e autentici. Sentirsi davvero in montagna, insomma».

Ed ecco un estratto dell'intervista a Paolo Confalonieri, direttore di Orobie. Trovate l'articolo completo su L'Eco di Bergamo del 19 settembre 2022, disponibile anche in copia digitale.

Confalonieri, cosa vuole dire essere il giornalista della montagna bergamasca?

«Da quando ho iniziato a occuparmi di informazione, vale a dire già al liceo, al Classico “Celeri” di Lovere, molti anni fa, mi sono sempre occupato del mio territorio. All’epoca era quello dell’alta Valle Seriana, da collaboratore che aspirava a questa professione, e poi via via con la cronaca della Bergamasca per L’Eco. Significa, con molta semplicità, dare voce a chi lassù vive e lavora, oltre alla bellezza di ambienti che non si conoscono, vengono dati per scontati e, per primi da noi "locali", considerati poco soltanto perché familiari».

Come si fa a trovare qualcosa di nuovo, di sorprendente, in un territorio che si pensa di conoscere già?

«La meraviglia, ne sono sempre più consapevole, è pronta a sorprenderci ogni volta. Dobbiamo però predisporci all’esperienza con il tempo necessario alla scoperta, senza la fretta di raggiungere la meta. Non per forza un passo lento, ciascuno ha il suo, tuttavia un "andare attento": mi sforzo di arrivare magari un po’ dopo, ma di avere incontrato un paesaggio, uno scorcio, un fiore o un animale che ha reso speciale il momento. Un dono, compresi escursionisti, viandanti, montanari e non soltanto, con cui entrare in sintonia».

Un mondo fiabesco…

«Le terre alte sono magia pura, certo, ma anche difficoltà, problemi e, non ultimo, abbandono. Un "sentiero non in discesa". Questo discorso, peraltro, vale per diversi contesti extraurbani, dalle colline alla campagna, dai piccoli borghi alle valli. Perché il sistema in generale ragiona sui grandi numeri, che penalizzano i paesi, le contrade, in generale le periferie».

I social network. Oggi la montagna è instagrammata quanto il mare. È importante questa azione di promozione turistica? Può diventare fonte di lavoro?

«Vette e valli incantano ed è inevitabile che siano condivise sui social. Le cose belle entusiasmano e facilitano il racconto, hai voglia di rendere partecipi gli altri di quanto hai vissuto. Il passaparola è la migliore pubblicità, ma attenzione all’affidarsi soltanto alle emozioni dell’istante, a giudizi di pancia. Figure professionali che sappiano comunicare con efficacia, per gli enti pubblici e consorzi, come per gli operatori privati, non soltanto avrebbero un lavoro per sé, aiuterebbero a creare altri sbocchi».


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